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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
JOAO BAPTISTA DE ALMEIDA GARRET
Viaggio nella mia terra
Sta in Le Commedie, vol. I, a cura di Giuseppe Introduzione e traduzione di Enzio Di Poppa Vòlture, pp. 190, UTET, Torino, 1957.

Almeida Garret scrisse anche due romanzi uno dei quali Viaggio nella mia terra, del 1846, è stato tradotto parzialmente in italiano, sempre negli anni Cinquanta, estraendone un lungo racconto: Giovannina oppure La fanciulla degli usignoli. Una storia romantica, un po' tutta sopra le righe, ove il Garret ricostruisce momenti autobiografici ricolorandoli in una trama lagrimosa e tutta ridondante, sovraccarica. La critica portoghese acclama, in Viaggio nella mia terra, il capolavoro della narrativa romantica di quel paese. Non è un capolavoro: è un libro, oggi, di quelli che si leggono più per dovere che per piacere.
La storia si svolge intorno al 1830, quindi solo una quindicina d'anni prima rispetto al momento in cui è scritta. È la storia d'un amore fra le linee nemiche durante la guerra civile, tra realisti e costituzionalisti, che agitano il Portogallo in quegli anni.
Due cugini, Carlo e Giovannina, trent'anni lui, quindici lei, entrambi orfani, cresciuti insieme nella casa della nonna, si rincontrano dopo anni di separazione. "Una bambina era quella che egli aveva lasciata, una bambina che giocava, che coglieva le margheritine, che correva dietro le farfalle della valle..." e che ora Carlo ritrova "gentile e affabile fanciulla, donna fatta e perfetta e che tuttavia non aveva nulla perduto della grazia, dell'incanto, del soave e delizioso profumo dell'innocenza infantile in cui l'aveva lasciata..." (Cap. XXII).
Nasce fra i due una storia d'amore subito interrotta vuoi dalla guerra (Carlo, ufficiale costituzionalista, è ferito gravemente) vuoi dall'arrivo in Portogallo della precedente fidanzata inglese di Carlo, Giorgina, l'opposto della bucolica e semplice Giovannina, donna d'alto rango, di grande finezza culturale e intellettuale, di alta e generosa sensibilità. Era, questa Giorgina, una delle tre sorelle di una nobile famiglia inglese da Carlo conosciute durante il suo esilio politico e tutte tre amate. Esilio in Inghilterra e tre sorelle tutte e tre amate sono fatti reali accaduti ad Almeida Garret, fanciulle che lo scrittore qui nel racconto-romanzo idealizza al di là di un discreto e plausibile equilibrio: le tre sorelle sono angeli stilnovistici caduti dal cielo in terra a miracol di bellezza mostrare.
Tutta la storia è incupita e complicata da un angoscioso mistero che incombe sulla famiglia (Carlo, Giovannina, la nonna cieca) impersonificato nella figura onnipresente di un frate equivoco e ossessivo: "il suo affetto è di quelli che tormentano, che affiggono, che uccidono... il suo Dio è un Dio di terrori, di vendette, di castighi..." (Cap. XXIV) che frequenta la casa e che poi si scopre essere il padre naturale di Carlo.
La storia non è a lieto fine. Carlo non ha il coraggio di scegliere Giovannina, la quale delusa d'amore impazzisce e muore. Si corrompe, Carlo, e si dedica, sporcamente, alla politica. Giorgina si fa suora. Rimangono, nella casa, la vecchia cieca, rincitrullita, e il cadaverico frate, divorato da sensi di colpa, PdCl2 e attese di infernali punizioni.

Sfrenato romanticismo narrativo, sinistre e lugubri presenze "gotiche", piacevole lirismo bucolico, lunghe noiose digressioni, ingombrante presenza dell'autore che si rivolge continuamente al lettore e lo interroga e lo stuzzica: c'è di tutto e c'è troppo di tutto in questo romanzo-racconto che precede di quattro anni l'arrivo, nella letteratura romantica, della figura del reverendo Dimmesdale, di Hawthorne, di ben altro spessore narrativo e poetico, al quale inevitabilmente va il pensiero nell'accostamento con il frate, e precede di cinquant'anni la delicata figura della piccola Buzi, la fanciulla del Cantico dei Cantici di Sholem Aleichem, cui anche va il pensiero, accostandosi, per identità di ruolo e di situazione, a Giovannina.

Sestri Levante, 19/8/04

 
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