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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
MARCEL SCHWOB
Vite immaginarie
A cura di Omar Austin, illustrato da George Barbier, pp. 126, Stampa Alternativa, 1995

Marcel Schwob è uno di quegli autori (e non sono pochi: si pensi al nostro Cesare Beccaria) che sono più "parlati" che letti. Diciamo che fa "chic" essere tra quelli che conoscono Schwob.
La sua modalità narrativa è un po' alla Siddartha di Hesse: simula una profondità che di fatto non c'è, è profondità più di facciata che di sostanza. Ha una scrittura lussureggiante, ricercata, barocca, ricca.
Tra i suoi libri, un libriccino in verità, perché decisamente breve, c'è Vite immaginarie. Rientra, in senso lato, in quell'ampio filone delle biografie fantastiche che va dal di Flaubert treated copper foil alle Memorie di Adriano della Yourcenar. È forse il più noto dei suoi libri e sicuramente buona parte della sua fama è dovuta alle splendide illustrazioni liberty di George Barbier in un'edizione, postuma, del 1929 (la prima edizione è del '96).
Che cos'è Vite immaginarie? Sono brevi biografie, immaginarie appunto, cioè frutto di fantasia e non di realtà biografiche, di svariati personaggi, molti reali, alcuni, forse, immaginari, dell'antichità classica soprattutto, e alcuni d'epoche diverse.
Poche pagine ciascuno, tre o quattro pagine, non di più.
È una fantasia un po' esaltata, quella di Schwob: li fa vivere, i suoi personaggi, come a lui sarebbe piaciuto fossero vissuti, tutti un po' paradossali e trasgressivi, controcorrente, anticonformisti, sopra le righe, spettacolari.

Vediamoli, questi raccontini, uno per uno.
Cratete il cinico è un discepolo di Diogene che "mise in pratica tutto quello che consigliava Diogene... Diogene mordeva come un cane" e Cratete invece "...viveva come vivono i cani, frugando nei mucchi di immondizia alla ricerca di ossa...". Regala ogni sua sostanza, abbandona la casa, smette di lavarsi, di tagliarsi le unghie e i capelli e se ne rimane, nudo e immobile tutta la vita copper foil tape, sotto la tettoia d'un fondaco del Pireo.
Settimia incantatrice è una schiava africana che s'innamora d'un uomo libero, Sestilio, il quale la rifiuta. Settimia si rivolge a una propria sorellina, Phoinissa, morta giovane e vergine "a sedici anni, prima che alcun uomo avesse respirato il suo profumo" e le chiede un incantesimo per avere per sé Sestilio. Phoinissa   prova per la sorella "la pietà che i morti provano per i vivi" e "nell'ora in cui si liberano i cadaveri per compiere gli incantesimi", con un incantesimo appunto, un bacio e un abbraccio, fa "morir quasi alla stessa ora della notte, Settimia e Sestilio". E i tre giacciono insieme per l'eternità, uniti.
Lucrezio Poeta, innamorato d'una "donna africana bella, barbara e perversa", s'imbatte in "un rotolo nel quale uno scriba aveva copiato il trattato di Epicuro" e si converte all'atomismo. Così intensamente partecipa la dottrina epicurea che "in tutto il suo corpo sentì un popolo invisibile e diviso, avido di separarsi...". Ma gli è fatale la donna africana: dopo una notte d'amore ella lo avvelena.
Clodia matrona impudica ha sin da giovane un rapporto incestuoso a tre con la omonima sorella Clodia e l'effeminato fratello Clodio. Costretta a sposarsi, avvelena il marito e riprende la "vita a tre" con sorella e fratello. Si amano fra loro ma odiano il resto del mondo. Quando il fratello muore, Clodia, disperata, si trasforma in baldracca da bassifondi e qui, una notte, un cliente la strangola e ne butta "il cadavere dagli occhi aperti nell'acqua gialla del Tevere".
Petronio scrittore si distingue per mollezze, eleganza, sprechi. "Visse mollemente pensando che l'aria stessa che respirava fosse stata profumata per lui...". Giuntogli l'ordine di suicidarsi, da parte di Nerone, fuggì con lo schiavo Siro e "la sua vita finì errando per strade e paesi". Morì ucciso da un grassatore ebreo che gli "aveva conficcato una larga lama nel collo, mentre giacevano insieme, in aperta campagna, sulle pietre di una casa abbandonata".
Sufrah Geomante, mago africano della saga d'Aladino, raggiunge la tomba di re Salomone e si impossessa dell'anello che dà l'immortalità. L'immortalità terrestre, però. Che significa giacere immortale in una tomba, per sempre.
Frate Dolcino eretico predica la povertà e la castità, e la pratica anche. Cacciato dal suo convento di Parma si ritira su un monte nei pressi di Novara e fonda una comunità di diseredati "libera sotto il cielo" dove vive di povertà (e di furti) con una donna, Margherita. "Legati sopra un asino, il viso volto verso la groppa, furono condotti sulla piazza maggiore di Novara e arsi sullo stesso rogo, per ordine dei magistrati".
Cecco Angiolieri poeta dal cuore pieno di odio "nacque a Siena il medesimo giorno nel quale nasceva a Firenze Dante Alighieri". "Povero e nudo come il lastricato d'una chiesa" visse nell'odio verso il padre, ricco e potente, e nell'odio verso Dante, che scriveva versi più belli dei suoi e per una donna più bella e più nobile della sua.
Paolo Uccello pittore visse con l'ossessione della prospettiva. La sua ragazza, bellissima tredicenne di nome Selvaggia, "non riuscì mai a capire perché egli preferisse considerare delle linee dritte e delle linee curve e non il tenero viso alzato verso di lui". "Non c'era da mangiare nella casa di Uccello": quando Selvaggia morì (di fame) Paolo "non seppe che era morta come non sapeva che fosse viva" e subito dipinse quel corpo, affascinato dal disegno "delle piccole mani giunte, così dimagrite" e dalla "linea dei poveri occhi chiusi".
Nicola Loyseleur giudice è teologo e canonico nella cattedrale di copper foil. Devotissimo alla Madonna partecipa al processo di Giovanna d'Arco e "rimase per vederla bruciare". "Cominciò a piangere a calde lacrime", ma non nel vedere il rogo, bensì nel sentire la pulzella urlare il nome di "Maria Santissima". Morì felice, Nicola Loyseleur, soffocato dal nome di Maria che gli si spense in gola con un singhiozzo.
Caterina la trinaia e l'amore è la storia d'una orfanella, che allevata da "una vecchia donna che aveva il naso rosso sotto il cappuccio", diviene dapprima trinaia e poi l'amante mantenuta d'un bieco e corrotto ufficiale di giustizia dello Châtelet, in una Parigi cinquecentesca, ancora percorsa, d'inverno, dai lupi in cerca di cibo. Quando l'amante, per ordine del magistrato, viene fustigato e cacciato da Parigi, Caterina diventa prostituta, in un orrido postribolo, conservando, anche se aveva cambiato mestiere, il nome di Caterina la trinaia. " Una notte, un ruffiano che si faceva passare per soldato, le tagliò la gola per prenderle la cintura. Ma non vi trovò denaro".
Alain Le Gentil soldato "servì da arciere il re Carlo VIII dall'età di dodici anni... e per ventitré anni percorse la Francia in compagnia d'armati": con un compagno d'armi diviene baro, poi ladro, rapinatore, tagliagole. Arrestato dalla giustizia si finge un ecclesiastico, ma mandato "alla tortura come un laico, sul piccolo e poi sul grande cavalletto... le membra sussultanti per la tensione delle corde e la gola spezzata" confessa i suoi delitti ed è impiccato.
Gabriel Spenser attore era figlio di una "donna di facili costumi". "Quando ebbe quindici anni gli attori della Tenda Verde si accorsero che era delicato e bello e che poteva far le parti da donna e da fanciulla". Recitò la parte di Ofelia in uno spettacolo improvvisato per un ladrone di strada. Fu ucciso da un omaccione di nome Ben Jonson (e Schwob non ci dice se è proprio il "nostro" Ben Jonson, ma ce lo lascia intuire) il quale fu portato in carcere, a Newgate, ma non fu impiccato, perché "recitò i salmi in latino, fece vedere che era chierico e fu solo segnato con un marchio sulla mano col ferro rovente".
Pocahontas principessa aveva solo dodici anni quando, nel 1607, la sua terra "fu turbata dagli europei" e lei era figlia dl re di quella terra, terra di "giganti rossi" e di selvaggi, l'attuale Virginia. Si innamorò del capitano Smith, fu rapita dal capitano Argall, sposò un gentiluomo di bell'aspetto, John Rolfe, che la portò con sé in Inghilterra e la presentò alla regina Anna la quale "l'accolse affettuosamente e ordinò venisse inciso il suo ritratto". In Inghilterra reincontrò il suo primo amore, il capitano Smith. "Si ammalò a Gravesand... impallidì e morì. Non aveva ancora ventitré anni".
Cyril Tourneur poeta tragico "nacque dall'unione di un dio sconosciuto con una prostituta". Ed è proprio - questa volta Schwob è esplicito - il Tourneur che noi conosciamo, quello della Tragedia dell'ateo. Nacque in un anno di pestilenza ed "ereditò dal padre la passione di incoronarsi, l'orgoglio di regnare e la gioia di creare". La prostituta che amò fu uccisa, con "un veleno color di smeraldo", da un principe: passò il resto della sua vita a vendicarsi gettando le sue vittime in un pozzo profondo. Come l'anno in cui nacque, anche l'anno in cui morì fu anno di pestilenza.
William Phips pescatore di tesori "nacque nel 1651... in un povero villaggio del Maine...: "Credette nella ricchezza del mare e la volle per sé": cacciò a lungo un tesoro naufragato in fondo all'oceano e per conto del re d'Inghilterra finalmente lo ripescò, immenso. Tenne per sé solo un lingotto d'argento che gli servì per pagare la sua bara, morendo, prigioniero per debiti, nella prigione di Fleet.
Il capitano Kid pirata, ubriaco, colpì violentemente alla testa, con una tinozza, il proprio cannoniere Moor, uccidendolo. Ne fu ossessionato per il resto della vita, sognando, "tutte le notti, che il cannoniere assassinato venisse a vuotare il deposito pieno d'oro, con la sua tinozza, per gettarne le ricchezze a mare". Morì impiccato e il suo "cadavere annerito rimase appiccato alle catene per più di vent'anni".
Walter Kennedy pirata illetterato "era irlandese e non sapeva né leggere né scrivere. Per la sua genialità nella tortura raggiunge il grado di luogotenente... Possedeva perfettamente l'arte di avvolgere una miccia intorno alla fronte di un prigioniero fino a fargli uscire gli occhi...". Fu catturato da un quacchero di nome Knot, messo ai ferri e condotto a Londra, ove fu processato e condannato all'impiccagione. Ebbe l'onore di essere impiccato accanto al cadavere, ormai senz'occhi e rinsecchito, del Capitano Kid pirata.
Il maggiore Stede Bonnet pirata per capriccio, era un gentiluomo, pensionato dell'esercito, che viveva sulle sue terre, nell'isola di Barbados, ai primi del Settecento. Lesse troppi romanzi di pirateria e volle improvvisarsi pirata, per gioco. Armò una nave e con i suoi settanta servi vi salì a bordo e si fece pirata. Si imbatté in un pirata vero, "il capitano Teach, Barbanera, il più famoso fra tutti quelli che ammirava", il quale lo prese per simpatia sulla propria nave e per tre mesi gli fece fare il pirata, non per gioco, ma realmente. E come un pirata autentico morì, a Charlestown, condannato "quale ladrone e pirata... appeso per il collo finché morte non ne consegua".
Burke e Hare assassini si specializzarono, a Edimburgo, in un mestiere molto utile alla scienza: fermavano nottetempo i passanti, li invitavano nella loro soffitta per un bicchiere di whisky scozzese, li soffocavano e vendevano i loro cadaveri a "un venerando e coltissimo medico, il dottor Knox, che divenne celebre fra tutti i colleghi per la sua scienza anatomica..." Un avvertimento però: "occorreva che il cadavere fosse fresco ma non tiepido...".

È un libriccino piacevole, questo di Schwob, piacevole almeno quanto le splendide tavole di Barbier che lo accompagnano, purtroppo limitate di numero, in un piccola ma deliziosa edizione di ".
Sono quadretti intensi, pittorici, densi d'aromi e luci e suoni che giocano a colpire e impressionare per l'apparente distacco dello scrittore dalla materia narrata. Materia sovraccarica d'effetti ma trattata con fredda e impassibile distanza. Fantasie realistico-elitarie (non è una contraddizione di termini: l'iper-realismo, per esempio, è sicuramente elitario) la cui cifra prevalente di scrittura è la sensualità, una morbosa sensualità, in stretti termini letterali. Schwob descrive cioè, e racconta, con i sensi, tutti i sensi: il suo è un racconto visivo e tattile, dove le immagini si mescolano alle voci e ai suoni e persino agli odori. Un gioco letterario: ogni biografia-raccontino una piacevole chicca da consumare con gli amici nei salotti letterari. Ma accessibile e godibile anche per noi, lettori extra-salotto, a quasi un secolo, ormai, di distanza.

Saint Tropez, marzo 06

 

 
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