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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
THOMAS MANN
L'inganno
Introduzione e traduzione di Rossana Rossanda, a cura di Marco Meli, con testo a fronte, pp. 240, Marsilio, Venezia, 1992.

Come sempre leggendo Thomas Mann si ha l'impressione di una perfezione formale assoluta: personaggi e situazioni che appaiono, visivamente, come statue di marmo perfette, levigate, rifinite, lucenti. No, in verità, non statue di marmo, ma piuttosto miniature di avorio. Perché il suo mondo non è il mondo vero, ma una ricostruzione artificiale resa perfetta dalla sua arte, una rappresentazione della vita compiaciutamente riproposta ridotta, miniaturizzata, in uno stato appunto di perfezione formale. Le sue pagine non sono pagine di vita, sono pagine di letteratura. La vita è imperfetta, la letteratura può raggiungere la perfezione. Nel bene e nel male.

L'inganno
è un perfetto racconto che ha per protagonista una vedova in età matura che a poco a poco si innamora di un giovanotto straniero amico del proprio figlio. L'amore sembra risvegliare in lei quanto la menopausa le aveva tolto: le mestruazioni. Un segno del destino, la conferma della liceità di una relazione. Ma ecco l'inganno: non di mestruazioni si tratta, ma di emorragie, dovute a un tumore mortale a un'ovaia che la porterà alla tomba in breve tempo.
Il racconto è del 1953, due anni prima della morte, una delle ultime fatiche di Mann ormai 78enne.
All'epoca fece scandalo: mezzo secolo fa non si potevano raccontare storie di mestruazioni.

Rosalie von Tümmer ha cinquant'anni ed è vedova da dieci anni. Vive a Dusseldorf con un figlio e una figlia. "La ringiovaniscono un paio d'occhi bellissimi, bruni e lucenti, color castagna...". Ha un rapporto intenso con la figlia, ("la sua unica vera amica") artista e intellettuale, che vive con lei avendo ormai perso la speranza di un matrimonio. A lei confida il suo dolore, la sua delusione, all'arrivo della menopausa, per "il cessare, l'inaridirsi della sua femminilità", per il "non esser più donna, ma un guscio secco di donna, consumato, inetto, fuori dalla natura".
Arriva in casa, a dar lezioni d'inglese al figlio più giovane di Rosalie, "un giovane di nome Ken Keaton, ventiquattro anni circa, americano portato dalla guerra".
Quando in casa c'è Ken, che spesso dopo la lezione si trattiene per cena, Rosalie "è piena di vita, persino a volte un po' affettata".
Rosalie ha "incominciato a perdere teneramente la testa per il giovane istruttore del figlio e non oppone resistenza al rapido insorgere di questa inclinazione...".
"Costretta ormai dalla natura allo stato di donna anziana, moderata e decorosa", Rosalie chiede a se stessa "...sono una vecchia svergognata?". Soffre, ma si rallegra, perché " è meraviglioso, è un incanto, soffrire ancora, contraddire questo corpo che invecchia...".
Anna, la figlia, cerca di proporre alla madre un transfert emotivo: "se tu facessi leva sul fatto che Ken potrebbe esserti figlio, la tenerezza che tu nutri per lui non potrebbe spostarsi sul materno, fissarsi nel materno per salvarti?".
Ma a questo punto, mentre dibatte con se stessa, e con la figlia, se sia lecito o no lasciarsi andare a quell'amore, ecco il segno, il prodigio: il ritorno del ciclo, come Rosalie crede. Un ritorno della "primavera" con cui la natura pare voler miracolosamente benedire quel guscio inaridito di donna.
"Vittoria, mi sono tornate, mi sono tornate dopo un intervallo così lungo... come a una donna viva e normale. È un miracolo! Che miracolo mi ha fatto la natura, come è grande e buona, come ha benedetto la mia fede. Ora di nuovo corpo e spirito sono in armonia... l'animo ha comandato al corpo... ne ha fatto di nuovo una sorgente che scorre...".
Per Rosalie, che ha una fede profondamente mistica nel dio natura, questo segno è la prova della legittimità delle sue inclinazioni: "...la natura ha fatto sua la causa del mio sentimento e mi manda inequivocabilmente a dire che non ho di che vergonarmi, neanche di fronte alla fiorente giovane età cui il mio sentimento è rivolto".
È una "resurrezione della femminilità" quella che Rosalie vive, una sorta di benedetta "consolazione fisiologica" vissuta nell'intimo come una miracolosa "visitazione".

Una gita domenicale fuori Dusseldolf, tutta la famiglia insieme. La visita turistica di un castello. Rosalie si attarda con Ken. Si perdono nei labirinti del castello. Finalmente soli: un bacio tra i due, furtivo, veloce, e la vacuum evaporation di un incontro l'indomani nella casa del giovane, per realizzare quell'unione. Ma l'indomani una terribile emorragia. "La signora von Tümmler non andò da Ken Keaton. Quella notte, verso il mattino, fu colta da un grave malore e gettò la casa nello spavento. Quel che l'aveva resa così fiera, così felice al primo apparire, quel che aveva reputato miracolo della natura e alta opera del sentimento, si rinnovò in modo funesto. Aveva avuto la forza di suonare il campanello, ma la figlia e la cameriera accorse in aiuto la trovarono priva di sensi, in un lago di sangue".

Un'inutile operazione ("un tessuto anormalmente spesso lungo le tube e al posto di un'ovaia già molto piccola un informe corpo tumorale"), il ritorno a casa, la condanna. E la pacata rassegnazione: "me ne vado malvolentieri da voi, figli, dalla mia vita e dalla primavera. Ma come potrebbe esserci la primavera senza la morte? La morte è un grande strumento di vita e se per me ha preso l'aspetto della rinascita e della gioia d'amare, non è stato per mentirmi, ma per bontà, per giustizia".
L'inganno, l'inganno del titolo, è per Rosalie non un inganno, ma una grazia, un atto d'amore della natura nei suoi confronti.
"E Rosalie finì d'una morte quieta, rimpianta da tutti coloro che l'avevano conosciuta".

Racconto lucido, freddo, perfetto, levigatissimo.
Nell'apparente verismo della situazione narrativa, con particolari fisiologici precisi, taglienti, puntuali, c'è tutta la magia di Thomas Mann: la perfezione narrativa che snatura la materia, la fa lievitare dal verismo descrittivo a una forma così trascendente di perfezione letteraria da diventare l'antitesi del verismo di partenza. È la creazione che supera la creatura, se ne distacca, ed è letteratura che diventa materia di contemplazione.
Un racconto? No, molto di più, un gioiello di perfezione formale. L'idea platonica di un racconto.

Milano, 18/4/05

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
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