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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
GABRIEL GARCÌA MÁRQUEZ
Cronaca di una morte annunciata
Traduzione di Dario Puccini, pp. 126, Mondadori Editore, 1982-1994.

"Il giorno che l'avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5.30 del mattino per andare ad aspettare il bastimento con cui arrivava il vescovo...".
Basta un incipit così intrigante per invogliarti a leggere il mitico breve romanzo che ha dato la fama a Márquez ed il cui titolo è diventato un luogo comune, stra-abusato, del linguaggio giornalistico e politico degli ultimi anni...

Siamo in un imprecisato villaggio caraibico in un'epoca forse anni Cinquanta. È una domenica. Un personaggio un po' misterioso, venuto da lontano, "a comprare la sua felicità col peso esorbitante del suo potere e della sua fortuna", dal celebre nome, Bayardo San Román, figlio di un eroe nazionale, sposa Angela Vicario, una ragazza di origini umili, non innamorata di lui, "figlia minore di una famiglia di scarse risorse" nella quale i maschi "erano stati allevati per essere uomini" le femmine "erano state educate per essere mogli".
Tutta l'intera domenica e tutto quanto il villaggio straripano di baldoria per la festa di nozze: una festa grandiosa che coinvolge per tutta la notte la vita del villaggio e di tutti i suoi abitanti. Ad un certo momento lo sposo si carica in auto la sposa e se la porta nella propria casa. Mentre tra fiumi di alcool la festa dell'intero villaggio prosegue ed è destinata a durare ininterrotta sino al successivo lunedì mattina perché un altro clamoroso avvenimento è previsto: l'arrivo del vescovo, su una nave di passaggio, evento che da solo basta a mettere in subbuglio l'intero villaggio. Ma ancora al buio, durante la notte, poche ore dopo il congedo dalla gran festa di nozze, Bayardo San Román "riconduce Angela Vicario a piedi, a casa dei genitori, perché il rumore del motore non denunciasse la sua disgrazia prima del tempo". "Nessuno aveva mai pensato, e nessuno lo disse mai, che Angela Vicario non fosse più vergine...". Scatta l'obbligo d'onore: ora tocca a due dei fratelli di Angela uccidere Santiago Nasar, loro amico, presunto seduttore, affinché "la sorella ingannata fosse di nuovo in possesso del proprio onore".
I fratelli sono due gemelli di 24 anni, Pablo e Pedro Vicario, di professione macellatori di maiali, quella notte fra domenica e lunedì gonfi di alcool e di stanchezza. Affilano i coltelli, lunghi coltelli presi nel loro mattatoio, e annunciandolo a tutti quelli che incontrano per strada e nelle botteghe aperte la notte, vanno in cerca di Santiago Nasar per ucciderlo. "Non ci fu mai una morte più annunciata di quella": "alle sei del mattino, tutti, proprio tutti, lo sapevano" che Pablo e Pedro aspettavano Santiago Nasar per ucciderlo. Con i coltelli e le bottiglie di rum i due fratelli girano l'intero villaggio dicendo a tutti "stiamo per ammazzare Santiago Nasar". E perché lo annunciano a tutti?
Perché "i fratelli Vicario non erano tanto impazienti di eseguire la sentenza quanto di trovare qualcuno che gli facesse il favore di impedirglielo...".
Ma la magia dell'intero romanzo consiste proprio nell'ineluttabilità di questa morte annunciata: tutti sanno, ma nessuno agisce. Per incredulità, per timore, per inerzia, soprattutto perché è impossibile che Santiago Nasar non sappia che sta per essere ammazzato, dal momento che tutti, proprio tutti, ormai lo sanno.
Mancano pochi minuti alla sua morte e la vittima designata, dopo aver dormito una mezz'ora soltanto è di nuovo per strada, cammina verso casa, attraversa una piazza, c'è una folla fitta, ma è come se "camminasse dentro uno spazio vuoto, perché la gente sapeva che Santiago Nasar andava verso la morte, e non s'azzardava a toccarlo...".
E intanto alle 7 del mattino, mentre sta per arrivare la nave del vescovo, si consuma la tragedia annunciata, sulla porta sbarrata di casa, verso la quale Santiago corre per rifugiarsi, e che è la madre stessa ad aver sbarrato, credendo il figlio fosse dentro, al sicuro...
I fratelli Vicario, "senza nessun accordo fra loro, si fecero entrambi il segno della croce e vennero di corsa verso la casa con i coltelli sguainati"... "Continuarono ad accoltellarlo contro la porta, con colpi alterni e facili, e avevano l'impressione che Santiago Nasar non dovesse crollare mai: in realtà non cadeva perché loro stessi lo stavano sostenendo a forza di coltellate contro la porta...".
Non si abbatte Santiago: "reggendosi con le mani le viscere penzolanti" fa il giro della casa, raggiunge l'ingresso posteriore, ha "persino cura di scuotersi con la mano la terra rimasta sulle trippe", inciampa sull'ultimo gradino, si rialza subito, entra in high air pressure DTH hammer casa e finalmente crolla, "ventre a terra in cucina"...

L'io narrante è un amico di Santiago. Ricostruisce la cronaca di questa morte annunciata, tessera per tessera, come un fatale mosaico, combinando tanti rivoli di cronache parallele, simultanee, precedenti, successive, come un "puzzle" che si compone tragicamente, pagina dopo pagina, istante dopo istante...

Romanzo breve, intenso, agghiacciante, popolato di personaggi che sono tutti pedine inconsapevoli del grande gioco di vita e morte che sovrasta l'uomo e la sua volontà.
C'è un'eco, una forte eco, d'un altro famoso romanzo a mosaico, di morte annunciata, Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder, ove a poco a poco i fatti frammentari e apparentemente incoerenti dell'esistenza, si compongono, e sortiscono un effetto finale tragico e ineluttabile.
Una appassionata, inquietante e bellissima tragedia sul tema della fatalità, sia l'uno che l'altro romanzo, quello di Wilder, del 1927, e questo di Márquez, del 1981.

Sestri Levante, 20/27 agosto 2001

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
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