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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
JULIES RENARD
Storie naturali
Traduzione di Luisa Baldacci, pp. 120, Edizioni Stampa Alternativa, Viterbo, 1992.

Leggero, lieve, in punta di penna. È preferibile definirlo così, Renard, che non con quell'appellativo di "naturalista" che lo inserisce accademicamente in una corrente letteraria senza minimamente individuarne la sua più evidente peculiarità di poeta e narratore.
La stessa levità la trovi in Pel di carota, in Lo scroccone, in Storie naturali. Un pennino sottile, una mano leggera, un inchiostro color pastello chiaro, una trasparenza che ricorda quei batuffoli di nuvole leggere che in certe magiche aurore si vedono all'orizzonte...
Che poi sia un naturalista può anche darsi, ma che importanza ha? Anche Zola era un naturalista, ma fra Zola e Renard c'è un oceano di distanza, la stessa che vi sarebbe tra un'orchestra di cento elementi, tutti insieme, e l'assolo d'una spinetta su uno spartito lieve e decorativo dei primi del Settecento. Le Storie naturali è un libriccino di poche pagine con brevissimi pezzi in prosa che hanno la levità di piccole poesiole, dedicate una ciascuna a un diverso animale. Sono appunti freschi e giovanili sul filo del sorriso leggero e spesso accompagnati da momenti di commozione. L'impressione è esattamente quella dei quaderni di schizzi, degli appunti visivi, d'un pittore che girasse per la campagna e volesse prendersi delle note pro-memoria di scenette colte al volo, per trasformarle poi in dipinti. Istantanee impressionistiche d'animali, piante, campagna, cacciatori. L'uomo è poco presente ed è quasi un estraneo, certamente un disturbatore: sono gli animali i protagonisti assoluti, ciascuno colto in una lieve caricatura.
Renard coglie i segni essenziali, il tratto più caratteristico d'ogni specie, e lo cristallizza con sottile e ammirata ironia e il più delle volte con la tenera commozione di chi ama la natura e ne condivide il sentimento di purezza e di inimitabile unicità.
La gallina, il gallo - quello vero, altezzoso, e quello di metallo che gira al vento sul tetto della chiesa - la coppia d'anatre, il tacchino, la faraona...
E poi il cigno con il collo vestito di neve, il pavone che ogni giorno si veste con l'eleganza di chi va sposo, il cane con gli occhi pieni di lacrime, lacrime d'amore per i suoi padroni, la mucca malata che dolorosamente muore nella stalla mentre il veterinario le pratica un ultimo inutile salasso e "il sangue zampilla nel secchio di stagno che, di solito, s'empie di latte fino all'orlo", e il vaccaro che "accoccolato accanto a lei, le mormora parole tenere" e, nell'attimo in cui muore, la voglia di dar cinque lire al campanaro dicendogli "va a suonare la campana per qualcuno che è morto a casa mia"...
E poi c'è l'asino che cammina con il "passo breve e secco da funzionario", il maiale che "spinge avanti a casaccio, come un vomere, il suo grugno infaticabile", le pecore lassù sui prati di montagna che sembrano nuvole bianche che sul pendio salgono leggere verso il sole, le rane "che sono come i chiassosi strilloni per le strade che gridano le ultime notizie del giorno", il rospo che "il mondo, ingiusto, tratta come un lebbroso", i fenicotteri che "camminano sulle molle da caminetto, per timore di bagnare nell'acqua del laghetto i loro gonnellini rosa", i cardellini con "il loro volo tinto di rosso sangue e di giallo zolfo", i pipistrelli "col frullo dei loro scialletti funebri", una giovane coppia di due pernici in amore che "volarono via così unite, ala sopra, ala sotto, che il colpo di fucile che uccise l'una, tramortì l'altra...".

Appunti, notazioni, promemoria, schizzi, bozzetti, accenni, istantanee: con la levità, la grazia, la delicatezza, il colore, di attimi fuggevoli di poesia. La piccola lieve poesia delle piccole cose.

Le Rouret in Provenza, 7/7/02



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