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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
BEN JONSON
La fiera di San Bartolomeo
Traduzione di Giorgio Melchiori, pp.150. Sta in Teatro Elisabettiano, a cura di Alfredo Obertello, Bompiani, Milano, 1951.

Non è facile definire commedia La fiera di San Bartolomeo: manca d'intreccio, di storia, di racconto, di protagonisti. È un complesso affresco di vicende più o meno tutte malandrine nel giorno di San Bartolomeo all'omonima fiera che si teneva a Smithfield, fuori Londra. Personaggi tanti, tantissimi, una trentina: protagonisti nessuno.
Il primo a divertirsi, in questo genere di affresco, è l'autore. Una galleria di tipi umani, lo stupido, il furfante, il misantropo, l'ipocrita, il bugiardo, il ribaldo, tipi umani tutti alla Ben Jonson: non ce n'è uno  sul piano morale, che possa in qualche modo salvarsi. Non è un affresco di varia umanità, è, come ci ha abituati il nostro autore, un affresco di varia furfanteria, ritratta a tinte forti.
C'è il giudice Overdo (Fatroppo) che si traveste prima da buffone, poi da facchino, e s'aggira, non veduto, tra le canaglie che frequentano la fiera per spiare i crimini che vi si compiono. Overdo ha un'alta opinione di se stesso: "il modello del giudice, lo specchio dei magistrati, il vero apice della correttezza, flagello d'ogni scelleratezza..." (V, 6). Ma, al termine della commedia, risulterà il fesso dei fessi, incapace di distinguere tra i ladri e gli onesti. Poi Bartolomeo Cokes (Minchione): un giovanotto ricco e molto stupido, infantile e capriccioso, che se ne va in giro per la fiera con la sua promessa fidanzata Grace (che di lui non vuol proprio saperne) e col servo-padrone Wasp (Vespa), misantropo aggressivo e critico, e si fa derubare d'ogni suo avere, non una, ma, tre volte, e financo dei propri vestiti, mentre, come uno scolaretto, si lascia affascinare da tutto e da tutti e tutto comprerebbe e compra facendosi minchionare da ogni venditore e ogni malandrino che incontra. Eccolo, il povero Cokes, a metà del quarto atto, piagnucolare le sue disgrazie: "mi son perduto,  ed ho perduto il mio mantello, e il mio cappello, e la mia bella spada, e mia sorella, e il mio servo Numps, e la signora Grace, la donna che avrei dovuto sposare, e un fazzoletto ricamato che mi aveva dato, e due borse, e anche tutti gli acquisti che avevo fatto, i cavallucci di legno e il panpepato...che mi rincrescono più di tutto il resto...". Ma è così stupido, Cokes, che continuerà ancora a vagabondare per la fiera e a farsi fregare ancora, non pago delle minchionate già ricevute. C'è poi la ricca vedova madama Purecraft (Purofare) apparentemente invasata di puritanesimo, in realtà affarista a caccia di percentuali sui matrimoni che riesce a combinare, essa stessa a caccia di marito, e intorno a lei due cacciatori di vedove, vedove ricche, s'intende, uno dei quali riesce infine, con qualche astuzia e qualche abile raggiro, ad accaparrarsi Grace, la fidanzata del minchione Cokes.
E questi sono gli spettatori della fiera, i visitatori o clienti da spennare. Poi c'è la ricca, variegata, colorata fauna dei "venditori". C'è Ursula, "scrofa madre d'ogni scelleratezza" (IV, 6), grassa, untuosa, coperta di pustole di sifilide, sboccata e volgare, di professione venditrice di porchetta . C'è Edgeworth che, come dice il suo nome, di professione fa il tagliaborse, aiutato dal cantante Nightingale (Usignolo) che gli fa da palo indicandogli i clienti da derubare e segnalandogli in quale tasca tengono i loro averi. C'è Leatherhead (Testadicuoio) che vende giocattoli e paccottiglia e mette insieme le commedie dei burattini. C'è Whit (Briciola), un losco personaggio che tenta di raggirare donne per bene e con adulazioni e promesse cerca di prostituirle. E poi ci sono mezzani, ubriaconi, attaccabrighe, poliziotti...
Non c'è un vero e proprio racconto, men che meno unitario, e quindi non c'è una vera e propria conclusione. Ma siccome dopo 150 pagine fitte di copione, Jonson doveva pur, ad un certo momento, calare il sipario, ecco che dopo una parodia teatrale , spettacolo nello spettacolo, di burattini, finalmente il giudice Overdo (intanto finito ai ceppi perché - nelle sue false vesti di buffone - accusato di furto) si rivela orologi replica svizzeri per quel che è e conclude la lunga commedia con un po' di autocritica e qualche rabbuffo ai malandrini.

Oggi La fiera di San Bartolomeo potrebbe essere un buon canovaccio per costruire un "musical", uno spettacolo corale di coreografie, ricche scene, costumi, musiche, canti. Forse un giorno qualche produttore in vena di spese milionarie   lo farà. In attesa di questo improbabile repêchage non resta che leggerla su pagina, questa commedia di Jonson del 1614, imponendosi con un po' di fatica di arrivare fino in fondo. E ci si spiega, leggendola, come sia ben poco probabile che qualche compagnia la metta in cartellone. Chi è il regista che vuole misurarsi con una commedia non commedia?

Attenzione: qualche critico, anche di fama, la definisce un "meccanismo scenico perfetto" . E c'è anche chi, forse per amor di paradosso, la definisce la migliore delle commedie di Jonson...
Tuttavia sono in scena ad ogni stagione: La fiera di San Bartolomeo non lo è mai. Qualche ragione dovrà pur esserci...

Milano, 21/03/06

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
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