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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
STENDHAL
Romancero, canti epico-lirici del Meevo spagnolo
A cura di Cesare Acutis, pp. 490, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1983.

Un conte si era promesso sposo all'infanta, la figlia del re. Poi temendo che questi mai gli avrebbe concesso la figlia in sposa si era preso un'altra moglie. Ora l'infanta vuole che il conte tenga fede alla sua promessa. E lo vuole anche il re. Ma vogliono che il conte sia vedovo e non certo bigamo. E quindi pretendono che uccida la moglie.gang bang really anal
Torna a casa il conte con l'angoscia nel cuore e passa un'ultima notte con la moglie in lacrime, la quale, dapprima, lo supplica di aver salva la vita, poi si rimette alla volontà del marito e chiede solo di poter pregare per la propria anima e allattare un'ultima volta il più piccolo dei figlioletti. Si lascia strangolare docile e ubbidiente al sopraggiungere dell'alba e morendo ha una premonizione: il conte, l'infanta, il re, entro il mese morranno anch'essi e dovranno sottoporsi al giudizio di Dio.
Questo il contenuto d'uno dei tanti canti del Romancero in castigliano: una raccolta di componimenti in versi tramandati oralmente nel 13º e 14º secolo e infine scritti e posti in un'edizione definitiva nel Cinquecento.
È una raccolta godibilissima e splendida la cui lettura vorresti non finisse mai: piacevole, varia, delicata, gentile, fascinosa, di facile lettura (persino per noi italiani, in lingua originale). Poche cose nella letteratura medioevale europea sono piacevoli e godibili quanto questo Romancero.

Siamo all'epoca della cavalleria, dei paggi, della dame, del Cid, delle guerre di frontiera, dei cristiani schiavi e prigionieri dei mori e dei mori schiavi e prigionieri dei cristiani... Epoca di cavalleria, di eroismi, di tradimenti, di partenze per lunghe e lontane guerre, di ritorni dopo anni e anni di tormenti. E siamo di fronte a una poesia popolare ingenua, fresca, di carattere epico tag heuer replica, nel senso che "racconta": fatti, eventi, personaggi, storie, episodi, momenti... Componimenti per lo più brevi di 20/30 versi, talvolta di qualche centinaio. Spesso il discorso diretto. Spesso il frammento troncato negli antefatti o nel finale perché rivolto a un pubblico che già conosce la storia. Spesso un finale repentino, una chiusa in 2/3 versi.

La materia narrativa se vogliamo non è varia: battaglie, amori, tradimenti d'amore e di guerra, imboscate, morte, rimpianto.
Varia invece è la materia poetica che si inserisce nella materia narrativa. Il canto d'un usignolo è l'unico piacere che sia consentito a un prigioniero in una torre, ma un balestriere glie lo uccide. L'amata è morta e dalla tomba la sua voce invita l'innamorato a continuare a vivere. In sogno gli si annuncia la morte entro un'ora: corre dalla sua amata per ritrovare con lei in quell'ora un'ora di vita, ma quando finalmente giunge, l'ora fatale è già scoccata. Il fanciullo che canta in maniera così soave da fermare in volo, per ascoltarlo, gli uccelli del cielo. I biancospini che nascono dalle tombe di due amanti sfortunati e si abbracciano fra di loro. Il marito che muore mentre la moglie sta partorendogli un figlio: le nascondono la notizia, ma lei raccoglie tristemente i lugubri segni della morte e chiede "por quién tocan las campanas, que suenan tan doloridas?". L'amante tradito che abbandona deluso e in pena l'amata, eppure non prova per lei odio, ma solo dolore e disperazione. La gioia di chi, dopo sette anni di prigionia per aver sedotto una fanciulla, esce di carcere e finalmente può sposarla. Il paggio che preferito del re e da questi allevato come un figlio gli seduce la vergine figlia erede al trono: che fare? Punirlo con la morte o lasciare che l'amore trionfi sulle convenzioni? C'è un condannato a morte per aver violato la figlia di un re e c'è un paggio senza amore che invidia il condannato perché questi, almeno, morirà per qualcosa per cui vale la pena morire. Il condannato a morte per amore che manda un messo a supplicare la sua innamorata di affacciarsi nell'ora del patibolo: "qu'en la hora de mi muerte / yo la pueda contemplar / que si mis ojos la veen / mi alma non penarà"... La fanciulla che per difendere il suo onore uccide il cavaliere di cui è innamorata e il cavaliere morendo le dice parole d'amore bellissime e commoventi, fra le lacrime disperate di lei.
E poi le storie più o meno "storiche" d'un re Rodrigo, personaggio negativo, d'un Bernardo del Carpio, figlio illegittimo di sangue nobilissimo, d'un Fernán Gonzáles conte di Castiglia, la storia dei famosi sette infanti di Lara, decapitati dallo zio re e rimpianti e ricordati uno per uno dal vecchio padre incarcerato cui vengono portate in cella le teste mozzate dei suoi ragazzi. E poi ancora, in frammenti che ricordano i due ben più ampi poemi, episodi della vita del Cid Campeador e episodi della battaglia di Roncisvalle...

Qualcuno ha definito il Romancero l'Iliade del Medioevo spagnolo.

Tecnicamente lo è. Trasmissione orale dapprima. Traduzione scritta poi. Molteplicità di autori stratificati nei secoli. Contenuto epico-lirico. Ricchezza poetica.
Non lo è invece sul piano dei contenuti. D'ispirazione fortemente epica l'epica dell' Iliade. D'ispirazione fortemente lirica l'epica invece del Romancero. Lo spazio in cui prevalentemente si muove l'Iliade è il campo di battaglia. Lo spazio in cui prevalentemente si muove la poesia del Romancero è l'animo del guerriero e della sua innamorata. Il ricordo che lascia l'Iliade è quello dell'affresco grandioso. Il ricordo che lascia il Romancero è quello di tanti piccoli delicati semplici ingenui preziosi cammei. E alcuni veramente indimenticabili. Soprattutto alcuni con protagoniste femminili, madri e innamorate.

Sestri Levante, 22/4/01

 
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