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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
GEORGE CHAPMAN, BEN JONSON, JOHN MARSTON
Eastward Ho
Traduzione e note di Maura Ricci Maglietta, a cura di Mary Corsani, pp. 245, Il Melangolo, Genova, 1987.

Non capiremo mai perché nel circoscritto periodo tra il regno d'Elisabetta e quello successivo di Giacomo I, il teatro in Inghilterra ebbe una così vasta esplosione di autori e di opere. La critica dotta ce lo spiega, e ce lo spiegherà, ma noi non lo capiremo mai. Perché tutti insieme, nel volgere di alcuni decenni, tanti genii del teatro (tra cui il genio supremo di tutti i tempi: Shakespeare...)?
A quei tempi fare teatro significava scriverlo, significava interpretarlo, significava esserne produttori. Il diritto d'autore non c'era o quantomeno era poco o pochissimo tutelato. I drammi erano scritti in un qualche modo, a volte per intero, a volte su copie di scena che lasciavano ampio spazio all'improvvisazione. L'autore poteva essere uno o potevano essere più persone. Le attribuzioni, talvolta, sono incerte.

Tra i tanti titoli dell'epoca scegliamoci Eastward Ho e immergiamoci nella lettura. Tre sono gli autori: Chapman, Jonson, Marston. Oggi con l'uso del computer e il calcolo delle frequenze ricorrenti di parole chiave si riesce a stabilire chi delle tre mani scrisse cosa. Ma tutto sommato non vale la pena venirne a capo: Eastward Ho non è un capolavoro di poesia.
È una divertente movimentata colorata e chiassosa commedia. Punto e basta. Il titolo deriva dal grido che lanciavano i timonieri sulle barche lasciando le banchine londinesi sul Tamigi. Significa: "dirigo verso est, oh!". E difatti la traduzione più frequente è "Prora a levante".
La nostra è una "city comedie", una commedia cioè che mette insieme vizi e virtù delle classi cittadine londinesi dell'epoca: borghesi, commercianti, artigiani, aristocrazia, clero, sbeffeggiando un po' gli uni e un po' gli altri e la relativa conflittualità. Ben diverse le comedies dell'altro filone, quelle pastorali-bucoliche, dove i personaggi sono più fiabeschi e irreali, più stereotipati.

In Eastward Ho abbiamo un ricco e dabbene - un po' moralista - artigiano orafo con due figlie e due apprendisti. Delle due figlie una è perbene (Mildred) e l'altra è ambiziosa e arrivista (Gertrude). E così dei due apprendisti, uno è perbenissimo (Golding), e l'altro è una canaglia (Quicksilver).
La canaglia è in combutta con un'altra canaglia, un più o meno falso cavaliere (sir Petronel Flash) che si è comprato un titolo per poche sterline e che essendo del tutto squattrinato ha progettato un viaggio commerciale con una nave verso la Virginia a cercar fortuna. Perché la Virginia? Ce lo spiega capitan Gabbiano (Seagull): "Ma lo sai amico che laggiù tutte le leccarde e tutti i pitali sono d'oro puro? e che tutte le catene di sbarramento delle strade sono d'oro massiccio? e che a tutti quelli che arrestano gli mettono i ceppi d'oro? Quanto poi a rubini e diamanti nei giorni di festa vanno fuori e li raccolgono a manate lungo la riva del mare...".
Per far la spedizione tuttavia occorre denaro e il nostro sir Petronel non ne ha punto.
Ecco dunque la canagliata, organizzata da Petronel e dall'apprendista Quicksilver insieme: giocando sull'ambizione della figlia dell'orafo i due combinano il matrimonio di Petronel e Gertrude. Appena sposatala, Petronel dà in pegno il ricco podere portato in dote da Gertrude, incassa il denaro da un usuraio e progetta di fuggire sulla nave che attende in porto. E come liberarsi della moglie appena sposata? Con una spassosissima scena in cui Petronel spedisce su una carrozza la vanitosissima sposina verso un fantomatico castello che ovviamente non verrà mai raggiunto. Poi tutti all'osteria a bere e a brindare e ubriachi fradici in una notte di tempesta tutti su un paio di barchette per raggiungere la nave. Ma le barchette naufragano, i soldi si perdono, la nave viene sequestrata, la moglie ingannata torna indietro, l'orafo denuncia tutti e spedisce tutti in galera.
Il tutto colorito da un'ulteriore esilarante canagliata pensata da sir Petronel ai danni dell'usuraio che gli ha procurato i soldi: gli ruba la giovane moglie per portarsela con sé in Virginia, ma glie la ruba facendogli credere che non di sua moglie si tratta ma della moglie d'un altro, per cui l'usuraio, che si presta al gioco, crede di ciurlare e invece è ciurlato.
Il tutto si conclude con un lieto fine moraleggiante. I due personaggi positivi (l'altro apprendista e l'altra figlia dell'orafo) anch'essi sposatisi, trarranno tutti d'impaccio. Pentimento finale e ritorno all'ovile.

Risentiamola ora la vicenda dalle parole dell'orafo, denunciata in scena al magistrato, e immaginiamocele tutte queste scene, vissute in diretta sul palcoscenico, con i costumi adeguati e il linguaggio colorito dell'epoca, il baccano infernale del teatro, i sottintesi un po' grassi, i nomi significativi in lingua inglese (Flash = carne, Quicksilver = argento vivo, l'usuraio Security che è quanto di meno sicuro al mondo...)! Eccone la trascrizione:
"Sì, signor Delegato; ho avuto un piccolo affare con loro strada facendo, qualcosa che ha nome marito-di-mia-figlia, o roba del genere. Potete pure lasciarli, signore Guardie, non scapperanno, dò per loro la mia parola. Una coppia di gentiluomini proprio per bene! Uno di loro era mio apprendista, questo mastro Quicksilver; e quando mancavano due anni al termine del suo servizio si è preso una sgualdrinella e un ronzino, e andava a giocarsi le sue cento sterline a carte, a gresco e a primiera, (tutto a mie spese), con la stessa disinvoltura di un qualunque nobilotto vestito di velluto rosso; aveva il suo abbigliamento di ricambio pronto alla consegna insieme alla sua puledra, al suo baule di biancheria profumata e alle sue vasche da bagno, e quando gliene ho parlato oh, l'avesse sentito! lui era un gentiluomo e io un poveraccio di Cheapside! Il rimedio era uno solo: separarci; da allora è stato capace di mettersi in tasca certe piccole somme di denaro per un valore di cinquecento sterline che mi erano dovute da alcuni clienti, per finanziare questa sua avventura della Virginia; il capo era questo cavaliere, sir Flash, un tale che ha sposato una delle mie figlie, l'ha fatta lady, la prima settimana ha trasformato in denaro contante una buona terra di sua proprietà che valeva duemila sterline, le ha comprato un vestito nuovo e una high air pressure DTH hammer, l'ha mandata in cerca di fortuna per via terra mentre lui si preparava a cercar la propria per via mare; si è procurato "carne fresca" a Billingsgate come dieta personale e perché gli servisse durante il viaggio -- la moglie di un certo usuraio chiamato Security, che gli ha fatto da sensale per tutta la faccenda..."

La commedia è spassosa. Lo è oggi pur essendosi persi molti riferimenti a problematiche sociali del tempo. Al contrasto, per esempio, fra aristocrazia e borghesia (la figlia Gertrude pretende di essere chiamata "lady" dai genitori e dalla sorella perché lei ha ormai sposato un "sir"...) o ai sogni sulle ricchezze del nuovo mondo, o ai luoghi comuni sulle perfidie degli usurai dell'epoca...
Diverte oggi, in sostanza, ma è inevitabile che divertisse cento volte di più all'epoca, e questo spiega le imitazioni che ne seguirono, tanto che un piccolo gruppo di commedie fu proprio chiamato "Ho Comedies": Westward Ho, Northward Ho, di Dekker e di Webster...

La traduzione che abbiamo seguito, pregiata, è quella d'una edizione filologica, con testo a fronte, curata dal Dipartimento di lingue e letterature straniere, sezione di Anglistica, della facoltà di lettere di Genova. È un'edizione del 1987, ma purtroppo è già introvabile. Fu tradotta anche nel 1951 da Giorgio Melchiori e pubblicata da Bompiani, ma anche questa edizione è irreperibile.

Milano, 12-13/6/01

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
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