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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
SAMUEL PEPYS
Diario (1659-69)
Scelta a cura di Milli Dandolo, pp. 412, Bompiani, Milano, 1944.

Uno dei più godibili libri della letteratura inglese è un libro che non appartiene alla letteratura inglese e che non appartiene affatto alla categoria letteraria: è il Diario di Samuel Pepys (1632-1703), pubblicato per la prima volta a quasi due secoli dalla morte, nel 1893.
Che cosa è? È ciò che il titolo afferma: un diario, scritto in forma privata da un borghese della Londra del Seicento, pensato fra sé e sé, nient'affatto destinato alla pubblicazione, intimo, privato, minimalista, che, a secoli di distanza, è diventato (suo malgrado) una specie di buco della serratura attraverso cui ci è concesso, oggi, sbirciare morbosamente nella vita, nella famiglia, nelle alcove, negli interessi pubblici e privati d'un londinese (di un certo rilievo) d'alcuni secoli fa.
Chi era Samuel Pepys?
Samuel Pepys era un fottutissimo carrierista yuppy del Seicento, salito in grado nella sua carriera ministeriale sino a diventare segretario al dicastero della marina, con contatti anche ad altissimo livello, sino al re.
Perché fottutissimo? Perché prendeva tangenti, perché frustava a sangue i suoi servitori, perché portava a letto le mogli dei suoi subalterni allettandole con promozioni e prebende per i loro mariti.
Ciò che rende unico nel suo genere il Diario di Samuel Pepys è proprio il fatto che non fosse destinato alla pubblicazione. Anzi: nemmeno alla lettura del manoscritto. Tanto che Samuel, temendo che potesse finire nelle mani di qualche curioso, scriveva in una strana forma di stenografia, da lui inventata, e usava, per i passi più scabrosi, una lingua inesistente frammista di inglese, francese, italiano, spagnolo e latino.
In sostanza: leggere il suo Diario è come origliare in un confessionale. Uno spasso!
Per nostra fortuna negli anni coperti dal Diario, 1660-1669, ci sono anche due eventi di notevole rilievo nella storia inglese di quegli anni. La peste del 1665 (quella raccontata da Defoe in un libro del 1722) e l'incendio di Londra del 1666. Per cui al morboso piacere del ficcare il naso tra le mura di casa e sotto le lenzuola di un londinese del XVII secolo, si aggiunge l'interesse d'una sorta di diretta televisiva su eventi storici di quattro secoli fa.
Rilievo letterario, dunque, zero. Rilievo storico e cronachistico, invece, molto elevato. Per questo è un libro che si divora.

Mutuando un termine televisivo oggi molto usato, frequentissime sono le notizie-spazzatura più minute, a partire dai suoi problemi di stitichezza. "...stamattina ho preso la purga e sono rimasto in casa tutto il giorno, ma la giornata è stata fredda e perciò non mi ha fatto l'effetto desiderato..." (15/1/60). Non era stitico invece il cagnolino di sua moglie, che aveva l'ardire di sporcare in casa, tanto che Samuel minaccia "di gettarlo dalla finestra, se ancora si ostina a sporcare i pavimenti..." (3/2/60).
Nella primavera del '60 Pepys si reca all'Aja per partecipare alle trattative per il ritorno a Londra del sovrano. Lo vediamo ricevere posta da casa, dormire in albergo ("nella mia stessa stanza in un altro letto, c'era una bella donna che dormiva... benché ne avessi un desiderio vivissimo non ho osato avvicinarmi a lei..."), baciare la mano al re.
Nell'autunno del '60 il re, Carlo II, torna sul trono: è la "Restaurazione" che comporta la punizione di quanti firmarono per la condanna a morte di Carlo I. Pepys non scrive pagine di storia, scrive cronaca minuta. Eccone un po': "...sono andato da Mylord assai presto in mattinata e siccome dormiva ancora mi sono recato col capitano Cuttance a Charing Cross per assistere all'impiccagione del maggior generale Harrison. Dopo sventrato e squartato il cadavere, il boia ha mostrato al popolo - che si è abbandonato a grida di giubilo - il cuore e la testa del giustiziato" (13/10/60).
"Stamattina Carew è stato impiccato a Charing Cross, ma per speciale concessione il suo cadavere squartato non è stato esposto." (20/10/60). "Vines, passando da casa sua, ha voluto farmi salire sulla torretta da dove si vedono penzolare le teste di Cooke e Harrison, decapitati per tradimento. Li ho veduti proprio bene e ho potuto anche dare un'occhiata al panorama di Londra. Da un paio di giorni mia moglie è molto tormentata dai foruncoli..." (21/10/60).

Vive agiatamente, Pepys, in una casa borghese con un po' di servitù. Non c'erano sindacati e contratti di lavoro all'epoca. Ci si regolava allora in modo molto pragmatico. Vediamo come. "Stamattina mi sono accorto che la ragazza di servizio non aveva disimpegnato alcune faccende secondo il mio desiderio. Allora ho preso una scopa e glie ne ho date tante da farla gridare. Le sue grida mi hanno un po' seccato, però quando sono uscito era tornata la calma" (1/12/60). "Ho appreso da mia moglie di alcune marachelle del ragazzo che mi fa da valletto: allora l'ho fatto chiamare e con la frusta l'ho picchiato finché non è stato più in grado di muoversi. Malgrado ciò non sono stato capace di fargli confermare le sue menzogne. Allora gli ho tolto la giubba e la camicia e l'ho frustato di nuovo finché non sono riuscito a fargli ammettere di aver bevuto il siero del latte, di aver strappato una pianta di garofani e di aver messo per terra il candeliere della sua stanza, tutte cose che in precedenza aveva negate. Dovrò finire col licenziarlo. Sono andato a letto col braccio che mi doleva per la stanchezza delle tante frustate" (21/6/62). "Stamattina ho dovuto frustare il ragazzo con tanta forza da sentire due o tre volte il bisogno di riposarmi per riprender fiato" (24/4/63).
La servitù femminile, per Pepys, tuttavia, è anche terreno di caccia: "la fantesca di Pen ha lasciato la casa. Peccato! Era molto graziosa e speravo di prendermi un po' di svago con lei. Avrei anche molto desiderio di fare altrettanto con la nostra, ma non oso farle delle proposte per tema che si rifiuti e lo racconti a mia moglie..." (1/8/62) "Temo di innamorarmi di quella ragazza da quando le accarezzo i seni al mattino mentre mi aiuta a vestirmi..." (19/6/66). "Sono andato alla Taverna del Cigno a bere e a divertirmi un poco con Francesca la sguattera..." (24/12/67).
A lungo andare la moglie di Pepys si accorge delle distrazioni sessuali del marito e reagisce con scenate di gelosia. In altri casi passa alle vie di fatto: "...non desiderando indurmi in tentazione ha licenziato la cameriera graziosa e ne ha assunta un'altra, butterata dal vaiolo..." (69).

Il diario è anche un resoconto minuto, dettagliato, delle ricchezze di Pepys, ricchezze che aumentano, di anno in anno. Nel 1665 Samuel ha 32 anni e il 30 aprile scrive nel suo diario: "ho in cassa circa 1400 sterline, somma che non ho mai posseduto prima nella mia vita...". Il 31 dicembre del 1665 Samuel fa un bilancio di fine anno e scrive "l'annata si chiude molto simpaticamente: ho portato il mio capitale da 1400 sterline a 4400". Mille sterline sono, per capirci, quasi un miliardo di lire d'oggi...
Come fa Pepys, funzionario di ministero, figlio d'un sarto, ad essere "miliardario" a poco più di trent'anni? È semplice: prende tangenti, lucra sulle forniture. E naturalmente lo scrive sul diario. "Mi sono fatto svegliare alle quattro del mattino e ho preparato dei documenti da far firmare ad Hampton Court. Sono anche riuscito a portare alla firma un'altra ordinazione di navi che penso potrà darmi qualche guadagno..." (27/7/65).
"È venuto a trovarmi il capitano Beckford e mi ha presentato una borsa con dell'oro, dicendomi che me ne faceva un dono per fine d'anno... dopo reiterate insistenze non ho potuto fare altro che accettare, e così, dopo, abbiamo parlato dell'affare che lo interessava..." (21/2/68).
Il 4 maggio del '64 Samuel annota nel suo diario che "la peste infierisce ad Amsterdam..." e un mese dopo che "...la peste aumenta sempre, per mare e per terra...". Ma è ancora lontana e Samuel può continuare la sua vita di sempre, andare a teatro ("Volpone, un bel lavoro ben recitato..."), andare dal barbiere ("mi sono fatto pulire la parrucca che è piena di uova di pidocchi..."), corteggiare le mogli di chi gli è sottomesso: "...sono poi andato in ufficio dove mi aspettava la moglie di Bagwell. L'ho molto accarezzata e la trovo sempre più arrendevole, forse in virtù della promessa di trovare un posto a suo marito..." (20/10/64).
Ma all'inizio dell'estate del '65 (scrive il 7 giugno: "questo a detta di tutti è stato il giorno più caldo che mai si sia avuto a Londra...") ecco che "...la peste ha fatto la sua apparizione in città..." (10/6/65). A luglio il numero dei morti è in crescita: "...l'epidemia non cessa di far vittime anche nella nostra parrocchia" (26/7/65) e ad agosto ci sono "3000 morti di peste in una settimana" e la situazione precipita: "...tornando a casa, stasera, presso le scale della chiesa ho inciampato nel cadavere di un appestato" (15/8/65). Samuel, per sicurezza, fa testamento, mentre "le strade della città sono deserte" e "Mylord ha decretato che tutti i sani devono rientrare in casa per le nove di sera per dar modo ai malati di uscire a prendere aria..." (12/8/65). A questo punto Samuel sfolla con la famiglia fuori Londra, nel contado, e ogni giorno, pericolosamente, rientra lui solo a Londra, per lavoro.
Finalmente, in autunno, il 31 ottobre leggiamo nel suo diario che "...il mese si chiude allegramente, anche perché la paura che l'epidemia si estendesse sembra dissipata". E il 31 dicembre, nel bilancio di fine anno, scopriamo altre ottime ragioni di allegria: "per mio conto non ho mai vissuto più allegramente e non ho mai guadagnato tanto denaro come in questo tempo di epidemia...".

Il '66 è l'anno del grande incendio di Londra. Samuel assiste, partecipa, racconta: "...alla fine il fuoco non formava se non un grande arco fiammeggiante da una parte all'altra del ponte. A quella vista non potei trattenere le lacrime. Le chiese, le case, tutto bruciava! tutto ardeva con un crepitio terribile, ossessionante..." (2/9/66). Samuel fa sfollare la sua famiglia e provvede a mettere in salvo le sue ricchezze in parte trasferendole, in parte sotterrandole. Ma anche l'incendio è motivo di arricchimento: "...Sir Pen mi ha proposto di far venire molto legname dalla Scozia perché vi saranno tutte le case da ricostruire dopo l'incendio. È una buona idea dalla quale si potrebbe trarre profitto..." (29/9/66). E difatti, poco dopo, ecco che può scrivere nel suo diario: "facendo i conti mi accorgo che posseggo oltre 6200 sterline, per la qual cosa sia benedetto il Nome del Signore!" (31/10/66).

A proposito di ricchezze: quanto guadagna, ufficialmente, Samuel? Non lo sappiamo. La sua posizione al ministero è molto elevata. Ma possiamo farcene un'idea leggendo quanto scrive il 31 ottobre del '65: "...spero di ottenere il posto di Sovrintendente generale del Vettovagliamento, il che mi porterà un guadagno di 300 sterline l'anno". Che equivalgono a trecento milioni di nostre lire di oggi. Mentre, all'epoca di Samuel, un umile pastore di pecore ("...ha un gregge di oltre trecento pecore e guadagna quattro scellini alla settimana per tutto l'anno per guardarlo...") è pagato dieci sterline all'anno, dieci milioni di oggi. Una carrozza di seconda mano costa cinquanta sterline, la moglie di Samuel fa i capricci perché vuole una collana di perle del valore di sessanta sterline, spende in abiti trenta sterline l'anno, una parrucca può costare anche cinque o sei sterline e però, al di là del costo, può dare problemi non indifferenti, tutti da scoprire... Scopriamoli. Nell'anno della peste, per esempio: "...nessuno vorrà portare parrucche per tema dell'infezione, perché i capelli potrebbero essere stati tagliati dalle teste degli appestati..." (3/9/65). O in un anno di tutta tranquillità: "...ho mandato a chiamare Jernes, il mio parrucchiere, il quale mi ha portata una parrucca tanto pidocchiosa che mi faceva schifo. Glie l'ho resa perché me la riporti pulita..." (27/3/67).

Samuel, abbiamo visto, cresce molto di carriera. Così tanto da essere quasi intimo col duca di York, numero due del regno, e da incontrare più volte il re, il quale lo conosce personalmente, gli rivolge la parola, gli dà la mano (da baciare).
Del re, della regina, Samuel parla molto spesso nel suo diario, e molto a lungo. Il quadro che ne abbiamo, di questo Carlo III, è quello di una nullità assoluta. Mentre c'è la peste, mentre Londra brucia, mentre c'è una guerra costosissima, sanguinosa e disastrosa con l'Olanda, il re si occupa esclusivamente degli equilibri, difficilissimi, fra le due sue amanti ufficiali. Il Paese è allo sbando, non c'è un soldo per pagare i marinai da mandare in guerra e il re ha in animo, per liberarsi di Lady Castlemaine, una delle amanti, di spedirla in Francia "con una pensione annua di quattromila sterline" (5/9/67). Poca cosa, tuttavia, a fronte del tenore di vita di Lady Castlemaine, se dobbiamo credere alla confidenza che Samuel riceve il 12/12/66: "...da Sir Shoemly ho appreso che il Re ha di recente pagato 30.000 sterline per saldare i debiti di Lady Castlemaine...".
Quando si incapriccia di qualche ragazza il re è sempre molto munifico: "Mary Davis lascerà certamente il palcoscenico perché il Re si è innamorato di lei, le ha affittato una casa e le ha già regalato un anello del valore di seicento sterline..." (11/1/68). Ma il prezzo, a volte, può essere ancora più alto... "quando il Re è stato l'ultima volta a New Market, Mylord Cornwallis si era impegnato di procurargli una ragazza e ne aveva individuata una nella figlia del Pastore del luogo, ma la ragazza è riuscita a fuggire e si è tolta la vita...!" (18/7/68).
Intanto "...gli affari dello Stato peggiorano sempre. I marinai, scoraggiati dalla mancanza di denaro, son diventati ribelli e se questo stato di cose continuerà, per l'anno venturo ci troveremo senza flotta. I nostri nemici, la Francia e l'Olanda, diventano sempre più potenti a causa della nostra miseria. A Corte c'è un sistema di vita fatto di vizio, di leggerezza, di indolenza e tutte le persone ben pensanti prevedono la rovina del regno!" (31/12/66). Nel '67, pochi giorni dopo che gli olandesi, con le loro navi, sono arrivati a risalire il Tamigi e a distruggere una importante nave da battaglia della flotta inglese, Samuel scrive: "...si seguita a parlare della leggerezza del Re. Pare abbia messo più impegno a comporre un dissidio fra Mylady Castlemaine e la signora Stewart di quanto ne abbia mai messo a salvare il proprio regno..." (24/6/67).

Samuel comunque continua ad arricchirsi, ha una bella, ha aumentato la servitù, ha una quantità enorme di piatti d'argento, ha un successo strepitoso nel suo lavoro e si dedica con grande impegno al suo hobby principale che è andare a caccia di femmine. Ovunque. Anche in chiesa: "...in san Dunstan ho ascoltato un buon sermone. Ero in piedi accanto a una bella ragazza, d'aspetto assai modesto: ho cercato di stringerla alla vita ma lei si allontanava sempre di più, facendomi capire che non desiderava essere disturbata..." (18/8/67). Legge libri licenziosi, che poi distrugge, ma anche buoni libri, come Cervantes e Montaigne, beve alcolici, va a teatro. Alcool e teatro li vive come colpevoli e peccaminosi, tanto che spesso fa, e mantiene, il proposito cristiano di
 
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