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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
BEN JONSON
L'Alchimista
Sta in Teatro, a cura di Nereo E. Contini, pp. 139, Tea, Torino, 1988.

Di furfanti ne è pieno il mondo. Ma di furfanti abili, spregiudicati e simpatici come Sottile e Facciatosta, non ce n'è che due al mondo e li trovi solo nell' Alchimista di Ben Jonson, una commedia in versi, anzi: un gioiello di commedia, del 1512 o poco prima. L'intreccio è stato lodato da Coleridge come il più perfetto che sia mai stato creato. E la creazione pare proprio di Jonson perché, salvo qualche spunto marginale preso da Plauto, non si conoscono fonti.

Un certo Amafrizzo lascia, per paura della peste che imperversa a Londra, la sua casa in custodia a un servitore di nome Geremia e si rifugia in campagna. Ma Geremia è un birbone: insieme ad altri due soci (l'alchimista, cioè il Dottore, e Madama Dora, la bagascia) trasforma la casa per metà in un bordello e per metà in una sorta di bottega dove si vendono perfect replica watches esilaranti truffe e si minchiona una interminabile galleria di personaggi , uno più spassoso dell'altro. Il trittico di galantuomini è così organizzato: Facciatosta (alias Geremia, alias il capitano, alias Soffietto) si occupa della parte commerciale del lavoro. Gira cioè per bettole e raccoglie i creduloni da minchionare ovvero "vuotare, pompare, prosciugare..." ovvero ancora i "pavoncelli da mettere allo spiedo". E ce n'è tanti. Il Dottore (alias Sottile, alias il Maestro, alias la faina, l'Alchimista, il Negromante, il furfante per definizione) è invece addetto "alla produzione". È lui che con una maestria demoniaca e una capacità dialettica mostruosa confeziona gli spiedi con cui infilzare i pavoncelli. Madama Dora infine (alias la Regina delle fate, alias la Contessa, alias la bagascia) fa il lavoro di spalla, travestendosi e spacciandosi per tutto ciò che non è, pur di spillare quattrini ai pesci che abboccano alle sue grazie da bordello.
Il primo a incappare nella rete è Azzimatino, "uno scrivano d'avvocato che vorrebbe" acquistare dal dottore "uno spiritello con cui scommettere alle corse e vincere coppe"...
Lo infinocchiano con un grandioso gioco di squadra in cui il Capitano insiste per convincere il Dottore a fabbricargli lo spiritello e il Dottore finge di rifiutarsi perché "quando Azzimatino avrà lo spiritello ci rovinerà tutti: guadagnerà il denaro dell'intera città...". Per convincere il Dottore non resta che aumentare il compenso, naturalmente coi soldi di Azzimatino.
"Fidatevi di lui - insiste il Capitano - quando avrà lo spiritello potrà ricompensarci lautamente, potrà vincere in un'oretta cinquemila sterline e mandarcene duemila...".
Ma è così credulone, Azzimatino, che conviene ai due furfanti alzare ulteriormente la posta. Se il giovanotto tornerà con altri soldi, oltre allo spiritello che lo farà ricco gli faranno anche vivere, i due furfanti, la più straordinaria delle avventure: l'incontro con Sua Grazia Regina delle Fate che, gli fanno credere, non è altri che sua zia. "Siate certo che se la incontrerete la vostra fortuna è fatta: Sua Grazia è una donna solitaria e molto ricca e se le salta un capriccio può capitare che vi renda erede e vi lasci tutto quanto ha...". Non è facile, ovviamente, incontrare la Regina delle Fate, bisogna digiunare, inalarsi tre gocce d'aceto su per il naso, due nella bocca e una in ogni orecchio, bagnarsi la punta delle dita e soprattutto pagare, pagare con un bel po' di soldi il Dottore...
Il pavoncello successivo, da infilzare nello spiedo, è Abele detto Drogante, un ingenuo mercante di tabacco e droghe che, incappato all'osteria negli artigli "di un gentiluomo, un certo capitano Facciatosta, che dice, Dottore, che voi conoscete le stelle degli uomini e i loro angeli buoni e cattivi" vuole, avvalendosi delle capacità negromantiche del Dottore, avere indicazioni chiare e sicure su come organizzare con profitto il suo commercio. Abele-Drogante deve costruire una bottega tutta nuova e ciò che gli occorre sapere è "da quale parte devo volgere l'ingresso, e dove devo mettere gli scaffali e come esporre alla vendita le scatole e i vasi e come disegnare l'insegna del negozio...".
Insomma, i nostri due sono dei perfetti consulenti di marketing che operano "per mezzo di una regola in metoscopia" e, previo compenso, forniscono a Drogante i nomi degli spiriti mercuriali che eliminano i folletti dalle scatole di tabacco, e gli fanno poi seppellire un magnete sotto la soglia del negozio e gli dicono come esporre in vetrina del cosmetico di lusso per richiamare le donne di città...
È poi la volta di Mammone, di tutti i minchioni il più spassoso.
"Voi non ci crederete – dice Mammone – ma stanotte voglio cambiare in oro tutto quel che ho in casa di metallo".
Mammone infatti è settimane e settimane che i due furfanti se lo cuociono sullo spiedo a fuoco lento spillandogli ogni giorno nuovo denaro nell'attesa che il Dottore concluda per lui la preparazione della pietra filosofale, quella appunto che trasformerà il nostro uomo in un baldanzoso Re Mida. Ma non solo: riceverà anche un "elisir che in 28 giorni può fare d'un vecchio ottuagenario un bambino". Perché è evidente che quando Mammone sarà coperto d'oro dovrà pur goderselo quell'oro. Ed ecco che promette al Capitano di dargli il posto di Capo del proprio harem mentre lui "con l'elisir si farà dei lombi saldi come quelli di Ercole, per soddisfarne cinquanta ogni notte". E i letti Mammone "li vorrà gonfiati, non imbottiti, perché le piume son troppo dure" e nella stanza da letto ove eserciterà i suoi sogni di gran seduttore "gli specchi saran tagliati ad angoli più fini, per spargere e moltiplicare le immagini mentre cammino nudo fra le mie femmine...". Con l'oro, il tantissimo oro che produrrà con la sua pietra filosofale, potrà anche comprare le mogli altrui: "se poi scoprissi un facoltoso cittadino che abbia una moglie di sublimata purezza, a quel tale manderò mille sterline perché sia mio cornuto" e naturalmente, sempre con l'oro, i suoi nemici li farà castrare e poi li indurrà a fargli vento "agitando dieci code di struzzo ciascuno, disposte a forma di piuma per far aria"... Dopo di che Mammone per non sembrare ingordo, si proclamerà anche generoso e pio: "no, vi assicuro, impiegherò tutto in opere pie: nel fondare collegi e scuole elementari, nel maritare vergini, erigere ospedali e, ogni tanto, anche una chiesa...".
Siamo al gran giorno, dopo lunga attesa la pietra filosofale sta per uscire dai matracci, le storte, i bollitori, i vapori di zolfo, i sali mercuriali del Dottore... A questo punto i due hanno un' ulteriore grande idea: perché tutti i metalli, bronzi, peltri, argenti, rami, che Mammone ha a casa sua e vuol trasformare in oro, perché Mammone non li porta addirittura a loro stessi per la trasformazione...? Con un piccolo supplemento di qualche sterlina Mammone potrà togliersi l'incomodo..., mentre i due lestofanti potranno vendersi bronzi peltri e argenti a qualche bravo ricettatore...
Prossimo giro, prossimo ganzo. È la volta ora di due puritani creduloni a cui si potranno vendere i metalli di Mammone turlupinandoli con un po' di "crisopeia, spagirica, scienza panfisica e panarchica" condita con buone dosi di "soluzione, abluzione, sublimazione, calcinazione, cerazione e fissazione...". Ai puritani si potrà anche vendergli un altro eccellente elisir medicamentoso affinché possano, "con tre sole gocce della medicina, curare un nobile che abbia la lebbra o un cavaliere che abbia la sifilide o un gentiluomo che sia ammalato di tutte e due: questi voi li mondate e risanate con una sola frizione della medicina...".
Ma il Dottore non è solo un alchimista e un taumaturgo: è anche un esperto nella scienza e nella tecnica del duellare (e dietro congruo pagamento dà lezioni private a chi desidera): sa indicare con perizia assoluta "in qual modo si possa svolgere una disputa, se in linea retta o a mezzocerchio, o se si debba porla ad angolo acuto o ottuso"...
"La città intera studia i suoi teoremi – spiega il Capitano a un minchione incappato nella sua rete – e li discute giornalmente ai grandi pranzi".
"Ma insegna pure a vivere di astuzie?" domanda interessatissimo il minchione... "Insegno tutto" risponde tassativo e lapidario il nostro uomo.
Il dottore insegna tutto e sa tutto, sa che il formaggio genera la malinconia e questa i vermi, sa combinare matrimoni a ricche vedove, a pulzelle e a ereditiere, sa curare ogni male con infuso di birra e parietaria, ma una cosa non sa: non sa prevedere l'improvviso ritorno di Amafrizzo, il legittimo padrone di casa, proprio nel bel mezzo del turbinio di truffe e travestimenti... Il quale Amafrizzo, trovata la propria casa invasa da lestofanti bagasce e minchioni, non può far altro che chiamare la polizia.
Finirebbero male i nostri tre se quel genio del raggiro che è il Capitano, prontamente tornato nelle vesti di Geremia, il guardiano della casa, non riuscisse a minchionare per l'ennesima volta tutti, ma proprio tutti. I vicini di casa, pronti a negare d'aver visto qualunque movimento, i propri soci di malaffare, che riesce a mettere in salvo, ma tenendosi lui il bottino, e poi le guardie, e tutte le vittime degli infiniti raggiri e infine persino il suo padrone di casa al quale, con un ultimo grande colpo da maestro, una ricca vedova, mettendolo a tacere e rendendolo felice e contento.

Un capolavoro? Sì, un capolavoro. Solo Molière ne Le médicin malgré lui (1666) saprà avvicinarsi al brio e alla comicità grandiosa de L'Alchimista. Ma nessuno saprà raggiungere la perfezione dell'intreccio,   dell'incrocio sapiente delle parti che si articolano successivamente sino al gran caos finale, abilmente gestito con grande capacità scenica fra la folla urlante fuori casa e lestofanti e vittime ancora all'interno, mentre il Capitano, alias Geremia, prepara la fuga dei complici "...tutto quello che posso fare è aiutarvi a scavalcare il muro dietro casa: le guardie saranno qui tra poco... Pensate svelti a qualche espediente che vi allontani dal banco degli imputati o altrimenti è la che vi troverete...".


L'Alchimista
è del 1610 ed era stato preceduto da altri due successi di Jonson: Volpone e Epicenia. È un po' il canto del cigno del grande commediografo contemporaneo di Shakespeare. Dopo L'Alchimista , Jonson non diede altre opere degne di menzione. Peccato!: poche gocce dell'elisir inventato dal Dottore, una svelta frizione, una sposina fresca, talvolta tolgono o addirittura bruciano all'età i suoi anni. Lo scoprì gioiosamente Amafrizzo, aiutato dal Capitano. Non lo scoprì l'Autore che visse dopo L'Alchimista altri 27 anni di una lunga e sterile vecchiaia.

Sestri Levante, 6-8/8/01

 
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