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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
ALEKSANDER N. OSTROVSKIJ
Anche il pi� furbo ci pu� cascare
Traduzione di Paola Cometti, pp. 124, UTET, Torino, 1951.

"Procurami una moglie ricca!..." (I, 1): questa è la richiesta primaria di Iegòr Dimitric Glumov, il quale è sufficientemente cinico per dire di sé stesso: "voi lo sapete, mammina, io sono intelligente, cattivo e invidioso: assomiglio tutto a voi..." (I, 1).
In realtà più che intelligente cattivo e invidioso, Glumov è un grande opportunista, un adulatore senza freni, uno scalatore sociale astuto, ma non intelligente, un leccapiedi pronto a tutto pur di "farsi un posto nel mondo... così difficile e faticoso..." (I, 5).
Il primo a cui si attacca è un lontano, lontanissimo zio, Mamàief, molto ricco e con moglie vanitosa e belloccia. Lo aggancia con un pretesto e lo conquista adulandolo a dismisura: "...io non voglio avere da lui nemmeno un baiocco... ho solamente sete dei suoi consigli, ho una tremenda sete dei suoi insegnamenti, li attendo come la manna celeste... Si dice che sia un uomo di straordinaria intelligenza: io sarei pronto ad ascoltarlo giorni e notti intere..." (I, 4).
Il vanitoso ci casca, e subito lo introduce nella buona società, procurandogli un lavoretto. E ci casca anche la moglie di lui, Mamàieva, che si mette in moto, anche lei, per far fare strada al nipote, il quale fa pure il cascamorto con la zia-tardona: "Sono una tale rarità i bei giovani... Noi donne... metteremo in moto i nostri mariti, i nostri conoscenti, tutte le autorità, ma lo sistemeremo... Il cuore di certe persone mal sopporta di vedere un bel giovane alle prese con la miseria..." (II, 3).
Glumov, a questo punto, si dedica con diligenza a svolgere i piccoli incarichi ricevuti: scrivere una relazione per Tizio, redigere un discorso per Caio. Ma è ben altro ciò cui aspira, è la moglie ricca, per sistemarsi per sempre. E punta alla nipote, Mascenka, di una ricca vedova, Sofia Turusina, d'una famiglia di facoltosi commercianti, destinata a ricevere in dote dalla zia l'astronomica cifra di 200.000 rubli. La zia, zia Turusina, è superstiziosa e credulona al di là di ogni limite: sarà facile quindi convincerla e raggirarla, facendole credere che, per la nipote, Glumov è proprio l'uomo del destino, grazie all'aiuto e alla complicità, ottenibile con pochi rubli, di una veggente cui la Turusina crede ciecamente.
Glumov e la veggente si mettono d'accordo: in una specie di seduta spiritistica la veggente "sentirà" l'arrivo del marito ideale per Mascenka e proprio in quel momento si spalancherà la porta ed entrerà Glumov, a quel punto mandato dal destino e accettato senza discussioni e senza rivali dalla zia Turusina.
Ma il diavolo fa la pentola e non i coperchi: cosa farà crollare tutto il meccanismo truffaldino architettato da Glumov per guadagnarsi la ricca dote? Sarà un intrigo parallelo messo in piedi da Glumov proprio per farsi presentare e farsi raccomandare alla ricca zia Turusina come candidato sposo ideale per la nipote.
Chi lo ha raccomandato alla Turusina è stato lo zio Mamaiev, il quale però aveva messo in piedi con il nipote Glumov un altro intrigo. Geloso della moglie, aveva invitato il nipote Glumov a corteggiarla... Sì, ad esser lui, nipote, a corteggiare l'attempata zia Mamaieva, così da distrarne il cuore da altri eventuali mosconi che le dovessero ronzare intorno. Sentiamolo, zio Mamàief, tener lezione al nipote, parlando della propria moglie "ancora abbastanza giovane e bella" : "...è una donna di temperamento sanguigno, ha una testa calda, potrebbe molto facilmente avere un capriccio per qualche bellimbusto: lo sa il diavolo in che razza di tipo potrebbe incappare... Se invece, capisci, preferisse questo nostro educato parente, i lupi sarebbero sazi e le pecore salve! Hai capito?"
Glumov, che in queste cose è astuto, replica instillando nello zio il sospetto che un simile proprio atteggiamento verso la zia potrebbe dar luogo a pettegolezzi da parte delle malelingue: non sarebbe meglio che nel frattempo lui, per copertura, si fidanzasse? Sentiamolo all'opera: "...affinché la gente non pensi male, e voi sapete quanto le persone sono cattive, presentatemi alla Turusina. Là io potrò corteggiare apertamente la nipote, anzi, se vi facesse piacere, potrei persino fidanzarmi, per favorirvi. Allora sì che per davvero i lupi saranno sazi e le pecore salve... Naturalmente alla zia non diremo una parola della Turusina. Non che potrebbe essere gelosa, ma voi sapete com'è fatto l'animo della donna..." (II, 8).
Il gioco, il doppio gioco di Glumov, riesce. Su ambo i fronti. La zia Mamàieva ci casca e accetta con molto trasporto la sua corte. Lo zio ci casca e lo presenta alla Turusina. La Turusina ci casca (grazie anche, come abbiamo visto, alla veggente) e accetta Glumov come aspirante sposo della ricca nipotina. E la ricca nipotina ci casca a sua volta, abbandona il precedente corteggiatore e si prende Glumov come fidanzato.
Tutto a posto?
Eh, no!: qui iniziano i guai, perché, come dice il titolo, anche il più furbo ci può cascare.
Il più furbo, che è Glumov, regge un po' il doppio gioco, fidanzato cioè con la nipote della Turusina e cavalier servente innamorato della zia , ma dopo un po', alle prime scenate di gelosia della zia, commette un fallo, dimentica il proprio diario su un tavolo. La zia lo trova, lo legge e scopre (perché Glumov nel proprio diario racconta ogni cosa) di essere stata ingannata: il nipote davvero si sposa, non l'ama affatto, l'ha solo usata per i suoi fini... Il nipote, in sostanza, è un emerito farabutto.
Ed è la catastrofe. Costretto a leggere il proprio diario davanti a tutti, Glumov è smascherato e perde, in un sol colpo, tutto: posizione, fidanzata, amante.
Commedia morale, con lezioncina finale? No. Commedia divertente, punto e basta.
Tant'è vero che nel finale , le ultime battute proprio, c'è un simpatico ammiccamento alla possibilità replika klockor sverige di riabilitarlo, questo furfantello, un bel giorno.

Dice uno degli astanti, parlando di Glumov che, smascherato, è appena stato cacciato: "Eppure, signori, si dica ciò che si vuole, ma è un uomo di polso. Bisogna castigarlo, ma mi pare che fra qualche tempo si potrà di nuovo accoglierlo benevolmente fra di noi..." "Sono d'accordo!" dice lo zio Mamaief, cui la relativa moglie, "ancora abbastanza giovane e bella", fa eco con un malizioso "Di questo m'incarico io" (V, 7) che lascia capire molto, su come finirà la vicenda...

Non c'è la malinconia e non c'è la poesia di altri lavori di Ostrovskij, più impegnati. C'è un volontà, se vogliamo, di critica sociale ed è commedia d'ambiente, di caratteri, di costumi, di intreccio. Ma, sostanzialmente, è commedia d'intrattenimento, garbato, piacevole, divertente. Niente di più, niente di meno. I più grandi attori del teatro russo dell'epoca si contesero il personaggio di Glumov, l'opportunista senza scrupoli che tuttavia, in un mondo di ipocriti e cinici finisce, perché povero, con l'essere pure simpatico . Siamo nel pieno dell'Ottocento e il cinema non c'è. Una sera a teatro a godere una spiritosa commedia come Anche il più furbo ci può cascare è l'equivalente d'una serata al cinema, oggi.
Si torna a casa soddisfatti e dopo una settimana l'intero intreccio è dimenticato.

Milano, 6/9/07

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
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