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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
ALBERT EHRENSTEIN
Tubutsch
Traduzione di Helena Janeczek, pp. 78, Adelphi, Milano, 2000.

Albert Ehrenstein, chi è mai costui? Ignoto alle enciclopedie di cui dispongo. Mi bastano le 8 righe di dati biografici in risvolto di copertina. Viennese, nato nell'86, morto del tutto dimenticato a New York nel 1950. Poeta, scrittore, critico. Qualcosa a che fare con l'espressionismo. Viaggiò in Europa, Africa e Asia e si dedicò alla traduzione della lirica cinese.
Notevole!
Di lui leggo due racconti la cui credenziale è l'essere pubblicati da Adelphi.

Tubutsch il primo, che dà il titolo al libriccino. Una sessantina di pagine tutte non-sense. Pensieri e riflessioni narrate in prima persona da un Karl Tubutsch che nelle prime due righe dichiara di non possedere al mondo altro che il suo nome. Il suo migliore amico e compagno di vita è il suo cavastivali, con cui conversa e si dà un gran da fare in termini di dialettica. Karl Tubutsch ha il baricentro fuori di sé e se si compra dei guanti color glacé è nella speranza di colpire qualcuno e sentirsi chiedere perché porta guanti color glacéMa non glielo chiedono e non gli chiedono nemmeno che ora è, il che sarebbe molto: significherebbe poter dare una risposta. La vita, dichiara Karl Tubutsch, è un mosaico di insignificanti sciocchezze. E in questa dichiarazione c'è un po' la poetica della letteratura non-sense. L'autore tipico del non-sense (colto, capace di scrivere) sente forse urgere in sé il desiderio di narrare, ma giudicando appunto la vita un mosaico di insignificanti sciocchezze non può far altro che rifugiarsi nel non-sense. Parole e orologi replica svizzeri solo parole. C'è in questo Ehrenstein molto del Becket della Trilogia, qualcosa di Fame di Hamsun, qualcosa di Borges, qualcosa dei vari Lazzarilli spagnoli. Però il nichilismo narrativo dei romanzi di Becket è pessimista, triste, rinuciatario, amaro. I personaggi sono sofferenti, soffre lo scrittore e soffre il lettore. Come se lo scrivere e il narrare fossero gioia creativa e per contrapposizione lo scrivere non-sense di taglio beckettiano nichilista fosse negazione di questa gioia creativa.

Invece in Tubutsch non c'è tutto questo pessimismo.
È un non-sense gioioso il suo. Leggero. Sorridente. Non c'è sofferenza. Se mai delusione. E questo rende piacevole la lettura, tutta sul filo di un garbato e contenutissimo sorriso.

Poi c'è il secondo racconto: il suicidio di un gatto. Meno di venti pagine. Bellissime. Ancora sul filo del garbo sottile e del sottile sorriso qui c'è una storia, tutt'altro che non-sense. La storia di un'amicizia tra un adolescente liceale e il suo gatto. E di un tradimento inconsapevole,  , da parte del ragazzo , della fiducia del gatto, e della morte di questo come reazione alla delusione.
Un acquarello pieno di poesia, un piccolo "cammeo" degno di suscitare interesse verso questo sconosciuto autore.

Milano, 14/10/00

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
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