Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
PIERRE CORNEILLE
La Piazza Reale o l'innamorato stravagante
Sta in Teatro, traduzione di Maria Ortiz, pp. 70, Sansoni, Firenze, 1964.

Il secondo titolo della commedia è L'innamorato stravagante e invero è stravagante il modo in cui Alidoro è legato ad Angelica: la ama, ma non vorrebbe amarla, perché più d'Angelica ama la propria libertà. Si crede "infelice perché troppo amato" crede che lei, con "l'amarlo troppo l'uccida", sogna "la libertà in mezzo alle catene"... In sostanza è un innamorato, ma è un libertino, e tra la donna di cui è innamorato, e la propria libertà, sceglie la propria libertà. Fin qui niente di stravagante. Stravagante è il modo in cui decide di risolvere il dissidio: farsi odiare dalla propria donna, farsi abbandonare da lei e "girarla" al suo amico del cuore, un certo Cleandro, il quale è anche a sua volta innamorato di lei. Ma avviene un incidente, nei maneggi di Alidoro, e la bella Angelica finisce nelle mani sbagliate, quelle d'un terzo uomo, Dorasto, anche lui innamoratissimo di Angelica, e i due promettono di sposarsi. Lo stravagante Alidoro non si dà per vinto: rimescola le carte, cerca di nuovo di riconquistare Angelica, ma nuovamente non per sé, ma sempre per l'amico Cleandro. In questi nuovi maneggi che prevedono un ratto notturno, consenziente, con promessa scritta di matrimonio, avviene un malinteso e la ragazza rapita al posto di Angelica è la sua amica Filli, sorella di Dorasto. Il rapitore è Cleandro, l'amico di Alidoro innamorato di Angelica, quello a cui Alidoro vuole dare Angelica. La conclusione di tutti questi rigiri è che rapitore e rapita, cioè Cleandro e Filli, si innamorano e decidono di sposarsi e Angelica finalmente decide di scaricare lo stravagante Alidoro e di farsi suora: "un chiostro è ormai l'oggetto dei miei desideri, cercati un'altra da tradire e addio per sempre!". L'egoista Alidoro se ne compiace perché raggiunge due scopi: torna libero di sbizzarrirsi a caccia di facili avventure che non lo leghino e "evita il pericolo del dover provar rabbia nel vedere il proprio bene nelle mani di un altro...". In sostanza non sarà geloso della sua Angelica perché non andrà sposa ad altri: "poiché essa dice al mondo un eterno addio, come senza rimpianto la cedevo a Cleandro, così senza rimpianto la vedrò darsi a Dio...".

La Piazza Reale è una commedia tutta d'intreccio con la parvenza, ma solo la parvenza, di un notevole approfondimento psicologico nella figura di Alidoro, lo stravagante e amletico protagonista, che continua a far di tutto per liberarsi della fidanzata ma che, quando questa lo pianta, la rincorre con ogni mezzo. Per riprendersela, sì, ma non per sé, bensì per cederla all'amico Cleandro.
Alidoro è innamorato. Non vuole esserlo perché l'amore lo lega e gli toglie il libero arbitrio. Però è geloso. Non vuole che Angelica finisca nel letto di altri. Allora il suo disegno è quello di infilarla nel letto di Cleandro il suo più caro amico. Di lui non sarebbe geloso. Uno psicanalista che esaminasse il caso potrebbe sentenziare che il dare la sua donna all'amico rinforzerebbe in Alidoro il senso del possesso e del controllo d'entrambi gli oggetti amati, la donna e l'amico.

A dispetto di molta critica (anche Croce ha lungamente discettato su questa commedia e tutto sommato in chiave positiva) La Piazza Reale non può essere definita una bella commedia. L'intreccio è inutilmente complesso, è ripetitivo, di nessuna credibilità e tutto sommato noioso. Si lascia leggere, e si deve leggere, perché l'ha scritta Corneille.
La critica ha discusso a lungo se Alidoro sia un personaggio tragico o comico, se in nuce nella problematica di Alidoro (l'anelito di libertà) non vi sia già qualche seme del Corneille maggiore... Eccetera. La verità è che Alidoro non è né tragico né comico e tutto sommato non è una creazione drammatica significativa, che lasci un segno, che susciti delle emozioni. Siamo di fronte a un'opera minore che tale è, e resta, al di là di ogni approfondimento critico.
Sarà Pirandello, qualche secolo dopo, a rispolverare per così dire la problematica posta da Alidoro, a rovesciarla e a costruire un dramma originale, credibile e pieno di stimoli in "Ma non è una cosa seria".
Così si può dire di La Piazza Reale: non è una cosa seria. E tutto sommato non è nemmeno una cosa stravagante, come il titolo vorrebbe. È solo una delle tante opere secondarie di un grande autore.

7/12/01


www.jltlec.fr

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1