Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
ARTHUR SCHNITZLER
La straniera e altri racconti - Novella dell'avventuriero - Il sottotenente Gustl - Fiori - La signorina Else
La straniera e altri racconti: A cura e traduzione di Anna Biguzzi, pp. 150, Stampa Alternativa, Viterbo, 2002. Novella dell'avventuriero: Traduzione di Rosella Carpinella Guarneri, pp. 88, Adelphi, Milano, 1999. Il sottotenente Gustl - Fiori: Traduzio
Roth scrive pagine indimenticabili sulla decadenza dell'impero asburgico; Kafka è quasi biblico, si pone le domande di fondo che si è posto l'uomo da quando ha incominciato a pensare; Hofmannsthal affronta i grandi temi classici della grande letteratura, il bene ed il male, e sconfina verso la lirica e la mistica; Urzidil anche, come Roth, dà un preciso affresco di un momento storico, dell'estinguersi di un'epoca, ma concentrandosi sulla sua Praga; Kraus riscrive, a modo suo, una sorta di Divina Commedia caustica e apocalittica, anatomizzando con sarcasmo tagliente e preciso la sua società e la sua epoca; Musil vola verso gli estremi confini della letteratura, dissolvendo il racconto nella incomunicabilità; Arnold Zweig traccia larghi affreschi storici sulla prima guerra mondiale e le società che l'hanno generata; Werfel si dedica a una pagina della storia del primo Novecento, l'olocausto degli Armeni...
Insomma, in quel quarantennio o poco più, a cavallo tra i due secoli, il XIX e il XX, la letteratura cosiddetta mitteleuropea offre uno scenario di grandezza irripetibile. Grandi artisti, grandi anime, grandi eventi, grandi temi.
Fra tanta grandezza, fra tanta ampiezza di scenari, fra tanta larghezza di affreschi, c'è Arthur Schnitzler (1862-1931) che si staglia fra gli altri per la ristrettezza del suo disegno narrativo: l'anima, la psiche, l'interiorità, e tante storie d'amore. Ristrettezza in senso "topografico", non in senso letterario o artistico o poetico.
Schnitzler non affronta temi storici, non narra di imperi che tramontano , di società che si trasformano, di guerre che incombono, di domande eterne che tormentano l'umanità, di miti universali che la trascendono. Può esserci, sì, nei suoi racconti, il crepuscolo del suo mondo, ma se c'è, è atmosfera di fondo, non è il tema protagonista. No, non i grandi spazi. Schnitzler entra nello spazio angusto della psiche e/o del cuore di un essere umano e lì, tutto lì all'interno, inventa le sue grandi storie. È uno scrutatore d'anime. Ed è uno strenuo narratore di storie di amore. Amori mai semplici, romantici, sdolcinati, "normali", i suoi. Amori straordinari, sconvolgenti, tragici, mortali, trascendenti, i suoi. Con toni che vanno da uno stretto realismo a un ampio surrealismo, dove il realismo dà il carattere minuto al racconto e il surrealismo ne amplia il respiro, ne supera i confini verso il fiabesco, il trascendente.
Di professione Schnitzler era medico ed era buon amico ed estimatore del suo contemporaneo e compatriota professor Freud   astro nascente. Ebbero rapporti di reciproca stima, scambi di complimenti. Freud, se lo avesse potuto, avrebbe dato a Schnitzler una laurea honoris causa in psicanalisi perché Schnitzler nell'inconscio, nell'Es freudiano, ci sguazzava, letterariamente anziché scientificamente, ma ci sguazzava proprio.
Diciamo che il lavoro di Schnitzler è quello di entrare nella mente dei suoi personaggi a seguirne per filo e per segno ogni più recondita fantasia, ogni sogno più inconfessato, ogni sfrenato segno dell'erotismo più represso, scatenandolo e inseguendolo in racconti a volte allucinati sino all'inverosimile (Doppio Sogno, Il flauto pastorale). Freudiano fino in fondo, la dimensione fondamentale della psiche è quella dell'erotismo, motore di vita, e quindi è di erotismo che Schnitzler narra, sempre e comunque. Senza però essere "erotico" come intendiamo oggi, come lo è, per esempio, Tanizaki (La chiave), senza cioè narrare comportamenti erotici. Schnitzler non indulge mai al morboso: lo sfiora, lo suppone, lo intravvede, gli gira attorno, ma mai ci si sofferma. Una notte d'amore non è mai descritta, è accennata: "Dionysia giacque accanto al giovane conte come sua sposa" (Il flauto pastorale), è indicata, ma non è mai oggetto di narrazione.
L'interesse per l'erotismo lo portò a scrivere un insolito piacevole romanzo sulla figura di Casanova, storicamente il principe dell'erotismo. Un Casanova patetico visto con il sorriso dello psicopatologo consumato che sa muovere il suo personaggio come in un teatro di burattini: un Casanova coatto a inseguire i suoi sogni erotici anche quando non ne ha più l'età, la possibilità  e forse la voglia.
Tra i tanti racconti di Schnitzler il più celebre (grazie a un film di Kubrick che passa per bello e bello non è) è Doppio Sogno. È il più celebre ma non è il più bello. Il più bello è, al di là di ogni dubbio, Sogno all'alba: un racconto inquietante d'amore e di morte, con una costruzione coinvolgente e una storia difficilmente dimenticabile ove destino, onore, debiti di gioco, amore, si intrecciano mirabilmente sino a un esito finale drammatico e commovente.
Schnitzler scrive racconti lunghi, quasi dei brevi romanzi, e scrive racconti brevi, anche molto brevi. Ciascuno è il racconto di un'esistenza intera, racchiusa per lo più in una storia d'amore. Amore dato, amore ricevuto, amore negato, amore immaginato e non compiuto...

Sotto il titolo di La straniera ci sono sette brevi racconti d'amore, scritti tra il 1892 e il 1911.

Fiori è la storia di un mazzo di fiori che il protagonista riceve da una sua ex fidanzata morta pochi giorni prima: "sono saluti che giungono dall'al di là". Il mazzo di fiori viene tenuto per giorni, settimane, mesi: "sono appassiti, completamente appassiti, non hanno più alcun profumo" ... "...li ritrovo nello stesso vaso verde dove li avevo lasciati, stanchi e tristi. Ieri sera ho pianto davanti a loro come si piange davanti a una tomba..." "sono nudi, rinsecchiti e miseri" ed è "come se nella mia stanza ci fossero dei fantasmi".
Ma il tempo scorre: "come sono contento che il rigido inverno stia per finire: nell'aria si muove un presentimento di primavera" e un giorno la nuova fidanzata del protagonista arriva in casa tenendo "in mano un mazzo di fiori freschi". "Senza dire una parola si avvicina allo scrittoio e posa i fiori... un istante dopo afferra i fiori appassiti dentro al vaso... raggiunge la finestra e li getta semplicemente giù in strada". Il protagonista ha per un attimo l'impulso di impedirglielo, l'impulso di seguire i fiori gettati dalla finestra, ma si lascia d'improvviso vincere da un messaggio di vita: "la dolce fanciulla è lì appoggiata alla ringhiera, sulla sua testa si spande il sole caldo, vivo... un intenso profumo di lillà riempie la stanza, fiori bianchi che ridono, che baciano...". E giù dalla finestra i vecchi fiori rinsecchiti "non ci sono più, il vento li ha già trascinati via assieme all'altra polvere".

La moglie del saggio è una breve storia alla Zweig (lo Zweig del ciclo di Claudia): uno studente si innamora, ricambiato, della moglie del professore. Proprio il giorno della sua definitiva partenza dal college i due si confessano il loro amore e stanno per baciarsi, ma vengono scoperti dal professore che fa per entrare, e subito si ritira, nella stanza. Lì finisce la loro, nemmeno iniziata, storia d'amore. I due si ritrovano molti anni dopo in una località di villeggiatura. Lo studente scopre che lei, no, non si era accorta, quel giorno, dell'arrivo del marito e mai il marito le aveva in seguito fatto cenno della cosa: "...dunque non le aveva detto niente! Lei non sa, non ha mai saputo che lui l'aveva vista ai miei piedi... L'ha perdonata e lei non lo ha mai saputo!".
"Intimamente scosso da quel perdono profondo che circondava" la donna "senza che lei lo sapesse" ecco che il protagonista abbandona il campo, riparte dalla località di villeggiatura, non accogliendo l'invito della donna che - risvegliatosi dopo tanti anni il mai del tutto sopito amore - lo sollecita ad un incontro notturno. È bello all'inizio del racconto il come nasce l'amore fra i due: lei è la moglie del professore, il ragazzo è lo studentello amico che frequenta di continuo la loro casa, il legame che unisce la donna al giovane è teneramente materno - dapprima - e poi, l'ultimo giorno, il giorno del congedo definitivo, ecco nella malinconia dell'addio nascere "una tenerezza che non aveva più niente di materno", ecco "sussurrare il suo nome, stupito che fosse così bello", ecco il bacio di lei a lui, non più materno: "improvvisamente lei mi baciò, un brivido mi percorse, non lo aveva mai fatto così, e quando sembrò che le sue labbra non volessero più staccarsi dalle mie, capii che cosa significava questo bacio...".

La straniera, il racconto che dà il titolo al volume, è la storia di Katharina "misteriosa creatura di un mondo diverso" il cui sguardo "si perdeva spesso in una lontananza inaccessibile agli altri". Albert se ne innamora perdutamente e la chiede in sposa. Lei "lo ascoltò con condiscendenza e accettò la sua richiesta di matrimonio poco più emozionata che per un invito a un ballo". I due si sposano. Ma pochi giorni dopo "quando Albert si destò alle sei del mattino al suo fianco il letto era vuoto: sua moglie se n'era andata". Finale tragico, lei, ex ammalata di depressione, è ammaliata da una statua di Teodorico davanti alla quale rimane immobile in ammirazione per delle ore. Albert glie ne regala una copia in grandezza naturale e si uccide, sapendola straniera, sapendo di non poterla mai fare sua.

Ne La morte dello scapolo c'è uno Schnitzler poco schnitzleriano: un anziano ricco scapolo, morendo, fa convocare al proprio capezzale tre suoi vecchi conoscenti i quali arrivano quando è già morto. Cosa li accomuna? Perché proprio loro? Una lettera-confessione lasciata dal morto spiega il mistero "...io ho posseduto tutte le vostre mogli, tutte". Ma è una lettera scritta oltre vent'anni prima. I tre, uno dei quali è già vedovo, si ritrovano, ormai vecchi, a rivisitare nel ricordo il loro passato, a ripensare "il corpo della moglie, ormai appassito e senza profumo, che aveva cessato di incarnare il corpo dell'amata", diventato, ora, in vecchiaia, "qualcosa di diverso, di più e di più nobile, un'amica, una compagna...". Per uno di loro tre "tutto quello che gli cadeva addosso dalla lettera del morto gli parve non tanto infondato quanto piuttosto di una irrilevanza enigmatica, addirittura sublime.
Il finale è beffardo. Il protagonista, uno dei tre mariti, decide di non parlarne alla moglie. Nasconderà la lettera fra le proprie carte, affinché, quando morirà, sia poi trovata dalla moglie. La quale dovrà sussurrare sulla sua tomba "Tu nobile... grande...".

Il diario di Redegonda è una storia surreale che ricorda in parte, nei contenuti, un racconto di Kipling: Il risciò fantasma. È la storia di un amore tutto e solo immaginario tra un giovane e la moglie di un ufficiale: "una così straordinaria forza di immaginazione" fa sì che il giovane si appaghi pienamente della sua storia d'amore esclusivamente pensata, mai realizzata. Fino a che una notte giunge a casa del giovane il marito della donna - supposta morta - il quale ha scoperto un diario segreto che lei teneva, in cui è raccontata per filo e per segno la loro relazione "Redegonda mi aveva amato quanto io avevo amato lei... aveva acquisito anche lei la misteriosa forza di vivere nella sua fantasia tutte le esperienze che io avevo vissuto nella mia...". Il marito sfida a duello il giovane e lo uccide e questi torna, dopo morto, a raccontare la sua storia inquietante e folle...

Un racconto di carattere "iniziatico", fuori del tempo, è quello dal titolo Il flauto pastorale, la storia d'un viaggio esistenziale d'una giovane e bella donna, Dionysia, alla ricerca di se stessa. Siamo forse nel medioevo o nel rinascimento, non si sa, ed è il marito ad invitarla a lasciare la casa e a seguire qualunque impulso, qualunque desiderio, conscio e inconscio. La donna se ne va e passa attraverso diverse avventure amorose, alcune semplici e solo fisiche (un pastore che suona il flauto) altre complicate e dense d'ogni genere di valenze e significati. Uno degli amanti è una sorta di industriale che sfrutta i suoi dipendenti: lei li rende consapevoli dei loro diritti sino a provocare sanguinose lotte sindacali. L'amante successivo è un conte che si ritrova implicato in una guerra: Dionysia lo segue, travestita da soldato, e insieme compiono eroismi supremi, fino alla morte di lui, dal quale ha un figlio postumo. Poi diviene l'amante del sovrano del Paese, spodestandone la legittima moglie. Assoggetta questo sovrano al suo volere sino a destare la reazione della cittadinanza: le viene ucciso il bambino ed è cacciata dal regno. Torna a casa ed il marito   – come promesso – la riaccoglie: ma è lei a non volersi trattenere. Scompare per sempre, nel nulla, come nel nulla del firmamento scomparirà una stella cui il marito ha dato il nome di Dionysia.

Nel filone dei racconti simbolici o iniziatici ce n'è uno, pubblicato postumo, nel 1937, dal titolo Novella dell'avventuriero, lungo una novantina di pagine: un racconto dalla scrittura raffinata, polita, levigata, nello stile di Ritorno di Casanova. È ambientato in un'Italia del Cinquecento ed è la storia d'un diciottenne, nobile, bergamasco, decaduto e povero, che rimane d'improvviso solo per la morte per peste dei genitori. Lascia la città e la casa e si mette in viaggio senza meta alla ricerca del proprio destino. Si imbatte in un altro giovane nobile decaduto, ne vince ai dadi la giovane moglie ancora illibata, lo uccide in duello, prosegue il suo viaggio sino ad incontrare una sorta di mago ultracentenario che ha il potere di vaticinare con la precisione del minuto il momento della morte di tutti coloro che incontra... Questo vecchio mago ha una figlia di sedici anni felicemente segregata con lui in una casa chiusa a tutto il mondo esterno. Il nostro protagonista, Anselmo, ha una notte d'amore con lei e il racconto, rimasto incompiuto, avrebbe infine dovuto concludersi con la morte di lui prevista infallibilmente dal mago.
È un racconto "strano" indefinibile, una sorta di fiaba, col sapore di leggenda, inquietante, misteriosa, visionaria, onirica, un bassorilievo ricamato con dovizia di particolari in un marmo prezioso, trasparente, levigatissimo... Ci sono echi e reminiscenze di cultura letteraria medievale, c'è il ricordo di Parceval, c'è qualcosa di mistico in questa corsa verso il destino, in questa ricerca non di un graal ma di un ignoto che incombe, inquietante, in ogni pagina, senza mai trovare risposta o ragione.
Citiamo, di questo racconto, un passo di una bellezza assoluta. È il risveglio dopo la prima notte d'amore. Un motivo classico dei minnesanger, un momento di intensa poesia in Romeo e Giulietta, all'alba, al canto dell'usignolo. Qui Anselmo al mattino si alza e guarda verso la fanciulla che ancora dorme nel letto ove entrambi, sino alla sera prima illibati, sono stati iniziati all'amore: "...la coperta era scivolata e mentre il suo corpo, così come il letto e la stanza, ancora fluttuava nella penombra, una lama di sole, entrata dalla leggera apertura delle tende, le attraversava i seni, le labbra, la fronte, finendo nei riccioli e tagliandola in due come un pugnale d'oro...". E poco più avanti siamo in un bosco: "...il bosco si ergeva grande e cupo, l'ampia superficie del prato assomigliava a uno stagno nero nel quale i fiori variopinti brillavano come gocce scintillanti...".

Tra i racconti
 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1 2
1 2