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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
MIGUEL DE UNAMUNO
San Manuel Bueno, martire
A cura di Gianni Farracuti, pp. 64, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1995.

Miguel de Unamuno (1864-1936): il maggiore degli intellettuali spagnoli a cavallo fra i due secoli, figura complessa, filosofo, romanziere, drammaturgo, poeta, politico, insegnante, poco noto in Italia e quasi dimenticato oggi, salvo la sua Vita di don Chisciotte e Sancho , molto citata e tuttavia sempre meno letta da noi italiani. Ateo, sul problema della religiosità, e dell'esistenza e della credenza in una divinità, centrò buona parte della sua opera, sia di pensatore che di romanziere.
Perché questa fu appunto la sua caratteristica: il romanziere, il narratore, fu al servizio del pensatore e del filosofo. La sua è narrativa a tesi: spiega, racconta, dimostra, nei suoi romanzi e nei suoi racconti, il pensiero di sé filosofo.
Quale il suo pensiero? Molto schematicamente questo. Da una parte la ragione, dall'altra il sentimento: la ragione, evidentemente, nega Dio, ma il sentimento (il sentimento tragico della vita: la consapevolezza di dover morire, il rifiuto di credere nella totalità della morte) lo esige, lo richiede, lo costruisce. Ciò che caratterizza singolarmente Unamuno in quest'impostazione, ovvia e tutt'altro che originale, è la piena accettazione dell'idea di Dio. Non la combatte, non è ostile, non vuole aprire, Unamuno filosofo, gli occhi all'umanità spiegando l'ovvietà della non esistenza di Dio: ben venga, anzi, la credula esistenza di Dio, sollievo al sentimento tragico della vita, luce e speranza per l'umanità, e ben venga l'illusione dell'immortalità spirituale, della sopravvivenza dopo la morte, condizione indispensabile per la virtù, la bontà, l'onestà, e per la serenità in Terra.
Tutto questo, qui brutalmente schematizzato, lo si ritrova tanto nella sua saggistica, Del sentimento tragico della vita, Agonia del Cristianesimo, tanto nella sua narrativa e nella sua drammaturgia, Nebbia, Ombre di sogno.

C'è un suo lungo racconto, San Manuel Bueno martire, lungo nemmeno tanto, una sessantina di pagine, molto bello peraltro, che se vogliamo è una sorta di breve sintesi di questo suo pensiero. Manuel Bueno è un santo prete d'un villaggio spagnolo, magnifico pastore d'anime, tanto da esser considerato santo già in vita e oggetto di un processo di beatificazione subito dopo morto. Predicazione e apostolato di straordinaria umanità, cristianità, religiosità, quelli di don Manuel, eppure don Manuel non crede affatto nell'immortalità dell'anima, nella sopravvivenza. Anzi: non crede in Dio. Crede tuttavia nella necessità di credere in Dio. La verità, per don Manuel è "una cosa orribile, una cosa intollerabile, mortale; la gente semplice non ci potrebbe vivere" (p. 33). La santità di questo prete, il martirio di questo santo prete, è quello adoprarsi per far credere agli altri ciò in cui non crede lui: "io sto qui per far vivere le anime dei miei parrocchiani, per farli felici, per far sì che si sognino immortali, non per ammazzarli..." (p. 34).
Qual è il pensiero di questo santo prete, relativamente alla Chiesa, alla religione? Che compito della Chiesa è quello di fornire ai propri fedeli una verità che possa farli vivere "in modo sano, con umanità di sentimenti". Che "tutte le religioni sono vere in quanto fanno vivere spiritualmente i popoli che le professano" (p. 34).
E qual è la religione privata di don Manuel?
Ce lo dice lui stesso: "la mia è consolarmi nel consolare gli altri, anche se la consolazione che gli do non è la mia..." (p. 34).
Don Manuel è un essere, intellettualmente e spiritualmente, superiore ai propri parrocchiani. Ad uno solo, di livello anch'egli superiore, ed ateo, confessa la propria "terribile verità", perché è l'unico modo per convertirlo alla propria religiosità, e lo converte infatti.
E muore santo e un'altra sua parrocchiana (l'io narrante), anch'essa a conoscenza della "terribile verità", la terrà nascosta al vescovo inviato in paese per le indagini sull'istruttoria al processo di canonizzazione. D'altra parte era don Manuel stesso che credeva "che più d'uno dei più grandi santi, forse il più grande, era morto senza credere nell'altra vita..." (p. 54).

San Manuel Bueno, martire è un racconto fine, bellissimo, religiosissimo, di grande spiritualità religiosa. Ed è il racconto d'un autore ateo che scrive d'un personaggio ateo, laico il primo e prete il secondo.
Un inno, poetico e bellissimo, all'utilità della fede religiosa.

Stresa, 26/11/05


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