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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
SÁNDOR MÁRAI
Le braci
A cura di Marinella D'Alessandro, Adelphi, Milano, XX ediz. nov. 99.

Prima metà del Novecento, Ungheria. Due amici d'infanzia, di scuola, d'adolescenza, d'accademia militare. Ricchissimo e nobile uno, Henrik, il generale, modesto l'altro, Konrad, il capitano.
Konrad un bel giorno scompare, senza lasciar messaggi. Tornerà 41 anni dopo. Un'ultima serata insieme a lume di candela tra due settantacinquenni.
Un lunghissimo monologo (metà romanzo) del generale che, con risentimento, ricostruisce la loro lontana storia. La propria moglie, Kristzina, aveva avuto una relazione con Konrad. E Konrad era arrivato a pensare d'uccidere Henrik e s'era fermato in tempo. Scomparendo improvvisamente, aveva svelato la propria colpa all'amico. Il quale abbandona la moglie (che muore dopo alcuni anni) e si ritira in un ostinato esilio aspettando il momento della verità e della vendetta. Che appunto arriva la notte dell'incontro. Una lunga attesa. Un lungo processo verbale. Dopo 41 anni non ci sono solo ceneri sedimentate: ci sono ancora braci, roventi...
Henrik travolge l'amico con un fiume di parole, metà delle quali dettate dal risentimento (ed è la parte più scontata e se vogliamo più noiosa e ripetitiva) e metà delle quali riferite invece a considerazioni esistenziali d'estrema bellezza ed eleganza: l'amicizia, l'amore, l'arte, la musica, la fedeltà, la verità, l'attesa, i perché della vita, l'istinto della caccia, il sangue, i sacrifici rituali, la vacuum evaporation, la povertà, l'invidia, la gelosia, la nobiltà, la morte...
Pagine di grandissima eleganza e di fascino estremo. Un romanzo cupo, tuttavia, perché non rischiarato dall'altra parte della medaglia, da quello che avrebbe potuto essere il punto di vista di Konrad. L'amore cioè. Quell'amore che porta luce, bellezza, gioia, vita, fiducia.
C'è tutto l'amor proprio ferito di Henrik. Non c'è l'amore di Konrad per Kristzina, l'amore di Kristzina per Konrad.

Márai è morto suicida a 82 anni. E i suoi critici dicono che electron beam evaporator fosse la sua controfigura autobiografica. Il che spiega molto. È avvicinato dalla critica a Joseph Roth. Più colto, più raffinato, più profondo. Tuttavia Roth sa raggiungere momenti di poesia. Non ci sono invece momenti di poesia in Le braci: solo altissimi e elegantissimi momenti di grande letteratura.

25/01/00

 
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