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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
CARITONE DI AFRODISIA
Il romanzo di Calliroe
Introduzione, traduzione e note di Renata Roncali, con testo greco a fronte, pp. 446, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1996/2002.

La storia di Calliroe è lunga e complessa, ma possiamo riassumerla in poche righe. È una ragazza di Siracusa di una bellezza straordinaria, più bella persino di Afrodite. Quando il suo volto appare, "lo scintillio atterra gli sguardi di tutti, come nella notte fonda una gran luce che appare all'improvviso..." (V, 3, 9).
La ragazza - figlia del signore di Siracusa - si sposa a un concittadino di nome Cherea.
Pochi giorni dopo le nozze, il marito, per gelosia, le sferra un calcio che apparentemente la uccide. Viene chiusa, creduta morta, nel sepolcro. Ma briganti profanatori di tombe la trovano viva e la rapiscono, per venderla come schiava. Viene portata per nave a Mileto, in Ionia, ove sposa Dionisio, il signore locale  Partorisce un figlio "settimino" che Dionisio crede suo e invece è di Cherea. A Siracusa, quando Cherea e la famiglia di lei scoprono il sepolcro profanato e saccheggiato, capiscono che la ragazza era viva. Cherea parte in nave alla ricerca della moglie e viene catturato da Mitridate, un satrapo greco anch'egli innamorato di Calliroe, avendola incontrata nella casa dell'attuale marito. Mitridate pensa di servirsi di Cherea per arrivare a Calliroe e portarla via a Dionisio. La bega fra i due finisce in un processo a Babilonia, capitale dell'impero, e giudice è Artaserse, il re dei re, persiano. Ma anche questi si è innamorato di Calliroe, come tutti coloro che la incontrano. Mitridate esce di scena. Il processo dovrebbe portare ad assegnar Calliroe a uno dei due mariti: Cherea, primo marito legittimo, ma indegno perché ne aveva provocato la apparente morte oppure Dionisio, secondo marito, quindi illegittimo, ma degnissimo, perché ha salvato Calliroe dai rapitori, le ha dato uno  ha da lei un figlio creduto suo.... Ma il processo viene ritardato intenzionalmente da Artaserse che vorrebbe per sé Calliroe. Durante l'attesa scoppia una guerra: le province egiziane si sono ribellate a Artaserse e sono in marcia contro l'impero. Artaserse parte per la guerra e ha al suo fianco Dionisio, desideroso di guadagnarsi la benevolenza del re per riavere da lui Calliroe. Anche Cherea parte per la guerra, ma contro Artaserse, al servizio del re egiziano. Atti di grande bravura di Dionisio che comandando le truppe persiane di terra vince e uccide il re egiziano. E atti di grande bravura di Cherea che comandando le forze navali egiziane vince quelle persiane e conquista un'isola ove si trovano oltre a infinite ricchezze di Artaserse anche la sua corte, tra cui la moglie e Calliroe, stessa, che ne è diventata dama di compagnia. Cherea qui ritrova la sua sposa, ed è vincitore e padrone. Il romanzo volge al termine: Cherea si riprende la moglie e si rimette in mare, con una parte della flotta, per Siracusa. Non infierisce contro la regina persiana ma, anzi, la rimanda ad Artaserse con una lettera d'amicizia. Calliroe, felice d'aver ritrovato il suo amato Cherea, manda a sua volta una lettera affettuosa a Dionisio al quale la legano stima, affetto, gratitudine: "Ti chiedo di non adirarti; con la mia anima sono con te, per il nostro figlio comune, che ti affido perché sia allevato ed educato in modo degno di noi. Quando è diventato uomo fallo sposare e mandalo a Siracusa perché possa incontrare anche il nonno..." (VIII, 4, 5-6). I due ritornano insieme a Siracusa dove sono accolti trionfalmente e dove invecchiando felici insieme aspetteranno un giorno l'arrivo di una trireme ionia comandata da loro figlio.

Il romanzo di Calliroe è il primo romanzo della nostra letteratura occidentale giuntoci intero. Il padre di tutti i romanzi. Di Caritone non sappiamo nulla: si presume vada collocato tra la fine del primo secolo e l'inizio del secondo. Le storie della letteratura greca dedicano a Caritone poche righe. Non è arte: è letteratura di consumo. L'autore, dicono, era uomo che aveva una discreta conoscenza giuridica delle leggi del tempo. Conosceva bene l'Odissea, dicono, di cui cita almeno 35 versi.
Poi gli storici e i critici si dilungano nell'osservare come il romanzo nasca dalla storiografia, passando dal generale al particolare, dal pubblico al privato, dal più o meno riferito o ricostruito al più o meno creato e inventato. E concludono, osservando come dal romanzo l'ellenismo   sfoci poi nell'agiografia, nel racconto cioè, più o meno romanzato, delle vite dei santi. Punto e basta. Caritone non merita di più.

E invece Caritone merita un monumento, simbolico s'intende, nella storia della letteratura. Come Cristoforo Colombo nella storia della civiltà. Perché Il romanzo di Calliroe è il primo vero romanzo della nostra cultura. Da questo tutti gli altri, compresi Goethe panerai replica e Manzoni e Dikens e Tolstoi e Proust. Che di fatto Il romanzo di Calliroe sia un fumettone è irrilevante. Ogni buon romanzo è un fumettone. Ma questo è storicamente il primo e merita tutto il rispetto, la considerazione, l'attenzione che ogni "opera prima" merita nello studio delle culture. I fumettoni che seguiranno avranno maggior approfondimento psicologico, maggior plausibilità narrativa, maggior spessore poetico. Ma saranno sempre romanzi e dovranno pagar pedaggio all'ellenista Caritone di Afrodisia, iniziatore del genere e tutt'altro che primitivo, nel suo genere.

È un romanzo di intreccio, di avventure e di amori, come lo sono ancor oggi il novanta per cento dei romanzi. Propone un suo piccolo universo di caratteri e di personaggi di cui alcuni, Dionisio per esempio, sono tutt'altro che disprezzabili. Dionisio è una bella figura morale, a modo suo una creazione poetica a tutto tondo, generoso, altruista, capace di dare, di rispettare, di imporsi al lettore con uno spicco morale che trascende la banalità di un fumettone. Quel tipo d'uomo rispettabile e degno che un giorno - per citarne due fra mille - si chiamerà per esempio Levin in Anna Karenina  o Dobbin in La fiera della vanità. Diciotto secoli di letteratura separano l'uno dagli altri, ma l'accostamento non è peregrino: in Dionisio ci sono già Levin e Dobbin, in Levin e Dobbin c'è Dionisio. Creature poetiche separate da due millenni, tuttavia momenti di un unico discorso poetico. Iniziato da quell'oscuro creatore di fumettoni che noi conosciamo come Caritone di Afrodisia.

Sestri Levante, 7/7/05

 
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