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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
FRIEDRICH SCHILLER
Intrigo e amore
Tragedia borghese. Sta in Teatro, traduzione di Barbara Allason, pp. 98, Einaudi, Torino, 1969.

Un drammone, anzi il vero, classico, melodrammone, che più di così non si può: amore, intrighi, gelosie, spade, veleni, onore e disonore, passioni smisurate, tirannia e libertà, nobiltà e ricchezza e povertà. C'è tutto in Intrigo e amore di Friederich Schiller (1759-1805). E non per niente è subito diventato melodramma, nel Luisa Miller di Verdi.
Siamo in una Germania del Settecento divisa in tanti minuscoli regni più o meno tirannici e liberticidi. Il nucleo concettuale del dramma è il conflitto tra il potere tirannico e il diritto alla felicità, oggettivato, questo conflitto, nell'incontro-scontro fra due classi socioeconomiche, la nobiltà ricca e la piccola borghesia povera. Elemento nuovo per l'epoca (è un dramma giovanile di Schiller, del 1784) è il portare in scena, appunto, la piccola borghesia povera.
Lo staterello è dominato da un duca onnipotente - che non vediamo mai in scena - che esercita il potere tramite un altrettanto onnipotente presidente di nome von Walter. Il quale, scopriremo, ha conquistato il potere grazie a un orribile delitto ai danni d'un suo predecessore, delitto rimasto nascosto a tutti, salvo che al figlio, il maggiore Ferdinando, e ai più fidi leccapiedi del presidente stesso.
Questo figlio Ferdinando è un promettente giovanotto moralmente ben diverso dal padre, del quale tuttavia è succubo. Si innamora, Ferdinando, di Luisa Miller, una dolce, pulita, onesta, giovanissima fanciulla, figlia di un modesto suonatore di violoncello nell'orchestra comunale. Fra i due, nonostante il valico insuperabile della differenza di classe, è amore vero, profondo, fatto di sogni, di progetti, di promessa di matrimonio. Luisa è consapevole degli ostacoli e sa che dovrà un giorno " precipitare in un abisso ", che " sul nostro capo è sospeso un pugnale, e ci separeranno...". Ma Ferdinando è un idealista, anzi, di più, è un idealista innamorato, e dichiara che nulla potrà separarli: "sorgan pure ostacoli fra noi, alti come montagne, ne farò delle scale per volare tra le tue braccia...mi frapporrò fra te e il destino, perché al mio braccio ti voglio veder avanzare danzando attraverso la vita..." (I, 4). Ma il terribile padre-presidente ha ben altri progetti politico-matrimoniali per il figlio: lo vuole sposare, e immediatamente, all'amante del duca, un'esule inglese, lady Milford, per assicurarsene il controllo e quindi mantenere e rafforzare il proprio potere. Che il figlio "corteggi la canaglia plebea, la lusinghi, è tutta roba che posso ammettere, che trovo perdonabilissima, anche che illuda quella sciocchina con la prospettiva di serie intenzioni, mentendo a suo vantaggio... Se poi la farsa si chiude con un bel nipotino robusto, berrò una bottiglia di Malaga e pagherò io la multa che toccherà alla sgualdrinella... " (I, 5). Ma che la storia possa essere una vera storia d'amore con intenzioni serie, il presidente non lo ammette e anzi lo considererebbe un inaudito tradimento da parte del figlio.
Ed esplode così il dramma. Il padre ordina al figlio di sposarsi con l'amante del duca e ne dà l'annuncio pubblico, dal quale è inconcepibile ritirarsi. Il figlio rifiuta. Il padre allora si reca a casa di Luisa e dispoticamente, col potere illimitato di cui dispone, ne fa arrestare padre e madre, minacciando questi di condanna a morte e Luisa di condanna alla pubblica gogna. Di fronte alla tragedia, Ferdinando non ha altra scelta che minacciare il padre di rivelare pubblicamente il suo antico delitto. Sarebbe la rovina, il crollo, la perdita di tutto e forse la morte. È l'unica mossa che può fermare il padre e impaurirlo. Il vecchio dovrà quindi cambiar tattica. Screditare la ragazza agli occhi del figlio facendogli credere che non è la santa che lui ritiene, ma una sgualdrinella che gli nasconde una tresca con un altro personaggio della corte. L'intrigo è combinato con l'aiuto di un leccapiedi che si reca da Luisa e la impaurisce con la prospettiva della condanna a morte dei genitori. Per salvarli dovrà scrivere di suo pugno una falsa lettera d'amore ad un cortigiano. La lettera viene fatta cadere nelle mani di Ferdinando e questi si sente il mondo crollare addosso. Raggiunge Luisa in preda a disperazione, rabbia, dolore, incredulità, indignazione, sdegno, disprezzo...
Ma Luisa non può smentirlo: l'hanno obbligata al silenzio con un giuramento e con la promessa della salvezza dei suoi genitori. A questo punto Ferdinando ha la certezza della colpa di Luisa: chiede un bicchiere di limonata, ci mette dentro del veleno, glie lo fa bere. Ancora insulti, disperazione e lacrime ("possibile che un simile mostro sia sorto con il consenso di Dio?" V, 6) sino a che Luisa capisce d'essere sul punto di morire. Solo allora si decide a parlare, a rivelare l'intrigo: "Oh, ma adesso non posso più tacere: la morte scioglie tutti i giuramenti! Quella lettera tuo padre la dettò, la mia mano scrisse ciò che il mio cuore aborriva... Ferdinando, io muoio innocente!". Luisa muore, Ferdinando, scopertala innocente e fedele si dispera, tracanna il veleno dallo stesso bicchiere, rivela tutto il delittuoso intrigo, c'è la catarsi finale: la morte purificatrice degli innocenti, la condanna e la rovina dei colpevoli, del presidente cioè e dei suoi accoliti.

È bello? Ci si domanda di un dramma. Non risponderemo. Può dipendere, anzi, sicuramente dipende, dalla messa in scena. E Intrigo e amore è spesso in scena, non solo in Germania. Ma l'aggettivo, se con un solo riduttivo aggettivo vogliamo definire il dramma, l'aggettivo che più si confà a Intrigo e amore è "troppo". C'è "troppo" di tutto. Ridondano i sentimenti, le passioni, la drammaticità, le emozioni, il pathos, le situazioni, i colori, i toni. I buoni sono troppo buoni, i cattivi sono troppo cattivi, i tiranni sono troppo tiranni, i leccapiedi sono troppo leccapiedi. Sturm und drang, tempesta e passione, una partitura, in sostanza, interamente condotta all'insegna dei fortissimi d'orchestra.
Negativo, tutto questo? Non necessariamente. È teatro, anzi è teatro in versi. La spettacolarità è assicurata. Le emozioni ci sono tutte. Ridondano. È uno dei modi di far teatro. Si può usare il fioretto, la spada, la sciabola, il cannone. Schiller era giovane ed era idealista, voleva scrivere una pagina anti-tirannide che lasciasse il segno, che scuotesse gli animi, pesantemente. E c'è riuscito. Forse non ha fatto un'opera di poesia, ma certamente ha fatto del gran teatro, di quello a colpi di tamburo e di grancassa. Tra un libello anti-tirannia che pochi avrebbero letto e uno spettacolo facile, comprensibile, immediato, ove il suo messaggio uscisse chiaro e appariscente, la scelta è stata indubbiamente positiva. Quel libello oggi non lo leggerebbe più nessuno. Intrigo e amore sono due secoli che va in scena.
Ad onore del giovane Schiller dobbiamo ancora ricordare che Intrigo e amore è ben più complesso e ricco di quanto un riassunto a grandi linee non mostri. Ci sono simpatiche pennellate di realismo piccolo borghese nella figura dignitosa e concreta di Miller padre, per esempio quando sospetta la relazione di Ferdinando con Luisa: "La ragazza è bella - dice - sottile come un fuso, di cervello forse è un po' scarsa, ma per le donne quello non conta, basta che il buon Dio le abbia rifornite bene del resto... Se il discolaccio ne fa la scoperta, urrà, gli piglia la smania, come al mio cane Rodney quando fiuta le peste di un francese...". E quando la moglie, spinta da una meschina ambizione, sembra incoraggiare la relazione, la rimbrotta dicendo " preferirei riempire di sterco il mio violoncello che godermi il denaro guadagnato dalla mia bambina con la perdizione dell'anima sua " (I, 1). Ci sono note di sincera poesia nel sogno iniziale di Luisa innamorata, la quale sa di non poter avere il suo Ferdinando in questa vita divisa per classi, e si accontenta allora di sognare di averlo suo nella vita ultraterrena: "dopo, mamma, quando saranno abolite le differenze sociali, lassù quando le lacrime saran calcolate trionfi e i buoni pensieri saranno i nostri antenati: allora, mamma, anch'io sarò nobile. E chi potrebbe egli preferire allora alla sua Luisa?"... (I, 3).
Ci sono lapidarie, brucianti, indimenticabili immagini di tirannica arroganza nelle minacce del padre-presidente: "Quando mi impunto tutto il ducato trema!" (I, 7). C'è la figura di lady Milford, l'amante del duca, la sposa-politica prescelta dal padre presidente per il figlio Ferdinando, che da sola costituisce un dramma nel dramma, una sorta di atto unico sul riscatto morale di una cortigiana divenuta tale per necessità, ma mai piegatasi nel profondo del suo spirito liberale, compassionevole, anti-tirannico, ribelle e tuttavia femmina capace di dolcezza, di debolezza, di slanci di gelosia e di amor proprio.
Gli aspetti melodrammatici di Intrigo e amore portarono inevitabilmente a farne un'opera musicale: la Luisa Miller di Verdi, su libretto di Cammarano. Un Verdi ritenuto "minore" e solo in anni recenti rivalutato dalla critica per i suoi aspetti lirici che avrebbero anticipato i capolavori della maturità. La trama, a grandi linee, è identica. Ma nella sostanza i due drammi sono profondamente diversi: Verdi tralascia DTH bit totalmente il messaggio principale di Schiller, il conflitto tra libertà individuale e tirannia e ne fa invece un dramma esclusivamente d'amore contrastato, con finale tragico. Manca in sostanza, in Verdi, il messaggio morale. Manca anche in questo senso morale la figura di lady Milford, l'amante del duca, figura in Schiller campione emblematico di libertà di spirito e di aspirazioni democratiche. E invece insiste, Verdi, sul passato delittuoso del presidente Walter, rappresentandone gli incubi della paura, della colpa e qualche vago accenno di rimorso: elementi che si prestano a un angoscioso, cupo, discorso musicale.

C'è in più, in Verdi, in apertura di dramma, qualcosa invece che manca in Schiller, ed è la gioiosità fresca, allegra, giovanile dell'amore. La Luisa verdiana ha momenti di sincera e serena felicità che mancano invece nella Luisa schilleriana e che ovviamente la partitura musicale sottolinea in modo efficace.

Un suggerimento, a chi volesse accostarsi a entrambi i lavori: prima Verdi e poi Schiller. Consumati nel melodramma verdiano i contenuti della storia d'amore infelice, si apprezzeranno ben di più in Schiller i contenuti ulteriori, quelli cioè socio politici che ne fanno un dramma ben più ricco e in un certo qual modo più moderno, più attuale, più interessante.

Milano, 5/1/02


 
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