Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
PIERRE CORNEILLE
Il Cid
Sta in Teatro, a cura di Maria Ortiz, pp. 90, Sansoni, Firenze, 1964.

Il Cid è del 1637: è il dramma di Corneille più noto, più di successo, più discusso, più amato e odiato. Il suo successo fu travolgente, ma il dramma fu travolto anche dalle critiche. Si può veramente dire che la Francia, all'epoca, si divise in due partiti, pro e contro il Cid. E ci fu vera guerra fra i due partiti, fino al momento in cui venne istituito una sorta di processo alle qualità del Cid: il dramma venne sottoposto al giudizio dell'Accademia Francese e questa lo assolse.
Ricordiamoci però che la critica letteraria di quell'epoca era ben diversa da quella d'oggi, e soprattutto in campo teatrale. Gli elementi su cui si dibatteva erano, per esempio, le unità aristoteliche o la verosimiglianza del racconto. Cose di cui oggi non potrebbe importarcene di meno. Anche se il concetto è inesatto, ma serve a far capire, diciamo che la critica letteraria all'epoca era quantitativa, non qualitativa.

Il nucleo tematico del Cid è la lotta fra l'amore e il dovere, o l'onore, cioè il dovere di difendere il proprio onore secondo i codici morali dell'epoca.
Il Cid è innamorato di Ximena e Ximena lo è di lui. Ma il padre di Ximena offende e schiaffeggia il padre, molto vecchio, quindi ormai imbelle, del Cid. Questi dunque è tenuto a vendicarne l'onore: sfida a duello il p

adre di Ximena, un celebre cavaliere, e lo uccide. Lo fa molto a malincuore, ovviamente, ma lo deve fare. Ora anche Ximena ha il suo dovere d'onore da compiere: deve, per vendicare il proprio padre, chiedere al re la morte del Cid, pur amandolo più di se stessa. Lo deve.
Questo è il nucleo drammatico, che Corneille eredita da una lunga tradizione letteraria e più direttamente da un dramma spagnolo di Guillem de Castro, d'una generazione precedente la sua. Corneille affronta e svolge la materia scavando in profondo all'interno degli animi dei suoi personaggi e sviscerandone la drammaticità della situazione da ogni possibile punto di vista, da ogni sfaccettatura. Dice Rodrigo, il Cid: "...in questo affronto l'offeso è mio padre e l'offensore è il padre di Ximena... debbo vendicare un padre e perdere la donna amata... la triste scelta di tradire il mio amore o di vivere infame... Vendicandomi m'attiro l'odio e l'ira di lei... se non mi vendico, mi attiro il suo disprezzo..." (I, 6).
Ora "il conte è morto: don Diego, per mano di suo figlio, ha vendicato l'offesa" (II, 7) ricevuta dal conte appunto, cioè dal padre di Ximena. Eccola Ximena precipitarsi dal re e chiedere che sia "punita l'insolenza di un giovane audace..." (II, 8) ed ecco il re temporeggiare per decidere se punire Rodrigo o no, valutando le sue ragioni.
Ximena è, nel dramma di Corneille, un personaggio a due facce. C'è una Ximena in privato che è credibile e umana nel suo dramma interiore: "...la metà della mia vita ha messo l'altra nella tomba... come potrà calmarsi il mio dolore se non posso odiare la mano che ne è causa?... nel mio nemico vedo colui che amo... duro combattimento tra la collera e l'amore... chiedo la sua testa e temo di ottenerla..." (III, 3).
È la Ximena più bella, più shakespeariana, dibattuta, dilaniata, in conflitto con se stessa. La Ximena che prende una decisione eroica: chiedere la condanna a morte di Rodrigo, ottenerla, e poi uccidersi subito dopo la sua esecuzione. E c'è invece una seconda Ximena, quella "pubblica", che è dura, inaccontentabile, ostinata: in una parola, odiosa. Una erinni assetata di sangue, una sorta di fondamentalista della vendetta, disumana nella sua ostinazione.
Una Ximena che fa ombra alla prima, che toglie alla prima quanto di bello e di profondamente poetico c'è nel conflitto fra due esigenze contrastanti.
Rodrigo, subito dopo l'uccisione del conte, è diventato un eroe nazionale: c'è stato un assalto dei mori e Rodrigo ha difeso e salvato il regno, combattendo come un leone. Il re ora lo vuole salvare e offre a Ximena un compromesso: Rodrigo continuerà a combattere, esporrà al pericolo la sua vita, potrebbe morire in battaglia... Ma Ximena non accetta: "...chiedo la sua morte, ma non gloriosa... non sul campo dell'onore, ma sopra un patibolo... il suo nome sia macchiato, la sua memoria disonorata..." (IV, 5). Questa è la Ximena "pubblica", quella che toglie credibilità poetica alla figura della donna innamorata e combattuta.
Il dramma è quasi irrisolvibile a questo punto. Lo risolve, quasi deus ex machina, la decisione salomonica del re: ci sarà un duello fra Rodrigo e un cavaliere servente di Ximena. Quegli dei due che vincerà il duello sposerà Ximena, per ordine del re.
La decisione di Rodrigo è di farsi uccidere: non combatterà, non si difenderà "...corro al supplizio e non al combattimento: il mio fedele amore mi toglie il desiderio di difendere la mia vita quando voi chiedete la mia morte..." (V, 1). E qui torna a vivere la poesia di una splendida Ximena, il momento poeticamente più alto dell'intero dramma. È lei, la donna innamorata, che trova le parole giuste per convincere Rodrigo a lottare, a difendersi, a vincere il duello. "Ne fai così poco conto, del tuo amore per me, da voler essere vinto senza combattere... il tuo onore t'è più caro di me... sei generoso solo per farmi oltraggio? Se non si tratta di offendermi non sei più coraggioso?... Se ti senti ancora il cuore preso di me, esci vincitore da un combattimento di cui il premio è Ximena!" (V, 1).
Ximena, in sostanza, vuole un alibi che le consenta di stringersi di nuovo a Rodrigo "essa cerca un duello che, dando la vittoria a Rodrigo, forzi il suo dovere e l'autorizzi a mostrarsi finalmente placata" (V, 3).
È così? È così, poeticamente è così. È questa la Ximena personaggio poetico e tragico di sublime altezza.
Ma invece non è così. Quando sta arrivando il lieto fine ecco che torna la Ximena-erinni, l'inaccontentabile vendicatrice assetata di sangue. In un primo momento crede che Rodrigo abbia perso il duello e piange disperata. Quando invece scopre che Rodrigo ha vinto e lei quindi, in base alla sentenza del re, è obbligata a sposarlo, ecco che ancora si rifiuta, ancora recrimina, ecco che ancora si lamenta: "debbo io abbandonarmi all'eterno rimprovero d'essermi bagnate le mani nel sangue di mio padre?" (V, 7). E così abbiamo un finale atipico: "Prendi un anno, se vuoi, per asciugare le tue lacrime" dice il re a Ximena e spedisce Rodrigo in guerra a combattere i mori invitandolo a confidare nel tempo che sarà la migliore medicina per conquistare Ximena.
Tragedia a lieto fine, ma rimandato.

È un capolavoro il Cid? E' un capolavoro, con dei limiti. La figura di Ximena non riesce a entrarti nel cuore: il poeta ha rasentato, per così dire, la costruzione d'un grandioso personaggio dibattuto tra l'amore per il suo uomo e la pietà filiale, ma non è riuscito a fondere in un unico ritratto convincente i due termini del problema.
Ximena non entra nel novero delle grandi figure femminili del teatro, del grande teatro. Non ha la dolcezza di Alcesti, non ha la perfidia vendicativa di Medea. È la Ximena di Corneille: due personaggi in uno. Ma non fusi tra loro.

Sestri Levante, 25/8/04


 

 

www.wahh.co.uk

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1