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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
LOPE DE VEGA
La dama sciocca
Traduzione e note di Rosario Trovato, a cura di Maria Grazia Profeti, con testo a fronte, pp. 292, Marsilio, Venezia, 1996.

È proprio sciocca Finea, così sciocca che quando le mostrano un piccolo ritratto a mezzo busto di quello che il padre ha scelto per lei come marito "che cosa mi importa che questo marito sia grazioso
- esclama - se il suo corpo non va più giù della cintola? Non ho mai visto nessuno senza gambe in casa mia, uno che dal giubbetto in giù non c'è più nulla...!" (vv. 875 e seg.). E quando poco dopo lo incontrerà di persona esclamerà sorpresa e felice "ma adesso ha le gambe ed anche i piedi: vederlo solo a metà mi dava una grande angoscia..." (vv. 916 e seg.).
Stupida, ma ricca, perché uno zio, proprio per ovviare alla sua stupidità, le ha lasciato in eredità una gran dote.
Finea ha una sorella, Nise, che invece è bella, colta, intelligente, ma è povera. E così vanno le cose nel mondo: "Nise, ch'è saggia, colta, intelligente, non trova un uomo che la chieda in sposa e per Finea, la sciocca, ad ogni istante si fanno avanti tanti pretendenti, dell'oro amanti più che dell'ingegno..." (vv. 247 e seg.). Ed il padre ha una gran voglia di darla in sposa, proprio per levarsela di torno. Viene dunque a Madrid a sposar Finea, promessagli per lettera dal padre, un tal Liseo, che la sapeva ricca ma non la sapeva stupida, ed era interessato alla dote. Mentre Nise ha già di suo una specie di fidanzato, un tal Lorenzo, con il quale si scambiano sonetti e discorsi colti.
Gli intrighi, gli incontri, gli scambi sono tanti e succede che Liseo, constatata la stupidità di Finea, si mette a far la corte alla sorella Nise ("Nise è assennata e io non voglio l'oro, ho dei beni e la sua bellezza adoro", 1623/4) mentre Lorenzo, scoperta la gran ricchezza di Finea, punta a lei e la fa innamorare ("ed io che sono povero chiedo d'aver soldi in abbondanza; Finea, anche se d'intelletto è scarsa, il gioiello sarà della mia casa...", vv. 1625 e seg.). E qui c'è il colpo di scena: l'amore trasforma Finea, la fa maturare, la rende saggia, intelligente. È, ovviamente, un progresso lento, graduale, ed è il momento più poetico dell'intero dramma, in tutto il resto buttato sul comico, come ogni commedia d'intreccio.
Quando Lorenzo, di cui Finea s'è ormai innamorata, s'allontana dalla sua vista, la ragazza sente un qualcosa che le fa male, e non sa cos'è: "Ma che cosa mi fa male, che assieme a lui se ne va? vorrei quasi andargli dietro: che cos'è mai quest'impulso che ogni libertà mi toglie? ...senza Lorenzo sto male!" (vv. 1780 e seg.). Poi, a poco a poco, senza saperlo, scopre la gelosia: "Mi dica, signor padre, come si chiama quello che si sente quando chi si ama va via con un'altra?..." (vv. 1805 e seg.). E poco dopo: "Sto in pena quando non ti vedo e poi, quando ti vedo, vorrei che te   ne andassi... il timore fa a gara col desiderio. Sono gelosa di te, so cos'è la gelosia, ahimè, il suo nome crudele mio padre mi ha rivelato..." (vv. 1841 e seg.).
La saggezza e l'intelligenza acquistati da Finea sono gli effetti di quella "divina invenzione che è l'Amore", "strani effetti nascono dalla sua scienza , le tenebre si dissolvono, i muti sanno parlare e anche gli ingegni più rozzi diventano arguti e saggi..." (vv. 2033 e seg.). Ma la commedia è commedia, va intrecciata ancora un po' prima di portarla all'inevitabile lieto finale ed ecco quindi che Liseo, il primo promesso sposo, constatando che Finea non è più stupida, torna a sentire l'attrattiva della dote e cerca di nuovo di averla lui in sposa dal padre che glie l'ha promessa.
E qui, colpo di teatro di Lope, ecco che Finea, diventata saggia, per evitare il marito che non vuole, impara a fingersi di nuovo stupida, quel tanto che basta ad allontanare di nuovo Liseo e a riprendersi di nuovo Lorenzo, il suo Lorenzo.
Come ogni buona commedia anche la Dama boba finisce con i fiori d'arancio per tutti: si sposano Finea e Nise e si sposano anche le rispettive cameriere con i camerieri dei loro mariti.

Una piacevole, classica, commedia d'intreccio, movimentata e divertente, con note spassose e con un tocco di sottile poesia là dove la narrazione lo consente, ovviamente alla voce Amore.
Per la gioia dei critici ha qualcosa in più, che è, intorno al personaggio di Nise, la sorella colta, una polemica di Lope nei confronti del suo contemporaneo e rivale in poesia Gongora, polemica tutta giocata su sonetti colti e relativa interpretazione. Ma è materia che poteva essere oggetto ghiotto per gli spettatori colti dell'epoca e non ha alcun rilievo teatrale per noi.


La Dama boba tornerà più volte nel teatro, e alcuni secoli dopo nel cinema, con cento diverse variazioni sul tema. È la storia perenne dell'amore che medica ogni ferita e aggiusta ogni stortura. Nella Bisbetica domata, più o meno degli stessi anni, l'amore renderà dolce l'acida Caterina. In un bel film con Walther Mathau (un novello Liseo a caccia della dote di una ragazza ricca e stupida) l'amore indurrà il protagonista a desistere dal progetto di uccidere la moglie una volta messe le mani sulla dote.
È l'eterna commedia che ritorna. È l'eterna storia di quella "divina invenzione che è l'Amore".

Sestri Levante, 4/5/02



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