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Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
CHRISTOPHER MARLOWE
Edoardo II
Sta in Teatro, traduzione di Roberto Sanesi, pp. 100, Fabbri Editori, Milano, 1986.

Edoardo II è un cattivo re. Fomenta le lotte fra i suoi nobili, non si cura della politica estera, è un pessimo marito, ma soprattutto ama circondarsi di giovani parvenu (Gaveston prima, Spencer poi) di cui si innamora, concedendo loro potere, titoli, cariche d'altissimo prestigio e denaro tolto dalle casse dello Stato. replica rolex submariner
I nobili, capeggiati da Mortimer, non accettano di essere posti in ombra dai favoriti del re e ne chiedono la rimozione. Ne nasce una guerra , capeggiata da Mortimer: Gaveston e Spencer vengono uccisi, Edoardo imprigionato e costretto ad abdicare a favore del giovanissimo figlio Edoardo III.
Mortimer, che intanto è diventato l'amante di Isabella, regina consorte di Edoardo, si autoproclama lord protettore del giovanissimo Edoardo III, incoronato re. E quando crede d'aver ormai raggiunto l'impunità e l'onnipotenza fa uccidere Edoardo da un sicario. Ma il giovanissimo re, alleatosi con altri nobili, riprende il potere, fa uccidere Mortimer e fa imprigionare la madre accusandola di complicità nell'assassinio del re proprio padre.

Un dramma corale, senza un vero protagonista, tutto sommato sobrio e veloce, con parecchio spargimento di sangue, notevole teatralità, rapido susseguirsi di scene, movimento drammatico serrato e ben ritmato.
Poca poesia, come sempre in Marlowe.
Edoardo è un re poco convinto egli stesso della propria regalità: si lascia insultare e minacciare dai nobili senza reagire o reagendo solo a parole, non con i fatti. Non ha in sè la concezione shakespeariana della missione divina della regalità: non è e non si sente l'unto del signore.
È una figura infantile, facile all'ira, alle minacce, alle passioni, agli entusiasmi accecanti, succubo totale delle proprie passioni omosessuali verso Gaveston e Spencer.
Il suo antagonista, Mortimer, non ha in sè nulla di grande, né nel bene, né nel male. È un arrogante che congiura contro il proprio re per prenderne il posto senza essere migliore di lui. Cade perché si spinge troppo in là ed è, nel finale, sconfitto da un re bambino.
Accusato di regicidio non sa difendersi altrimenti che chiedendo quali sono le prove del suo delitto. Finale da avvocaticchio, in sostanza.
Edoardo si riscatta, in parte, durante la prigionia e in attesa della morte, quando sa che prima  o poi arriverà un sicario. Ci sono momenti di poesia nel suo ondivagare fra piagnucolii e rigurgiti di orgoglio regale e nel sospiroso ricordo dei suoi amanti Gaveston e Spencer, all'amore verso i quali deve le infamie e le sofferenze cui è condannato. "Gli spettri di Gaveston e Spencer, dovunque essi siano, dovranno amare lo spettro del re, perchè è per loro che il re muore...".

Più ambigua, meno tagliata con l'accetta manichea tipica di Marlowe che separa i buoni dai cattivi, il bene dal male, è la figura di Isabella regina, moglie, amante, madre. Forse è sinceramente innamorata del suo re, e soffre nel vederselo portar via dagli amori omosessuali per Gaveston e Spencer. Ha una sua grandezza tutta femminile nell'esser disposta ad accettare i suoi rivali e a intercedere per loro pur di riottenere così la gratitudine e, forse, l'amore del marito
Figura tragica,  perderà tutto, il marito re, ucciso dal proprio amante, l'amante, ucciso dal proprio figlio, e il proprio figlio, che la spedirà prigioniera nella Torre accusandola di esser complice nell'assassinio del marito.

Forse, in questo, è la figura più umana dell'intero dramma.

Milano, 6/01/01

 

 
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