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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
THEODOR FONTANE
Frau Jenny Treibel
Sta in Romanzi vol. II, traduzione di Silvia Bortoli, pp. 200, Mondadori, Milano, 2003.

Frau Jenny Treibel, tra gli ultimi romanzi di Fontane, è anche uno dei più celebrati dalla critica perché estremamente rappresentativo dell'arte di Fontane. L'arte di Fontane (escluso Effie Briest che è un vero romanzo) è l'arte non del racconto ma della conversazione. Romanzi che non sono romanzi (non c'è storia) ma quadri successivi di personaggi che fanno conversazione da salotto. Purtroppo, se non ci sei dentro da protagonista, alle conversazioni da salotto ci si annoia. E anche Frau Jenny Treibel a prima vista può parere noioso, perché alle conversazioni da salotto si annoiano gli estranei, quelli che non conoscono i presenti. E così sei tu, lettore, nelle prime pagine del romanzo di Fontane. Ma a poco a poco ecco che - procedendo nella lettura - i presenti alle conversazioni li conosci uno per uno ed ecco che tu lettore ne fai parte e l'interesse aumenta e aumenta, e il racconto ti prende sino ad avvincerti. Così, anche con Frau Jenny Treibel, un racconto-romanzo per sua natura difficile, presto ti rendi conto che sei di fronte, con Fontane, a un autore che è una delle pietre miliari della moderna letteratura tedesca, padre spirituale di Thomas Mann, di Arnold Zweig e di molta della stagione letteraria post-freudiana.
Raccontiamo la storia, la poca storia di questo breve romanzo di duecento pagine di cui l'ottanta per cento virgolettato perché fatto di discorsi parlati.
Frau Treibel, Jenny nel romanzo, è una signora di mezza età che mediante il matrimonio col ricco Herr Treibel, consigliere di commercio, stimato e noto industriale, aspirante console generale, è salita di classe sociale e oggi gode del privilegio di appartenere a quei ceti ricchi e benestanti che possono, poiché hanno tutto, affermare che "tutto è futile, ma le cose più futili sono quelle verso le quali il mondo precipita con tanta avidità: il possesso materiale, il patrimonio, l'oro..." (IV, 137). E se un vecchio, impettito, ex ufficiale prussiano le dice che oggi "il mondo appartiene alla prosa", Jenny può rispondere "se preferisce la prosa non posso impedirglielo, ma per me conta il mondo poetico e contano soprattutto le forme nelle quali il senso della poesia tradizionalmente si esprime..." (IV, 137). Ma succede un fattaccio: il secondogenito, Leopold, debole e privo di personalità, di nascosto dalla madre chiede la mano a Corinna. Chi è Corinna? È la figlia, intelligente, emancipata, progressista, colta, del professor Schmidt, insegnante di greco e di lettere, vecchio amico d'infanzia della signora Treibel, la quale, a quei tempi, figlia di un droghiere, abitava proprio nella modesta casa in cui abita attualmente il professor Schmidt e con lui infantilmente amoreggiava e sognava un futuro insieme mentre - bambina - era incaricata, nella drogheria del padre, di vendere le arance...
"La signora Jenny si mostrava in tutto il suo splendore e dal suo aspetto era scomparsa ogni traccia che indicasse la provenienza da un negozietto della Aderstrasse. Tutto dava l'impressione di ricchezza e di eleganza..." (III, 133).

La signora Jenny domina tutto e tutti: il marito, i figli, l'ambiente in cui vive, riceve, offre pranzi, intesse relazioni. Il figlio maggiore ha sposato Helene, rampolla d'una famiglia di Amburgo altrettanto ricca e arrivista. Helene ha una sorella che vagheggia un matrimonio col secondo figlio della signora Jenny, ma questa odia la nuora e sostiene che "una nuora amburghese uscita dalla famiglia Munk mi basta e mi repliche orologi svizzeri avanza" (X, 238). C'è forte, fortissima conflittualità, tra suocera e nuora sul tema, ma è una conflittualità tutta nascosta sotto le apparenze. L'arte delle due donne è quella di "lanciare confetti", non certo di litigare: "mai nessuna sfuriata, solo paroline con il tasso di veleno di una mezza puntura di zanzara, oppure silenzio, mutismo, musi lunghi..." (X, 234).
Leopold dunque, il secondogenito, sempre tenuto dalla madre al guinzaglio, chiede a Corinna di sposarlo! Frau Jenny, che per questo figlio non s'accontentava nemmeno della ricchissima e bellissima sorella di Helene e sognava chissà quali partiti, esplode. Corinna, la figlia di un modesto professore di scuola! "Non si agisce così nelle case per bene: può succedere a teatro o magari tra gli artisti e gli scienziati con i quali l'intelligente Corinna è cresciuta..." ma non a casa di Jenny, "perché i Trebel non crescono sugli alberi e non si lasciano scuotere dal primo che passa... Che tu sia stato sedotto ti scusa solo in parte... non ho potuto impedirlo, ma il resto posso impedirlo, e lo impedirò...!".
È l'eterna vicenda della Luisa Miller di Schiller, ma trasportata dai toni tragici ed eroici e quelli piccolo borghesi: eppure è lotta titanica.
È tutta qui, nello scontro fra la volontà delle due donne, Jenny contro Corinna, la grandezza del racconto di Fontane. Due donne giganti si affrontano, amiche sino a un'ora prima, ora nemiche giurate.
La prima mossa di Jenny è scrivere immediatamente alla sorella di Helene, ad Amburgo, e invitarla a casa propria: quella nuora che fino a un minuto prima mai Jenny avrebbe accettato, ora è la nuora designata.
E, seconda mossa, subito in carrozza a casa del vecchio professor Schmidt ad affrontare a viso aperto Corinna...
Scontro duro, aperto, senza mezzi termini né infingimenti. Con la bella figura del vecchio professore che, per nulla intimorito dalla prepotenza di frau Jenny, appoggia la figlia, per quanto non creda affatto che Leopold sia per lei l'uomo adatto.
Passano alcune settimane. Leopold è sempre più strettamente tenuto a guinzaglio dalla madre. Ogni giorno scrive a Corinna dicendosi determinato ad andare sino in fondo nonostante la dura guerra della madre. E intanto Corinna...
Corinna non ama affatto Leopold e non ha mai realmente desiderato sposarlo. È la vecchia governante della ragazza che le spiattella in faccia la verità, quella che Corinna conosce ma non vuole ammettere. Non puoi sposare un uomo che non ami e non stimi "soltanto per fare un torto alla vecchia moglie del consigliere di commercio con la sua pettinatura tutta gonfia e i suoi orecchini di brillanti..." (XIV, 290).
È un grande affresco satirico d'un certo tipo di borghesia arricchita, non è tragedia schilleriana. Qui non abbiamo il finale da tragedia di Amore e raggiro. Ma un gradevolissimo finale da commedia borghese. Per quanto disperatamente forte e diabolica sia frau Jenny, Corinna sa di poter vincere la partita. E questo le basta. A vincerla di fatto, l'intelligente ragazza rinuncia. Rompe il fidanzamento con il povero Leopold, si fidanza e si sposa con un più degno cugino, Marcell, giovane e promettente professore di archeologia, genero in pectore, da sempre, del vecchio simpatico professor Schmidt.
Un velo di filistea riconciliazione generale copre il finale: al matrimonio di Corinna "accadde che non solo i Treibel furono tutti invitati, ma si presentarono al completo... e sorridendo amabilmente come sempre la moglie del Consigliere comparve in pontificalibus e fu senza alcun dubbio il pezzo forte e la presenza più festosa alla tavola nuziale..." (XVI, 305).

Storia borghese - una madre s'oppone al matrimonio d'un figlio - ma narrata con una tale maestria psicologica, stilistica, costruttiva, da farne un piccolo gioiello degno del raffronto, per contrappunto, con quel gran capolavoro tragico che era stata, il secolo prima, la Miller schilleriana. Il borghese contro il tragico, il quotidiano contro, la sonata contro la sinfonia, eppure pari artisticamente sono. Sentimento tragico in Schiller, sentimento ironico in Fontane.
E qui non c'è tutta l'amarezza di Effie Briest, la malinconica sconfitta dei sentimenti. In Frau Jenny Treibel il sentimento di fondo è il sorriso, l'ironico sorriso per l'ipocrisia umana. È uno scontro titanico quello fra Corinna e Jenny, fra giganti, senza vincitori e vinti, eppure la materia dello scontro è uno stupidotto di nome Leopold. Un grandioso affresco di vita borghese su un episodio minuto e irrilevante. In uno scenario di valori minimi, frau Jenny campeggia maestosa, monumentale, indimenticabile, gigantesca, con la stessa potenza drammatica d'una Lady Macbeth. La monumentalità artistica d'una Lady Macbeth, in un salotto borghese dove uno dei temi di conversazione è il rammendo invisibile. Sì, il rammendo invisibile.
Non nel medioevo, non in una corte scozzese, non per un trono: siamo in un salotto dell'alta borghesia di Berlino a fine Ottocento e la corona per il marito è qui la prosaica dote del figlio. Diverse le circostanze ma identica la potenza drammatica del personaggio.
Questo è Frau Jenny Treibel di Fontane.

Sestri Levante, 25/9/05

 
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