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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
FRANZ GRILLPARZER
Il povero musicante
A cura di Ervino Pocar, Mondadori, Milano, 1996.

Il povero musicante è un racconto d'una settantina di pagine scritto da Grillparzer intorno agli anni Trenta dell'Ottocento quando era quarantenne (Grillparzer è nato nel 1791, l'anno della morte di Mozart).
Un piacevole racconto, ma forse troppo esaltato (o semplicemente troppo lavorato e interpretato) dalla critica, spesso vivisezionato in chiave psicanalitica. Il contenuto è semplice: un povero figliolo dell'alta burocrazia di Vienna (il padre è un potentissimo consigliere di corte, spregiudicato e affarista) non riuscendo negli studi viene messo da parte, in famiglia, e isolato. Si chiude nell'amore per il violino, pur non avendo alcun talento. Innamoratosi della umile figlia di un droghiere, Barbara, con cui ha un delicato e timido accenno di idillio, viene cacciato di casa dal padre a causa delle condizioni sociali della fanciulla. Alla morte del padre eredita una discreta sostanza, che potrebbe permettergli di realizzare il suo sogno con Barbara, ma debole e credulone qual è, si fa rubare l'intero patrimonio. A questo punto la ragazza suo malgrado, spinta dal padre, lo abbandona e sposa un sano e forte macellaio di provincia. Il nostro povero musicante invecchierà suonando per le strade il violino e raccogliendo le elemosine, mantenendo tuttavia il proprio innato decoro e la propria dignità. Morirà per un'alluvione del Danubio nei quartieri poveri della città, con un ultimo atto d'eroismo e di generosità, nel tentativo di salvare dalle acque i bambini e gli averi dei suoi padroni di casa.
Barbara, che al primo dei propri figli ha intanto dato il nome (Jacob) del povero musicante, organizzerà un funerale dignitoso e commovente e terrà fra le cose più care il violino del poveretto.
Ben costruito il racconto, inserito in una cornice un po' artificiale (la narrazione di Jacob è in prima persona, rivolto ad un signore che rimane colpito dalla figura del dignitoso mendicante e lo va a cercare per conoscere la storia), commovente, senza tuttavia raggiungere quei livelli di poesia o di eloquenza che invece troviamo nei capolavori drammatici come Sappho.

Milano, 12/2/00



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