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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
CHARLES LOUIS DE MONTESQUIEU
Lettere Persiane
A cura di Adolfo Ruata, pp. 324, UTET, Torino, 1956

Le Lettere Persiane sono un libro d'oltre 300 pagine di brevi lettere che degli immaginari principi persiani, in viaggio dapprima, e poi in soggiorno a Parigi e a Venezia, scrivono fra loro e ai loro amici rimasti in Persia. Intercalate da lettere in arrivo dalla Persia da amici, mogli e favorite degli harem, eunuchi, schiavi ecc. Pubblicato nel 1721, il libro ebbe un successo straordinario e diede a Montesquieu, allora trentatreenne, fama europea.
Perché tanto successo?  
Era il momento letterario dei reportages di viaggi esotici e questo libro per metà lo è. Ed era il secolo dei lumi: si scoprivano le libertà fondamentali dell'uomo, le assurdità e le ipocrisie delle religioni, le ingiustizie degli assolutismi. E questo libro ne fa critica ad oltranza, in chiave satirica, leggera, piacevole.
È tutto questo e, se vogliamo, è qualcos'altro ancora: è cioè anche una sorta di raccolta di saggi alla Montaigne, ma decisamente più brillante, colorito e leggero.
Vediamone i diversi aspetti.
È un reportage alla rovescia. Anziché esser l'europeo che va in Persia e si stupisce che là ciascun uomo abbia più ; mogli e le tenga chiuse in un harem inaccessibile, è il persiano che viene a Parigi e trova sbalorditivo l'uso europeo d'avere una sola moglie e di esporla ai desideri e alle conquiste degli altri uomini. La chiave narrativa consente una satira estremamente facile di usi costumi e ipocrisie della società francese del momento, con un umorismo sempre garbato e sottile: la fedeltà coniugale e la gelosia sono irrise, l'adulterio è la regola, compito delle mogli è rovinare i loro mariti con il lusso e con il gioco...
Ma è anche, con le lettere che giungono dalla Persia, un reportage diretto. Le quali lettere indulgono soprattutto sui costumi sessuali orientali, con compiaciuta morbosità (chiave di successo letterario allora oggi come) su temi legati alla scelta delle schiave, all'acquisto di esse al mercato, agli esami preventivi fatti dagli eunuchi, all'incesto tra fratelli e sorelle, eccetera.
Poi c'è il Montesquieu illuminista, il saggista alla Montaigne. Una gran messe di orologi falsi svizzeri italia argomenti i più svariati. L'ipocrisia del clero che predica bene e razzola male. La cialtroneria truffaldina dei falsi profeti. L'idea della divinità. Il conflitto tra il libero arbitrio da una parte e l'onniscienza divina dall'altra. La religione ebraica come progenitrice di quella cristiana e musulmana. Il velato politeismo cristiano. La colpevole ignoranza dei giudici (a che pro studiarsi le leggi visto che saranno gli avvocati a prendersi la briga di citarle tutte, quelle inerenti il caso?). L'ipocrisia dell'inquisizione (che non fa mai bruciare un ebreo senza prima chiedergli scusa). Il rapporto (mancato) fra severità delle pene e numero di delitti. L'amor di patria  Le minoranze (religiose e razziali) e la loro utilità nelle società. Le guerre di religione, dovute non alla molteplicità dei credo, ma all'intolleranza del credo dominante. La guerra, che nel diritto internazionale è l'equivalente di ciò che è la condanna a morte nel diritto penale pubblico. Il profitto economico e l'aumento demografico come motori di sviluppo, di progresso, di ricchezza. La decadenza dell'oggi, misurata anche come decremento demografico rispetto al passato. Il divorzio (impedito dalla religione cristiana) inteso come garanzia di libertà e di autentico amore nel matrimonio. L'ipocrisia e la dannosità del celibato imposto ai religiosi. Le leggi contro l'aborto. Il colonialismo e il commercio di schiavi. Il linguaggio ermetico ed oscuro in cui sono redatte le leggi. La scarsa utilità del tradurre i classici (la traduzione dà sì corpo, ma non dà vita...). Alcune pagine infine sono dedicate a John Law (lo scozzese "inventore" del denaro cartaceo, che fu ministro delle finanze, sotto la reggenza, all'epoca di Montesquieu) descritto come illusionista truffaldino e malandrino. Eccetera, eccetera, in un vario alternarsi di piacevolezze e pedanterie settecentesche.


È un libro da leggere con piacere, oggi, e Lettere Persiane?

No. È un libro che ha fatto tutto il suo tempo ed i cui contenuti sono superati. Non ha specialissimi pregi letterari. Non è opera di poesia Quindi può essere trascurato. Ha tuttavia valore storico. Statuisce, per così dire, lo stato dell'arte del pensiero liberale ai primi del Settecento in Europa. E in questo senso, ma solo in questo senso, può essere un libro imprescindibile.

Sestri Levante, 18/3/01

 
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