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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
RALPH WALDO EMERSON
Gli uomini rappresentativi
A cura di Angiolo Biancotti, pp. 251, Utet, Torino, 1952. Natura e altri saggi A cura di Tommaso Pisanti, pp. 254, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1998.

Ralph Waldo Emerson, nato a Boston nel 1803 morto a Concord, vicino a Boston, nel 1882.
Chi era mai costui?
In Europa possiamo ben chiedercelo perché è poco noto. Negli Stati Uniti è invece (per quanto forse oggi poco letto anche là) arcinoto: un'eminenza grigia della cultura, anzi della "identità culturale" americana. Filosofo, pensatore, critico letterario, conferenziere, viaggiò più volte in Europa, ove conobbe Coleridge, Wordsworth, Landor, Carlyle. Mentre negli Stati Uniti frequentò Howthorne e Whitman.
Sostanzialmente scrisse saggistica, tanta saggistica. I suoi due libri oggi più noti e ancora tradotti sono Uomini rappresentativi e Natura.
Ridotta all'osso la sua concezione filosofica è una sorta di immanentismo e di panteismo. L'essere supremo è dentro di noi ed è nella natura, dappertutto. Emerson è uno scrittore pesante, difficile da leggere, faticoso. Ma ha un'anima di poeta con momenti lirici bellissimi. Sentiamolo quando parla della natura, della campagna, contrapposta alla metropoli: "La temperata luce dei boschi è come un perpetuo mattino, è stimolante, eroica. S'insinuano dentro di noi le antiche magie di questi luoghi. I fusti dei pini, degli abeti, delle querce, brillano come ferro davanti all'occhio infiammato. E i muti alberi cominciano a persuaderci che meglio sarebbe vivere con loro e abbandonare questa nostra vita fatta di solenni futilità... Le città non concedono spazio sufficiente ai sensi umani.".
O quando parla dell'amore: "L'innamorato accettato e diventato fidanzato ha perduto quel più acerbo fascino della sua ragazza nel momento in cui lei lo ha accettato. Lei era un cielo fintanto che lui la seguiva come stella: ma non può più essere un cielo omega replica se è scesa fino a lui...". O quando parla della "verità", che definisce "questa metà del cielo"...

Ciò che rende particolare il modo di scrivere di Emerson è la sua natura di filosofo e di pensatore (e se vogliamo anche di sociologo, di politico, di storico) che si lascia continuamente sopraffare da una sorta di ispirato misticismo, ciò che trasforma il pensatore in letterato, il filosofo in artista. Emerson è un po' un visionario, un sognatore: difficilmente gli riesce d'essere concreto, razionale, consequenziale, tematico, per più di qualche rigo: la visione gli prende la mano e lo trascina in interminabili fiumi di parole che si fa fatica a seguire e in parte a capire. Ciò che lo rende, appunto, pesante e superato.
Uomini rappresentativi è una specie di biografia spirituale di alcuni grandi uomini: Platone, Swedenborg, Montaigne, Shakespeare, Napoleone, Goethe. Ognuna di queste "biografie" è una sorta di sinfonia che parte da una specie di ouverture, lirica e visionaria, con l'enunciazione dei temi, e che si dipana poi in alcuni movimenti, analisi cioè del pensiero, dell'opera e del significato, del personaggio preso in esame.
L'ammirazione di Emerson per tali personaggi è sterminata. Platone è definito "la Bibbia dei sapienti" un uomo "che sovrasta dalla cintola in su tutti i suoi contemporanei" l'uomo nel cui "pensiero troviamo tutti i germi di quell'Europa che noi conosciamo". Tecnicamente Emerson attribuisce a Platone il primato d'aver saputo fondere in un unico pensiero il razionalismo occidentale con il misticismo orientale.
Swedenborg (un mistico svedese del Sei-Settecento oggi del tutto sconosciuto ai più) da Emerson è idolatrato. La grandezza di Swedenborg, per Emerson, sta nell'aver riconciliato insieme scienza e anima.
Montaigne è visto come l'incarnazione perfetta dello scetticismo, inteso come punto di equilibrio fra l'astrattismo ideologico da una parte e il materialismo dall'altra, fra l'infinito e il finito. Montaigne piace ad Emerson perché pur essendo colto non perde mai la sua spontaneità, perché è un "ammirevole chiacchierone" perché è "il più sincero e il più onesto di tutti gli scrittori" perché seppe "trasportare in un libro il linguaggio che si usa nella conversazione".
Napoleone per Emerson " fu l'idolo degli uomini comuni perché ebbe, in modo addirittura straordinario, le qualità e i poteri dell'uomo comune", "ebbe le virtù delle masse e ne incarnò anche i difetti".
Il saggio su Goethe è particolarmente interessante perché contiene il tema della "memoria", la memoria come fonte di ispirazione dell'artista, memoria di cose, persone, gioie, dolori, memoria che si stratifica nei secoli e che diviene sorgente a cui si attinge per creare.
Infine c'è il saggio su Shakespeare. Che è grandioso. Pesante e difficile da leggersi (ma Emerson è sempre pesante e difficile) ma grandioso perché Emerson fu tra i primi critici letterari a cogliere l'immensità di Shakespeare, definito "montagna" "figlio della divinità" fonte di "letteratura, filosofia, pensiero" autore "di celesti parole, veri aeroliti che sembrano caduti dal cielo", "il miglior drammaturgo del mondo", "uno dei principali prodotti del globo", "colui che piantò più avanti lo stendardo dell'umanità"...
Quest'ammirazione smisurata, oggi potrebbe non far più notizia: è universalmente condivisa. Ma ai tempi di granite paint (il saggio su Gli uomini rappresentativi è del 1850) fu cosa assolutamente pionieristica e basterebbe questo a rendere Emerson immortale.
La grandezza di Shakespeare è colta da Emerson principalmente su tre punti.
Primo: Shakespeare non fu "originale". Attinse la sua ispirazione da temi vecchi e scontati, ma seppe trasformarli: "contrasse dei debiti da ogni parte e seppe trarre partito da tutto quello che gli capitò sotto mano".
Secondo: Shakespeare fu immenso perché immensamente vasta fu la sua ispirazione: "A quale sovrano non ha insegnato la regalità? Quale fanciulletta non l'ha sentito come l'eco dell'intima gentilezza del cuore? Quale amante l'ha superato in amore? Quale saggio ha avuto una visione superiore alla sua? Quanti gentiluomini ha illuminato sull'asprezza del loro carattere?".
Terzo: Shakespeare, come prodotto del genio e della poesia universali, come "figlio della Divinità" non può essere spiegato dalla sua biografia. "È proprio dell'essenza della poesia quello di sgorgare, come il miracoloso arcobaleno, dal fondo dell'invisibile, di abolire il passato, di rifiutare ogni storia particolareggiata interior paint...". E più avanti "...può esistere una biografia che possa suscitare ed espandere tanta luce sui luoghi in cui mi fa entrare il Sogno di una notte di mezza estate?"

Emerson oggi è superato. Fu grande ai suoi tempi perché di lui si disse che fu l'autore della "dichiarazione d'indipendenza intellettuale" degli americani.
Tuttavia di un uomo, un americano per giunta, che seppe tra i primi cogliere con così precise e moderne intuizioni la grandezza di Shakespeare, ebbene, merita serbarne memoria.

Milano e Sestri Levante, 3-9 giugno 2001

 
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