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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
JOSEPH ROTH
La marcia di Radetzky
Sta in Opere 1931-1939, a cura di Italo Alighiero Chiusano e Elena Giobbio Crea, Traduzione di Laura Terreni e Luciano Fo�, pp. 385, Classici Bompiani, 1991.

Alla battaglia di Solferino un oscuro sottotenente, di modeste origini e sloveno di nascita, salva dal colpo di fucile d'un cecchino l'imperatore Francesco Giuseppe e ne rimane ferito. La gratitudine dell'imperatore gli procura un titolo di barone, il suffisso "von" al cognome (von Trotta) e una promozione nell'esercito. Siamo nell'anno 1859: nel romanzo di Roth La marcia di Radetzky seguiamo, per trecento pagine, prima la storia di questo von Trotta, che lascerà l'esercito quando scoprirà che il suo gesto di Solferino nei libri di storia per le scuole è stato gonfiato sino a far di lui, immeritatamente, un eroe. Poi la storia senza storia del suo unico figlio, il capitano distrettuale von Trotta. Infine quella del nipote, il sottotenente Joseph von Trotta, che morirà nella Grande Guerra. Il romanzo si chiude con la morte di Francesco Giuseppe e la parallela e conseguente morte del capitano distrettuale, padre di Joseph e figlio dell'eroe di Solferino.
Un ampio affresco di ambiente e di epoca storica, più che un racconto di persone e di fatti.
I "fatti" si contano sulla punta delle dita. C'è il primo dei von Trotta che ottiene udienza da Francesco Giuseppe per chiedergli di proibire la pubblicazione dell'episodio, travisato, che fa di lui un eroe. C'è il funerale del vecchio padre, a cui l'eroe di Solferino partecipa portando il proprio figlioletto. C'è una visita del proprio figlio, a casa, durante le vacanze scolastiche, con un amico pittore che incontreremo poi ancora nel romanzo...
Si salta alla generazione successiva e abbiamo il capitano distrettuale (come il padre, vedovo, come il padre, con un unico figlio maschio) che tira in lungo una vita del tutto spenta, fatta di azioni ripetitive, di fedeltà al proprio lavoro di alto funzionario governativo (una sorta di prefetto che rappresenta, sul posto, l'imperatore), di incrollabile fiducia nell'impero e nei valori asburgici. Mentre il figlio è via, militare, a questo von Trotta muore di vecchiaia Jacques, il cameriere personale. È una pagina di grande poesia: sia la figura di Jacques, la sua rassegnazione, il suo attaccamento alla famiglia, sia il comportamento del capitano distrettuale che riscopre note di profonda umanità, raggiungono livelli di vera e profonda commozione.
Infine diventa protagonista Carl Joseph, il sottotenente, più o meno abulico, ingessato dal formalismo. Si scambiano, padre e figlio, forse venti parole in tutto il romanzo. Succubo del padre, protagonista di due episodi amorosi, entrambi con donne sposate e ben più vecchie di lui. Due episodi di amicizia entrambi con finale tragico. Debiti per gioco. Le dimissioni dall'esercito un momento prima dello scoppio della guerra. Il ritorno alla divisa quando appunto, poco dopo, inizia la Grande Guerra. La morte grigia in un giorno di pioggia, senza aver combattuto, senza aver vissuto nemmeno per un'ora quell'evento, la guerra, al quale si era preparato per tutta la vita.
I debiti di gioco che Carl Joseph aveva contratto erano una cifra elevata: il padre, per salvare l'onore replika klockor del figlio, ottiene udienza, in nome dell'eroe di Solferino, da Francesco Giuseppe ormai vecchio e semirimbambito. Anche qui, in questo incontro del funzionario di periferia che per tutta la vita ha operato in nome dell'imperatore, con l'imperatore in persona, c'è un'altra grande pagina di poesia del romanzo, inaspettata e d'alto livello artistico e psicologico insieme.

Le due storie, quella dei von Trotta e quella dell'imperatore, viaggiano parallele nel romanzo: continuativa la prima, a sprazzi invece e per brevi incontri la seconda.
È curioso, ma Roth riesce quasi a convincere di più nei ritratti dei comprimari (l'imperatore appunto, il vecchio cameriere Jacques, gli amici di Carl Joseph) che non nei ritratti dei suoi tre protagonisti von Trotta, nonno, padre, nipote.
Questi comprimari, trattati più brevemente, assurgono alla dignità di figure letterarie di alto rilievo, ciò che non si può dire dei tre protagonisti, tutti piuttosto scialbi.
Mancano le donne: le uniche due che incontriamo, le due amanti di Carl Joseph, sono accennate, non assurgono al livello di personaggi, non entrano nel nostro immaginario.

La marcia di Radetzky è comunemente definito il romanzo del declino e della morte dell'impero asburgico. Lo è perché questa era la volontà di Roth: è quasi un romanzo a tesi, costruito con il fine di voler narrare questo declino. Cioè non è semplicemente "permeato" di sentimento del declino: il declino è l'oggetto dichiarato del racconto, è annunciato pagina dopo pagina, è indicato e evidenziato in mille segni e in mille situazioni simboliche. "L'imperatore era vecchio. Era il più vecchio imperatore del mondo... Vedeva tramontare il sole sul suo impero, ma non diceva nulla" (cap. XV). "Il mondo in cui valeva ancora la pena di vivere era condannato al tramonto. Quello destinato a succedergli non meritava più un solo abitante rispettabile" (cap. XIII). "Il cuore angustiato di foschi presagi..." e "quella frontiera dove la rovina del mondo già si poteva vedere chiaramente, come si vede un temporale addensarsi ai margini di una città..." e ancora "Non si vedevano né orsi né lupi alla frontiera! Si vedeva soltanto il mondo che tramontava", "Perché era solo a questo mondo! E anche questo mondo crollava!" "Noi siamo, dico, gli ultimi di un mondo in cui Dio elargisce ancora le sue grazie ai sovrani..." (cap. XI).
C'è rimpianto, da parte di Roth, per questo mondo che scompare, che è scomparso? Forse, un po'. Non tale è però il rimpianto da commuovere. Perché in fondo gli eroi di quel mondo non hanno vero spessore umano: sono un po' marionette, stereotipi, burocrati della vita, così stretti e ingabbiati nel formalismo (si veda il rapporto fra padri e figli o fra Carl Joseph e il suo attendente Onufrij...) da rasentare la disumanità.

Artisticamente il romanzo è discontinuo, a lunghe pagine noiose seguono momenti di grande poesia, a pagine di sincera commozione seguono pagine di mestiere, prove di bravura, pezzi di autocompiacimento letterario.
Ma è un romanzo importante, un romanzo simbolo, che segna un'epoca e rappresenta un po' la bandiera più significativa di un'intera replica orologi generazione di artisti e di letterati. Protagonista del romanzo è il declino di un'intera epoca. Il mondo è cambiato, dopo la Grande Guerra, e Roth lo ha fotografato un attimo prima che tutto crollasse. È un romanzo di contenuto storico che entra di diritto nella storia delle letterature europee.
Si chiude un'epoca. Per sempre. Solo dopo La marcia di Radetzky inizia veramente il Novecento.

Krk in Croazia e Sestri Levante, agosto 1999



 

 
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