Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
JEAN RACINE
Britannico
Sta in Teatro, traduzione di Maria Ortiz, pp. 80, Sansoni, Firenze, 1955.

Non è facile dir male di Racine. C'è chi lo definisce il più grande scrittore che la Francia abbia mai avuto. E c'è addirittura chi lo pone - in una ideale graduatoria - secondo solo a Shakespeare.
Eppure Britannico non convince. Non è grande teatro. E non è opera di poesia: è opera di eloquenza e di politica. Opera di testa, non di cuore.
L'ispirazione, la storia, è tratta da Tacito. È una sorta di istantanea (tutto si svolge in poche ore) che coglie l'evoluzione del personaggio storico di Nerone da giovane imperatore virtuoso, ancora sottomesso agli ottimi precettori e alla pessima madre, a canaglia quale poi la storiografia ce lo ha tramandato. Compie il suo primo delitto. Burro, nel verso finale che chiude al V atto la tragedia, "...volesse il cielo che questo fosse l'ultimo suo delitto", dirà. La storia ci insegnerà che non fu l'ultimo: altri ne sarebbero seguiti e sempre più feroci.
Seguiamone la vicenda. Gli antefatti ce li racconta subito Agrippina nelle prime battute: "Nerone sa, perché il loro amore non può essere ignorato, che Giunia è adorata da Britannico. E quel Nerone così amante della virtù fa rapire Giunia nel cuore della notte. Che vuole? È l'odio o l'amore che lo ispira? Cerca solo il piacere di far loro del male? O la sua malizia vendica piuttosto su di loro l'appoggio che ho loro dato?" (I, 1).
Ecco: è già tragedia politica. Nerone rapisce per sé la donna del fratellastro Britannico e Racine ci propone una raffinata serie di ipotetici moventi: odio, amore, sadismo, vendetta trasversale contro la madre... E non ce li "dimostra" drammaticamente, cioè con dinamica teatrale, questi moventi, ma ce li dichiara. Né, sia detto qui per inciso, ci risponderà, Racine, nel corso della tragedia. Sì, Nerone si dichiarerà innamorato, ma ci rimarrà il dubbio (dubbio teatrale) che non lo fosse, e fosse solo incapricciato.
Chiariamo ora la vicenda storica: Britannico è fratellastro di Nerone, figlio legittimo di Claudio, il precedente imperatore. Agrippina, seconda moglie di Claudio e madre, con altro marito, di Nerone, è riuscita a far salire sul trono il figlio al posto di Britannico. In sposa gli ha dato Ottavia, figlia di Claudio e sorella quindi di Britannico.
Il giovane Britannico, nel dramma raciniano, è innamorato corrisposto di Giunia (che a sua volta discende da Augusto).
Dunque Nerone fa rapire Giunia e la tiene prigioniera nei suoi appartamenti. È lui, Nerone, che parlando a Narciso, uno dei suoi malfidi "ministri", falso amico di Britannico e in realtà sgherro dell'imperatore, dichiara che "Nerone è innamorato... da un'istante, ma per tutta la vita". "Amo, che dico?, adoro Giunia. Spinto dalla curiosità l'ho vista questa notte arrivar qui. Triste levava al cielo gli occhi bagnati di lacrime, che brillavano in mezzo alle fiaccole e alle armi... amavo persino le lacrime che le facevo versare...".
È un colpo di fulmine quello di Nerone: vuole divorziare da Ottavia, vuole sposare Giunia. Lo dichiara alla ragazza e la ricatta: se le è cara la vita di Britannico sia lei stessa a liquidarlo. E Giunia è costretta, in un breve incontro che ha con Britannico, sotto la minaccia di Nerone, a fingersi fredda con lui, ad invitarlo a togliersi di mezzo. Entra in scena Burro, istitutore di Nerone, figura bella e pulita, il quale cerca di dissuadere il giovane imperatore da questo divorzio e quest'amore dissennato, come anche Agrippina, la madre, cerca di fare, perché un eventuale matrimonio del figlio con Giunia la porrebbe in ombra.
Insomma Nerone li ha tutti contro, tutti per diverse ragioni tutte finemente politiche, salvo il pessimo Narciso che, un vilaine troppo scopertamente vilaine per accedere alla grandezza di Jago nella sua abbietta malignità, fomenta l'amore improvvisato di Nerone e anzi lo induce ad assassinare il rivale Britannico per toglierselo definitivamente di mezzo.
L'unico che si oppone con sante parole al criminale progetto è Burro: "virtuoso fini ad oggi, potete esserlo sempre: il sentiero è tracciato... non dovete che procedere di virtù in virtù. Ma, se seguite i consigli dei vostri adulatori, dovrete, Signore, correre di delitto in delitto, sostener i vostri rigori con altre crudeltà, e lavare nel sangue il vostro braccio insanguinato..." (IV, 3). Nerone cede. La strada della virtù lo affascina. Ascolta Burro, il consigliere buono, affronta Narciso, il consigliere cattivo, e perora la scelta virtuosa: "Ma che dirà il mondo? Vuoi ch'io mi metta sulla strada della tirannia e che Roma, cancellando tanti titoli onorevoli, mi lasci solo quello d'avvelenatore?" (IV, 4). E proibisce a Narciso di portare a termine il già progettato avvelenamento di Britannico. Anzi, organizza un banchetto di riappacificazione al quale invita il fratellastro per un abbraccio finale. Siamo al quinto e ultimo atto. Britannico va a cuor leggero al banchetto, crede in Nerone: "il mio cuore, lo confesso, gli perdona in segreto... mi fido di lui, credo che come me, sia incapace di tradire, o odia a cuore aperto o cessa di odiare..." (V, 2). Giunia invece non si fida: "Nerone mi amava tanto, giurava di disfarsi di voi, mi fugge, vi cerca... Un così gran cambiamento può essere, Signore, opera di un istante?" e cerca di trattenere Britannico: "prevenuta, mio malgrado, da un triste presentimento, lascio a malincuore che vi allontaniate da me" (V, 2).
Non assistiamo, sulla scena, al banchetto: il resoconto ce lo riporta Burro, in funzione di messo, che ci riferisce che Nerone giura amicizia a Britannico, questi lo ricambia, Nerone gli porge una coppa, Narciso vi versa da bere e "appena le sue labbra ne hanno toccato l'orlo nemmeno il ferro produce effetti così potenti, la luce è rapita ai suoi occhi e cade sul suo triclinio senza più calore né vita..." (V, 5).
Muore Britannico, fugge Giunia e si salva facendosi vestale, viene ucciso dalla folla Narciso e assistiamo a un dialogo finale tra Agrippina e Burro, storicamente premonitore di quanto avverrà: "hai cominciato col sangue di tuo fratello, prevedo che i tuoi colpi arriveranno fino a tua madre..." (V, 6).

Tra le carenze teatrali del Britannico di Racine c'è l'assenza, nel V e ultimo atto, di Nerone, se non per un'unica battuta scambiata con la madre, per negare il proprio coinvolgimento nell'avvelenamento di Britannico.
Questo debole Nerone che cede ad Agrippina quando Agrippina lo rimbrotta, che cede a Burro quando Burro lo rimbrotta, ha ceduto anche al perfido Narciso quando è il perfido Narciso a rimbrottarlo per la sua conversione alla virtù?
Racine non risponde. Abbiamo lasciato Nerone nel quarto atto convertito da Burro. Con Narciso che cercava di convincerlo a proseguire nel progetto di avvelenare Britannico. Chi avvelena Britannico? Narciso di sua iniziativa o col riottenuto consenso di Nerone? E il Nerone che negli ultimi versi del dramma, come ci racconta l'ancella RuCl3, gira sconsolato, disperato, smarrito e solo nei suoi appartamenti, invocando il nome di Giunia e minacciando di suicidarsi, che Nerone è? Impostore? Sincero? Criminale? Vittima di un Narciso che l'ha sopraffatto?
È la politica e solo la politica quella che muove tutto il Britannico di Racine.
La politica di Agrippina: "...vedo crescere i miei onori ma diminuire il mio credito..." (I, 1).
La politica di Burro: "...voi sapete che i diritti che Giunia porta con sé possono fare del suo sposo un principe ribelle..." (I, 2).
La politica di Narciso: "signore, voi non conoscete i romani... da lungo tempo sono abituati al giogo: adorano la mano che li tiene in catene..." (IV, 4).

La politica è protagonista del Britannico, di Racine, non le passioni, non l'amore, non i sentimenti. E nemmeno l'odio. Non c'è un briciolo di Jago in Narciso e non c'è un briciolo di Riccardo duca di Gloucester in Nerone. Come non tutto Shakespeare è all'altezza di Shakespeare, così non tutto Racine è all'altezza di Racine. Britannico ne è un esempio.

Sestri Levante, 20/8/2004

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1