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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
LOUIS-FERDINAND CÉLINE
Casse-pipe
A cura di Giuseppe Guglielmi, pp. 140, Einaudi, Torino, 1995.

Un lungo racconto, incompleto, di una settantina di pagine. Avrebbe dovuto diventare un romanzo, di cui l'Autore lascia l'architettura e la trama.

Un centinaio d'uomini guidati dal Maresciallo Rancot gira a vuoto sui campi di battaglia degradandosi ogni giorno di più sino alla catarsi finale: si buttano nel cuore della battaglia e si fanno massacrare (Casse-pipe = massacro).

Siamo nel 1914 sul fronte Francia-Germania. La recluta volontaria Ferdinand (l'io-narrante, ch'è poi Céline stesso che diciottenne s'arruolò volontario nel 1912) giunge di sera in abiti borghesi presso la brigata cui è assegnato. Il racconto è l'intera prima nottata. I fatti sono pochi. L'iscrizione sul registro delle reclute. Le tremende angherie cui la recluta è sottoposta dai graduati e dai "nonni". La dimenticata parola d'ordine con cui il gruppo avrebbe dovuto dare il cambio a un piantonamento. Un attacco di epilessia d'uno dei soldati. Gli infiniti "cazziatoni" da parte dei due graduati. La pioggia battente, il buio, il freddo, la sveglia mattutina con la tromba, le bottiglie di vino, l'infinita, bestiale, allucinata degradazione di tutto e di tutti.

Il racconto non si svolge per fatti, ma per dialoghi. Anzi, per monologhi. Il linguaggio è celiniano: sgrammaticato, gergale, con una sintassi distorta e bestiale. Prevalgono le ingiurie, le bestemmie, le parolacce.
L'insieme è un viaggio allucinato e allucinante nell'abbruttimento e nella degradazione. La cifra di lettura è l'antimilitarismo. La violenza è inaudita, sconvolgente. L'impressione è forte. Il quadro è agghiacciante.
Siamo di fronte a qualcosa di irripetibile e di indimenticabile. Il mezzo espressivo è la parola, ma è come se fossimo di fronte non a un fatto letterario, ma pittorico, scultoreo, plastico. Le parole, anzi, i monologhi, inducono una rappresentazione visiva, non descrittiva, dei fatti.
È un capolavoro? Sì, nel senso più pieno della parola: nel senso di vertice, di primato, di assoluta originalità.

Casse-pipe è del 1936 e fu pubblicato per la prima volta nel 1948.
Mezzo secolo più tardi compare in Italia (e presto scompare morendo di AIDS) un giovane scrittore, all'incirca trentenne, omosessuale, Pier Vittorio Tondelli. Pubblica uno o due libri di racconti e due o tre di romanzi.
Uno di questi racconti ricorda molto da vicino Casse-pipe. È una notte di sarabande tra marciapiedi e infime discoteche di un gruppetto di sciamannati, puttanelle, travestiti, drogati... Un racconto indimenticabile, come quello di Céline, allucinato e visionario, calato nella degradazione, non più militaresca dei primi del Novecento, ma urbana, in un fine-secolo di trasgressione ed emarginazione nella società del benessere.

Milano, 12/6/99



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