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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


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ANONIMO (05)
L'Abencerraje e la bella Sharifa
A cura di Alfonso D'Agostino, con testo a fronte, pp. 184, Marsilio, Venezia, 1997.

Semplificando un po' possiamo dire che i grandi temi della letteratura del medioevo, del rinascimento e del barocco spagnolo sono sempre e solo due: l'amore e l'onore, anzi l'Amore e l'Onore. Combinati insieme in mille e varie maniere. E - sia detto per inciso - la grandezza di Cervantes è costituita proprio dall'esser uscito da questo binario obbligato creando un poema di valore universale contenente ben altri temi, ben altri valori, ben altro spessore ed altra replica breitling navitimer watches ricchezza umana.

Amore dunque ed onore, sopra ogni altra cosa. Il , attenzione, non è riduttivo: è un limite, diciamo, quantitativo, non tuttavia qualitativo.

La grande fonte a cui tutta la letteratura spagnola d'amore ed onore ha attinto per secoli è l'Amadigi, quattro "libri" per un totale di mille e passa pagine, che sono una sorta di sterminata "enciclopedia" di tutte le possibili avventure di amore e onore variamente mescolati tra loro episodio dopo episodio. L'Amadigi è epica pura: cioè racconto di gesta e solo gesta. È opera di letteratura, non di poesia. Fatti e non sentimenti. Personaggi e non persone. Ha indubbiamente un suo fascino anche l'Amadigi, dovuto a quella rustica e ingenua semplicità narrativa che oggi chiameremmo "naive": è un romanzo d'appendice d'altri tempi, uno dei primi romanzi d'appendice delle nostre letterature europee, famoso, ampio, fortunatissimo, reso celebre e immortale dalla citazione che ne fa Cervantes in apertura del Don Chisciotte e dalla natura stessa del Don Chisciotte che, se vogliamo, ne è in parte una grande e raffinata parodia in forma d'arte.
Tuttavia l'Amadigi rimane quello che è, un grande romanzo d'appendice d'immenso valore storico letterario ma privo d'ogni valore artistico e poetico. Come un immenso lago d'alta montagna che alimenta torrenti, fiumi e rivoli verso pianura, così l' Amadigi ha riempito delle sue acque sorgive secoli di bellissima letteratura in lingua non solo spagnola. I mille Romances in versi e poi racconti e lavori teatrali in gran numero.
Tra questi L'Abencerraje e la bella Sharifa, un racconto anonimo  probabilmente della prima metà del Cinquecento, di poco anteriore quindi alla grande stagione del secolo d'oro spagnolo, la stagione dei Cervantes, dei Tirso, dei Lope, dei Calderon, dei Quevedo...

L'Abencerraje è un breve e bellissimo racconto "di frontiera", situato in quell'epoca cioè che precedette la riconquista di Granata (1492) da parte dei cristiani e quindi in un'epoca di conflittualità permanente fra cristiani e mori in terra di Spagna che diede materia di poesia a tanti e tanti bellissimi Romances.
Tre i protagonisti: il moro Abindarráez della famiglia degli Abencerrajes, la sua innamorata Sharifa, il nobile capitano cristiano Rodrigo de Narváez.
Rodrigo "egregio per virtù e per fatti d'arme" comanda una piazzaforte cristiana. Una sera con un drappello di suoi scudieri esce a compiere una scorreria. Si imbattono in "un nobile moro su un cavallo roano: ha un fisico possente, bei lineamenti, cavalca a meraviglia e canta una canzone da lui stesso composta, nella dolce rimembranza del suo amore...". Lo attaccano con lance e spade, si difende come un leone e infine, sopraffatto dal numero e ferito, è fatto prigioniero. Rodrigo rimane affascinato dalla nobiltà della figura del suo prigioniero e dall'immensa tristezza che palesa, non giustificata dalla sola circostanza dell'essere stato vinto e catturato (a quei tempi pagavi un riscatto e presto tornavi libero...). E così si informa di cosa mai gli dia tanta tristezza.
E Abindarráez racconta la sua storia tutta romantica e bellissima. Ultimo sopravvissuto d'una nobile famiglia ingiustamente distrutta ed esiliata, è stato allevato come un figlio nella famiglia d'un governatore moro che già aveva una figlia sua coetanea di nome Sharifa. I due giovinetti hanno cominciato ad amarsi teneramente pur credendosi fratello e sorella. Un amore delicato, grandissimo, bellissimo, divenuto sempre più forte e più esclusivo via via che crescevano. Un bel giorno i due scoprono di non essere fratello e sorella: il loro amore diventa più violento, più passionale, più incoercibile. "La presenza di Sharifa mi piagava la vita e la sua assenza mi snervava il cuore: ora la guardavo di nascosto, col timore d'essere scoperto, ora avevo invidia del sole che la toccava...". Ormai sono grandi e sono consapevoli, entrambi, d'amarsi: i due si promettono l'uno all'altra. Ma, all'improvviso, il padre di lei viene trasferito, con la figlia, in un'altra città e Abindarráez non può seguirli, a causa del suo esilio comandato sin da quando era bambino.
Sharifa, più innamorata che mai, promette che lo sposerà: sarà lei, a tempo opportuno, a chiamarlo di nascosto e quel giorno lui la raggiungerà e avranno insieme la loro prima notte d'amore.
Ebbene: la notte in cui Abindarráez è catturato mentre felice galoppa cantando la sua gioia sconfinata è proprio la notte in cui si sta recando dalla sua Sharifa. Il racconto è stupendo, di alta poesia. Abindarráez che quando viveva come fratello di Sharifa mai rammenta "d'aver trascorso un'ora che non fossimo insieme" così descrive il vuoto dopo la partenza di lei: "...la mia signora si portò via con sé la mia memoria... guardavo le finestre dove soleva affacciarsi, le acque dove si bagnava, la camera in cui dormiva, il giardino dove riposava nelle ore più calde... ed ero oppresso dalla disperazione e mi teneva in vita l'attesa e la speranza...".
Rodrigo si commuove al racconto del suo prigioniero. E decide (amore, onore, cavalleria, generosità, lealtà: sono questi i grandi temi di quel gran fiume che scorre dall' Amadigi verso i Romances e la letteratura dell'epoca) di lasciare libero per tre giorni il suo prigioniero se questi gli promette sull'onore di tornare e riconsegnarsi. E così è. Abindarráez per quanto ferito raggiunge di nascosto Sharifa e quella notte "chiamata la fantesca si sposarono e, una volta sposati, giacquero nel loro letto, dove, con la nuova esperienza, accesero vieppiù il fuoco dei loro cuori...".
Ma Abindarráez deve tornare, perché così vuole la promessa: "Dio non voglia - disse allora Sharifa - che andando voi a consegnarvi come prigioniero, resti libera io, che libera non sono...". Tornano così insieme fuggendo Sharifa da casa, di nascosto dal padre, per seguire il suo sposo e condividerne la sorte e durante il viaggio di ritorno scoprono, parlando con un viandante, un'altra storia di amore e di onore che vede questa volta protagonista Rodrigo, il loro vincitore.
Rodrigo amava intensamente e disperatamente la moglie d'un cavaliere, e questa lo ricambiava freddamente. Un giorno la donna sentì dal proprio marito tessere con tanta intensità le lodi di Rodrigo da innamorarsene. Stava quindi per cedergli, quando Rodrigo apprese in quale stima egli fosse presso l'uomo al quale stava per rubare la moglie: tanto bastò perché rinunciasse a coronare il suo sogno. Una nobile storia di onore e di amore che si intreccia con la nobile storia di onore ed amore dei nostri protagonisti.
Tanta nobiltà da ambo le parti non può che sortire un lieto fine. I due tornano e si riconsegnano a Rodrigo il quale non solo li tratta da ospiti e non da prigionieri, ma anzi li aiuta a risolvere il loro problema: scrive al re chiedendogli di liberare Abindarráez dal suo esilio e di intercedere presso il padre di Sharifa affinché accetti di buon grado il fatto compiuto e accolga nel suo cuore di   i due sposi. Ed ottenutolo li lascia liberi senza chiedere alcun riscatto ("dichiaro che voglio come riscatto della prigione solamente l'onore d'avervi avuto miei prigionieri"...). I due tornano dal padre il quale li perdona d'essersi sposati senza il suo consenso e invia spontaneamente, da moro d'onore qual è, un immenso riscatto a Rodrigo. Rodrigo lo riceve, ne trattiene solo una parte simbolica e, da cristiano d'onore qual è, restituisce tutto il denaro con una bella lettera indirizzata a Sharifa.

Ecco: questa in sintesi la storia. Una delle mille storie d'amore e d'onore del rinascimento letterario spagnolo o del tardo medioevo: uguale   e diversa rispetto a mille altre (Lope da L'Abencerraje trarrà una commedia: El rimedio en la desdicha) ma sempre bella e commovente. Una sorta di Romance finalmente bello lungo e godibile, se pur in prosa: i Romances trattano storie analoghe, ma hanno il respiro limitato della estrema brevità, poche decine di versi allusivi di storie arcinote al pubblico d'allora, brevi motivi musicali che ricordano in sintesi ampie partiture polifoniche...
Ecco: L'Abencerraje e la bella Sharifa finalmente è una di quelle ampie partiture polifoniche che possiamo goderci tutta per esteso, in originale, di prima mano.
Una delizia.

Sestri Levante, 21/4/02

 
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