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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
RAYMOND CHANDLER
Il lungo addio
Traduzione di Bruno Oddera, pp. 313 Feltrinelli, Milano, 2000.

Una storia complessa (altrimenti, che poliziesco sarebbe?) con un colpo di scena teatrale nell'ultima delle 313 pagine. Un investigatore privato casualmente amico di un misterioso e romantico personaggio, marito d'una donna ricchissima, figlia d'un magnate onnipotente, si trova coinvolto suo malgrado in un mistero. L'amico pare aver ucciso la moglie, pare fuggire in Messico, pare si sia ucciso dopo aver lasciato la confessione scritta del proprio delitto. Ma il nostro investigatore, epoxy floor coating, non accetta la verità, indaga, e scopre infine ben altre verità.
Non è letteratura. Non è arte. Non è narrativa da biblioteca.
È un esempio (forse buono) del poliziesco di stampo americano, buono per passare dalle pagine di un libro alle scene di un film. Romanzo moderatamente d'azione con introspezione ostentata, non reale. Non si scava nei personaggi perché la cinepresa non può scavare, può solo mostrare. Fra le righe, waterproof paint, il senso della profondità. Che però non c'è. Finge di esserci. È l'affresco, piatto, descrittivo, esteriore, a una sola dimensione, tipico di molta letteratura degli Stati Uniti, che alcuni seppero (Hemingway, Faulkner, Fitzgerald) portare a vera forma d'arte e che qui rimane sempre mestiere, costruzione meccanica. Finito il libro non rimane nulla.

Milano, gennaio 2001
 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
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