Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
PHILIP MASSINGER
Un nuovo modo di pagare i vecchi debiti
Sta in Teatro Elisabettiano, vol. II, traduzione di Vittorio Gabrieli, pp. 87. Bompiani, Milano, 1951.

È una commedia (commedia o dramma, si può chiamarla come si vuole) perfetta, questa di Massinger, pensata, progettata, costruita e scritta per piacere, per divertire, per attrarre, per intrattenere, per colpire nel segno, senza una sbavatura, senza una digressione, dall'inizio alla fine. Che poi la storia abbia ben poca verisimiglianza, poco importa all'autore. Qui si fa teatro punto e basta, pare dirci da dietro le quinte. E infatti ebbe - ed ha ancora oggi - un enorme successo. È una commedia quasi tag heuer replica watches di maschere: il cattivo è cattivo, il perfido è perfido, l'ingordo è ingordo, l'astuto è astuto, e, affinché questo non suoni a limite della commedia, ma anzi ne sia la prerogativa, ecco che già i nomi dei personaggi ne denunciano il ruolo e il carattere, hublot replica watches la "parte". Così il nobile decaduto è Wellborne, Natobene, il perfido usuraio è Overreach, Sopruso, il lord gentile è Lovell, Amabile, e la signora generosa e buona è Lady Allworth, Signora Ognimerito... Come nella commedia dell'arte, qui tutto è vera commedia, con personaggi a modo loro perfettissimi, sia pure a tutto tondo, buono-buono, cattivo-cattivo, goloso-goloso...

La vicenda s'incentra intorno a un determinato momento sociale della storia inglese dell'epoca. Un'infima e immorale borghesia sta comprando con denaro contante l'onore, la dignità, gli stemmi d'una nobiltà che, sopraffatta da debiti, prodigalità, "condotta dissoluta", sta soccombendo...
Se questo davvero in quel momento succedesse, non ci è dato saperlo. Certo Massinger ce lo denuncia in modo clamoroso, senza mezzi termini, ed è partigiano per la parte in apparenza soccombente, la nobiltà. Alla berlina, nella sua commedia, non è posto il nobile impoverito, ma il rapace e senza scrupoli cacciatore di dignità e di titoli. E alla fine chi soccombe è proprio chi pareva prevalere, secondo l'antica morale del delitto che non paga.
È quasi certo che la storia sia stata ispirata a Massinger da un reale fatto di cronaca avvenuto in quegli anni: storia appunto d'una canaglia che con metodi da sciacallo s'era arricchito spogliando gentiluomini, sino ad essere poi smascherato e punito. Il tutto (il nome vero dello sciacallo era Giles Mompesson) sarebbe avvenuto nel 1621 e la commedia è del 1625. E Giles, appunto, è il nome di battesimo dello sciacallo protagonista della commedia. Non a caso, evidentemente.
Ma vediamone la storia e cerchiamo di godercela, perché ne vale sicuramente la pena. Se non altro perché scarica i nervi: veder soccombere le canaglie fa sempre un gran piacere, oggi come allora.

Giles Overreach è un usuraio, strangolatore di chi è in difficoltà, corrotto e corruttore, disonesto e amorale oltre ogni limite. Mandando in rovina chiunque abbia avuto a che fare con lui si è arricchito a dismisura. Il suo cruccio, ora, non è più accumular ricchezze, ma sistemare la figlia, sposarla a un nobile: "...pur di caricare di titoloni sua figlia, taglierebbe senza alcun rimorso la gola al suo vicino..." (I, 1). Ha in odio la nobiltà, sentendosene escluso, e il suo sogno è "la prole di coloro che ho rovinati, averla in ginocchio a servir la mia..." (II, 1).
Compra giudici, magistrati, notai. Ha al suo servizio "molti servi i quali devono, al suo comando, commettere qualsiasi soperchieria... Scaccia con spavento la gente dalle loro terre, attraversa, sfondandole come ragnatele, tutte le maglie della legge..." (II, 2), e il suo mestiere, dichiarato, è "l'arte di rovinar la gente" (II, 3). Sa di essere una canaglia? Sì, lo sa e anzi ne trae forza: "...quando mi chiamano tiranno, avvoltoio, usurpatore dei diritti dei miei vicini poveri, o supremo accaparratore di terreni pubblici per mio uso privato, ma sì, quando le mie orecchie son trafitte da pianti di vedove e quando orfani da me rovinati lavano con le loro lacrime la mia soglia, io penso soltanto a cosa significherà avere una figlia nobile... ciò che è un possente incantesimo che mi rende insensibile al rimorso o alla pietà o al minimo rimorso di coscienza..." (IV, 1). In sostanza, aver per genero un lord è diventata, per Overreach, un'ossessione. E crede di riuscirci.
Nella bella dimora d'una nobile e ricca vedova è arrivato ospite un nobile, ricco, amabilissimo Lord, di nome Lovell (appunto: Amabile) e Overreach decide di farlo suo genero. Ma Overreach non conosce la propria figlia, Margaret, e non tiene conto dei sentimenti di lei. Margaret, ragazza deliziosa nonostante il mostruoso padre, è innamorata del giovane Tom Allworth (Tommaso Ognimerito) che è paggio di Lord Lowell, da lui molto benvoluto, ed è anche figliastro illegittimo di Lady Allworth, la bella e nobile vedova che ospita Lord Lowell e che ne diventerà, al termine della commedia, la moglie.
Da un lato dunque la canaglia e tutti i suoi sgherri, dall'altro le persone per bene. Ora succede che le persone per bene si mettano d'accordo tra loro e organizzano una splendida congiura contro la canaglia. Lord Lovell finge di accettare di sposare Margaret e trascina l'assatanato Overreach (che promette al creduto futuro genero montagne di soldi e qualunque delitto possa servire ad arricchirlo ulteriormente) in una frenetica corsa al matrimonio da farsi subito, a qualunque condizione, travolgendo ogni indugio. La figlia, che crede davvero di dover sposare il vecchio lord, tenta di ribellarsi. Ed ecco cosa succede, in poche significative battute (III, 2): "questo nobile lord, questo colonnello, vorrei diventasse tuo marito..." ... "C'è troppa differenza fra il suo grado sociale e il mio..." ... "...la mia ricchezza bilancerà i suoi titoli e vi renderà uguali... quando verrà a corteggiarti vedi di non far la ritrosa..." ... "Ma non vorrete, signor padre, che io trascuri quelle distanze che son doverose per una vergine?..." ... "...Ma che vergine e vergine, bisogna che tu perda quel nome o perderai me... se sei veramente mia figlia e non una bastarda... quando ti bacia, tu bacialo con ardore... e se è vicino a un letto, tu sieditici e attiralo..." ... "Signore: non è questa la maniera di far di me sua moglie! La sua sgualdrina, piuttosto!".
Cotanto padre merita certamente la batosta, ed eccola pronta la batosta, confezionata dalle sue stesse mani. L'amabile Lord Lovell si mette d'accordo con la ragazza: "occorre che voi assumiate un contegno innamorato come me, per ingannare il vostro scaltro padre..." (III, 2) e con la scusa di farle recapitare frequenti lettere d'amore manda su e giù da lei il proprio paggio, l'innamorato di lei. I due hanno così modo di mettersi tra loro d'accordo e - presto fatto - si sposano di nascosto, utilizzando una licenza matrimoniale firmata in bianco che il vecchio sciacallo ha fatto preparare per la figlia.

Terribile la scena in cui il vecchio attende l'arrivo degli sposi (la figlia, lui crede, con il lord) e pregusta la soddisfazione d'avere finalmente una figlia "milady", al punto da cominciare ad essere insolente verso i circostanti nobili, quelli veri, che dovranno, lui pretende, deferenza e inchini a "mia figlia lady..." (V, 1)...
Quando la figlia finalmente arriva con il marito e Overreach, lo sciacallo, scopre che questi "non è un lord, ma il paggio di un lord..." (V, 1) il poveretto ha un tale travaso di bile da perdere letteralmente la ragione: si avventa sulla figlia e cerca di ucciderla, fermato a tempo dai circostanti che inutilmente tentano di convincerlo che "sciogliere il nodo ormai saldamente stretto è possibile quanto lo è il richiamare un giorno appena trascorso..." (V, 1).
Con la benedizione dei nobili loro protettori, Lord Lovell e Lady Allworth, che, nel finale, si sposano tra loro, i due giovani sposi se ne vanno felici incontro al loro futuro e diventeranno (oltre che ricchi, ricchissimi eredi) anche custodi del vecchio sciacallo ora folle e incurabile.
Parallela all'intreccio principale corre anche una storia collaterale relativa a un nipote dello sciacallo, Wellborn, che, "nato bene", come dice il suo nome, e ben dotato di terre e denaro, è stato spogliato d'ogni sua ricchezza dallo zio strozzino. Come i due sposini sono beneficiati dall'amicizia e dalla complicità di Lord Lowell, così Wellborn lo è dall'amicizia di Lady Allworth. La ricca dama finge di innamorarsi di Wellborn e di volerlo sposare: lo sciacallo, prevedendo così di poter, una volta che i due fossero marito e moglie, metter di nuovo le mani sul ricostituito patrimonio del già depredato nipote, torna a concedergli credito e a elargirgli denaro. In realtà, già lo sappiamo, Lady Allworth sposerà Lord Lovell e lo sciacallo perderà così il denaro dato al nipote e, per l'inganno di un suo segretario, anche tutte le cambiali che il nipote gli aveva firmato in passato...
Un nuovo modo di pagare i vecchi debiti, il titolo della commedia, nasce proprio da questo intreccio laterale: i vecchi debiti erano quelli che Wellborne aveva contratto con lo zio sciacallo e il modo nuovo per pagarli è la finta relazione con Lady Allworth che, appunto, gli riapre il credito e i cordoni della borsa del vecchio strozzino.

Si diceva, si dice anzi, che la catarsi finale, liberatoria, i cattivi puniti, i buoni premiati, sia tipica della tragedia, e distenda i nervi allo spettatore, risolva la tensione accumulata in scena, sciolga ogni angoscia... Ecco, qui siamo in una commedia, non in una tragedia, e tuttavia abbiamo una splendida, conclusiva, liberatoria, distensiva, catarsi finale. "Mi meraviglia come la Terra possa sostenere un tale mostro..." (IV, 1) afferma Lovell nel corso della commedia parlando dello strozzino: nella catarsi finale ecco proprio la rovina del mostro, la disfatta totale, ogni suo progetto va in fumo, perde la ragione, tutto il mondo gli crolla addosso, tutto il suo denaro, guadagnato in un'intera vita di attività estorsive, finisce nelle mani non di un lord, ma di un paggio di lord...

Gran mestiere quello di Massinger, due ore intense di divertimento, ma anche di tensione e di emozioni, e applauso finale splendidamente liberatorio.
Pare, e c'è da crederlo, che la parte vampiresca di Overreach abbia messo a dura prova e abbia creato trionfali successi in più d'un mattatore nel corso dei secoli. Chi aveva successo nella parte di Overreach diventava, ipso facto, una star dell'epoca.

Sestri, Milano, 7/9/05


 

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1