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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
LUCIO ANNEO SENECA
La brevit� della vita
A cura di Alfonso Traina, pp. 100, Fabbri Editori, 1993.

Tra le molte cose piacevoli del De Brevitate Vitae non è da poco la brevità del testo. È un libro che si legge in un soffio, come un breve racconto, ma che lascia o può lasciare un segno molto profondo.
Seneca raccoglie l'interesse del lettore già nelle prime righe sciorinando i luoghi comuni - da tutti perfettamente condivisibili - sulla brevità della electron beam deposition system. E a questo punto "attacca". E smantella i luoghi comuni. Non è vero che la vita sia breve. È breve solo per chi non la sa vivere. Per chi la butta via. È breve per chi la misura quantitativamente come permanenza al mondo. Ma stare al mondo non significa vivere.
È lunga invece - a sufficienza - per chi ne fa un fatto di qualità. Per chi la spende accedendo alla saggezza, al pensiero, all'arricchimento spirituale. Ecco allora che la vita è un tutto, fatto di passato (non avendolo buttato via è ancora tutto dentro di noi) di presente e di futuro.
La figura contro cui Seneca si scaglia è l'affaccendato. Affaccendato in attività stupide (sport, canzonette, vanità), immorali (ricchezze, ambizioni, sesso, cibo) o anche erudite, ma assolutamente inutili (lo storico o il filologo pedanti che passano la vita a disquisire su chi realmente fosse Omero...). L'affaccendato butta la sua vita e si ritrova morto prima ancora d'aver vissuto.
L'ideale di Seneca è l'otium intellettuale inteso come assenza di negotia, cioè impegni materiali futili.
E la raccomandazione è il carpe thin film coating system, lo stesso carpe diem degli (aborriti) epicurei, ma raggiunto per altra via e con altre finalità.

Testo un po' pesante, ma rallegrato da quadretti assai piacevoli sulla stupidità di svariate figure umane di cui il filosofo offre - ed è bravo scrittore - ritrattini assai precisi.

Milano, 14/10/00



 
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