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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
ANONIMO (03)
L'allegro diavolo di Edmonton
Sta in Teatro Elisabettiano, traduzione di Aldo Camerino, a cura di Alfredo Obertello, pp. 52, Bompiani, Milano, 1951.

Il diavolo di Edmonton, una figura leggendaria e letteraria dell'epoca, non c'entra niente o c'entra ben poco con questa piacevole e leggera, leggerissima, breve commedia corale, di puro intrattenimento, rappresentata nei primissimi anni del '600 (1601-1604) e poi ripetutamente pubblicata per tutta la prima metà del secolo, segno, evidentemente, d'un buon successo di pubblico.
Uno dei personaggi, peraltro secondario, Peter Fabell, è il "diavolo di Edmonton", un negromante che apre la commedia con una scena identica al finale del Faust di Marlowe: è scaduto il termine ed è arrivato il diavolo, quello vero, a portarselo via. Ma il nostro diavolo-umano lo incanta, lo frega  e ottiene altri sette anni di salvacondotto... Un sorridente omaggio a Marlowe dal nostro sconosciuto autore, probabilmente uno degli "university wits"...
rolex explorer replica La storia della commedia è quella d'un amore contrastato tra due giovani innamorati, Raymond e Millicent, già promessi da tempo tra i rispettivi genitori. Ma il padre di Raymond "intemperante vecchio cavaliere ha speso più della sua rendita annua facendo di tutti i giorni un allegro Natale..." (I, 1) e si è impoverito.
E così, insensibile alle ragioni del cuore, il padre di Millicent ha progettato di dare in sposa la propria figliola a un altro giovane, Frank, il cui patrimonio paterno è invece integro. Ma come tirarsi indietro dall'antica promessa? Semplice: "un piano, un'astuzia, ed eccola: romperò il matrimonio con questa scusa, dirò al cavaliere che non voglio più che mia figlia si sposi perché intendo mandarla nel convento di Cheston... Sapete che una vergine può stare in convento per un anno e un giorno, solo in prova... mia figlia vi rimarrà tre mesi e intanto preparer un bel matrimonio col gagliardo erede di sir Ralph..." (I, 1).
Non tiene però conto, l'avido padre, della forza del legame che univa i due promessi sposi e della solidarietà d'una piccola brigata di allegri paesani, tutti amici della giovane coppia, tra cui l'oste, il fabbro, il prete e anche quel Peter Fabell, un po' mago, un po' mattacchione, che passa sotto il nome di diavolo di Edmonton...
Il padre vuol fregare la ragazza? L'allegra brigata fregherà il padre, e nel modo più semplice e più ovvio: il fidanzato e gli amici la rapiscono dal convento e nottetempo celebrano il matrimonio mettendo l'arido genitore di fronte al fatto. Non rimarrà che accettare, perdonare e festeggiare tutti insieme. E ancora una volta avrà vinto l'amore!
Tutto qui? Tutto qui. Con una simpatica farsa notturna, corale, dove, nel buio d'una notte senza luna, nello stesso bosco dove si nascondono la ragazza fuggita dal convento e il fidanzato travestito da prete, venuto a prenderla, in quello stesso bosco si trovano anche, tutti insieme, l'allegra brigata dei "popolani", usciti nottetempo per cacciare di frodo un daino, due simpatici guardiacaccia, amici degli sposi fuggitivi e il padre senza cuore della ragazza, accorso per cercarla dopo la fuga dal convento e accusato pretestuosamente dal solidale guardiacaccia, per impedirgli di trovar la figlia, d'esser lui il cacciatore di frodo...
Allegria, allegria, e tanta buona birra scolata tutti insieme, mentre l'orologio della chiesa del villaggio "batte le ore a caso" perché il prete "e il suo sagrestano han bevuto troppa birra, stanotte..." (IV, 1).

Una leggera commedia senza pretese, all'insegna della piacevolezza, e con un pizzico di giovanile irriverenza verso l'autorità paterna ("se i nostri figli non ubbidissero più ai genitori, se non c'è più timor di Dio..."), verso l'autorità dello Stato (l'allegra brigata che se ne va di notte a uccider daini e a rubar nocciole nelle riserve reali...) e verso l'autorità della chiesa, piacevolmente irrisa con "quel caprone d'un prete che ruba più selvaggina da solo che mezzo paese..." (IV, 1).

Sestri Levante, 15/8/05

 
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