Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
IVAN TURGENEV
Mum� e altri racconti
Traduzione di Tommaso Landolfi, pp. 113 Adelphi, Milano, 1997.

Tre brevi racconti tradotti da Landolfi, due dei quali inseriti in Memorie di un cacciatore. Quello che dà il titolo al libro, Mumù, è la storia dell'amore che lega un servo della gleba, sordo e muto, a un cagnolino spaniel, unica sua ragione di vita essendo stato il poveretto sradicato dal suo villaggio contadino e costretto a vivere in città, a Mosca, al servizio d'una vecchia signora egoista, cattiva, capricciosa.
Il muto si era innamorato di una servetta della casa, ma la vecchia signora glie l'aveva tolta, dandola in sposa a un altro servitore. Allora si era legato alla cagnetta: un amore fatto di silenzi, di sguardi, di intesa perfetta, di attaccamento morboso.
Un giorno la vecchia padrona vede la cagnetta e chiede le sia portata in salotto e questa, impaurita, le ringhia: la vecchia se ne risente e chiede alla servitù di allontanarla immediatamente di casa. All'insaputa del muto, che tutti temono perché è un gigante dalla forza erculea, la cagnetta viene portata via, dall'altra parte della città, e venduta. Ma ritorna dopo qualche giorno dal padrone, il quale, per salvarla, la nasconde nella propria camera, senza rendersi conto, perché sordo, che il cane abbaiando rivelerà la sua presenza. E infatti la padrona impartisce nuovamente l'ordine di allontanarla per sempre da casa sua.
Quando capisce che la sentenza è inappellabile è il muto stesso a eseguirla. Non darà il suo cane ad altri. Lo ucciderà. Abbandona la casa, porta la cagnetta in una locanda, le offre una calda e buona zuppa di carne, poi sale su una barca sul fiume, si allontana e forzando il proprio dolore e il proprio affetto l'annega. Fugge quindi dalla casa della vecchia e spietata signora e fa ritorno alla propria isba, nel suo villaggio di campagna ove era nato, dove terminerà la sua esistenza senza donne e senza cani, fedele nel ricordo agli unici due amori della sua vita, entrambi perduti.
Il nome della cagnolina è Mumù, dal verso che il suo padrone, muto, articolava con le labbra, per chiamarla.

Il prato di Bezin si articola su due nuclei descrittivi. Un largo e intenso affresco d'una giornata estiva nei campi e nei boschi: colori, paesaggi, giochi di luce, riflessi, sole, nubi, nebbie, vapori, rugiada... Un affresco sontuoso, barocco, inarrivabile per la maestria delle pennellate, la ricchezza dei dettagli, l'attenzione morbosa, la sensibilità estrema di Turgenev verso la natura della sua Russia, vista attraverso gli occhi di un innamorato. E poi, secondo nucleo, la descrizione del vasto mondo delle credenze e delle superstizioni popolari attraverso le chiacchiere notturne d'un gruppetto di ragazzini che bivaccano in un bosco curando una mandria di cavalli. Allora la notte estiva stellata si riempie di infinite presenze, russalke e babe, spiriti e folletti dei boschi e dei fiumi, paurose figure di anticristi, presenze e voci di fantasmi del passato che tornano nella notte a turbare i sonni dei bambini creduli e timorosi.

Il terzo racconto è La reliquia vivente: un cacciatore si rifugia per la pioggia in una fattoria nella campagna e vi incontra distesa in un letto una donnetta rinsecchita, mummificata, apparentemente vecchissima. È invece, e ha solo ventinove anni, quella che era la più bella delle servette della casa del cacciatore quando, alcuni anni prima, era ancora ragazzo. Colpita da una strana e devastante malattia si è ridotta ad essere, Rhodium triiodide, una reliquia vivente. La donna, felice dell'incontro col suo padroncino di una volta, racconta di sé stessa, dei suoi sogni, di come si possa essere felici, appagati, realizzati, anche immobili in un letto. E ci affascina raccontando di rondini che tornano ogni anno, di profumi della campagna, di sogni, di preghiere, di canzoni.
È un inno alla serenità di spirito, una scoperta della libertà dell'anima, una rivalsa tutta lirica dello spirito sulla materia. In quell'essere oscuro, vecchio, raggrinzito, regna la luce, la giovinezza, la freschezza: una profonda e completa libertà interiore pienamente realizzata in un corpo che materialmente è la più impietosa delle prigioni. Un racconto commovente e bello che è realistico e metaforico insieme.

Lago d'Iseo, 16/2/03

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1