Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
TIRSO DE MOLINA
Don Gil da le calze verdi
A cura di Gherardo Marone, pp. 109, UTET, Torino, 1947.

La prolificità di Tirso de Molina (e lo stesso può dirsi per Lope e per Calderon) lascia sconcertati e scoraggia drasticamente traduttori ed editori. Scrisse da tre a quattrocento drammi teatrali e trovarne dieci oggi in edizione italiana è una sfida. I più celebri sono El burlador de Sivilla y convidado de piedra e Don Gil da le calze verdi. Il primo deve la sua celebrità a Mozart-Da Ponte, a Byron e ai tanti che rielaborarono il mito inquietante del Don Giovanni. Il secondo ha fama di capolavoro senza forse meritarsela: probabilmente la sua celebrità è legata all'estremizzazione dell'intreccio per l'intreccio. La commedia d'intreccio è cioè un "topos", da che mondo e mondo: ebbene, Tirso in Don Gil l'ha portata alle estreme conseguenze, arrivando ad avere quattro personaggi tutti sotto le mentite spoglie di un don Gil che già in partenza è un personaggio sotto mentite spoglie, cioè inesistente.
Un quadruplo salto mortale carpiato, ovvero una di quelle sonate di Paganini in cui rischi di perdere il senso della melodia per rincorrere la pura ostentazione virtuosistica, la bravura tecnica.
In sostanza è una commedia d'intreccio che più intrecciata di così si muore. E tuttavia non riesce, l'intreccio di per se stesso, a creare il capolavoro.

Don Gil, come molte delle commedie di Tirso, è una commedia di donne: sono le donne che tengono i fili del burattinaio e fanno ballare i personaggi a loro piacimento. Intelligenti, Green tea extract manufacturer, volitive, sono loro che fanno e disfano le vicende e muovono gli uomini come pedine su una scacchiera, si tratti di fidanzati, spasimanti o padri.
La storia è quella di un cacciatore di dote (Martin) che abbandona la propria fidanzata promessa (Juana) per andare a Madrid a sposare una ricca ereditiera (Ines): ma per far perdere le proprie tracce decide di cambiare il proprio nome in Gil. La ragazza abbandonata, protagonista della commedia, lo segue travestendosi da uomo (il titolo deriva dal fatto che nel travestimento indossa delle vistose calze verdi) e assumendo anche lei il nome di don Red ginseng extract manufacturer. Ed è una sorta di camaleonte onnipresente che cambia sembianze ad ogni piè sospinto, facendo innamorare di sé la ricca ereditiera e una sua cugina, tornando ad esser donna e poi uomo e poi donna in un turbinio di travestimenti e di cambi di ruolo... Ad un certo momento della commedia abbiamo, nella classica scena della serenata notturna spagnola, l'ereditiera Ines su un balcone e là sotto un susseguirsi di sedicenti don Gil che vengono a corteggiarla e nessuno di loro ovviamente è don Gil perché il personaggio non esiste proprio.
Lieto fine, come di prammatica. Tutte le pedine tornano al loro posto e tutti felicemente si.
Con una gran fatica per lo spettatore-lettore nel raccapezzarsi sull'identità dei personaggi in quel labirintico gioco di specchi. Con in più qualche inutile digressione (un servo in un lungo monologo racconta la sua vita picaresca senza alcun nesso con l'intreccio) e qualche bellissima serenata che ci dà un saggio di poesia lirico-pastorale in voga allora.

L'obiettivo dichiarato di Juana-don Gil è quello di "perseguitare fino a che posso il mio seduttore con ogni sorta di intrigo, per risvegliare il suo amore, con la mia abilità o la sua paura" (III, 4). E non lo raggiunge: sì, si fa sposare, ma di amore in tutta la commedia non c'è traccia. Eppure non si parla d'altro che d'amore. Il fatto è che di Don Gil da le calze verdi rimane poco. Soprattutto nel cuore... Perché i personaggi sono pedine di un intreccio e non creazioni ricche di spessore umano, di sentimento, di credibilità. E non è una mancanza da poco...
Tuttavia Don Gil da le calze verdi rimane nelle storie letterarie come la più citata fra le centinaia di opere di Tirso e rimane uno dei suoi lavori più gettonati sulle scene: l'intreccio è talmente intricato da fornire una piattaforma troppo ghiotta per mattatori teatrali, un po' come da noi per l' Arlecchino servitore di due padroni , non certo la più bella delle commedie di Goldoni, ma certo la più rappresentata sulle scene.

Sestri Levante, 20/4/02

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1