Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
THOMAS MIDDLETON
La casta vergine del Cheapside
Sta in Tre drammi di Thomas Middleton, traduzione di Giovanna Manganelli, pp. 66, Thilger, Genova, 1977.

Nel teatro blueberry extract manufacturer, si sa, difficilmente un dramma è monotematico, con una sola trama. Di solito ce n'è due, a volte tre: in La casta vergine del Cheapside, di storie ce ne sono addirittura quattro, accordate fra loro da labili legami di parentele tra i personaggi.
Middleton è un abile burattinaio e sa muovere le sue pedine tutte insieme, ben congegnando due ore di spassoso spettacolo. Le commedie, all'epoca, avevano un unico scopo: divertire. Era materiale di consumo, effimero, come lo sono oggi i varietà televisivi. Se il pubblico rideva e lo spettacolo stava in scena qualche giorno, fruttando un po' di soldi, lo scopo era raggiunto. Poi passava nel dimenticatoio ed altre ne arrivavano: non dimentichiamoci che - nel periodo elisabettiano e giacomiano - ne sono state scritte a migliaia. Ovvio che non siano tutte capolavori. E non lo è, un capolavoro, questa di Middleton, nonostante tale sia definita per lo più dalla critica. È un divertente lavoro professionale, particolarmente spettacolare in scena (meno interessante alla lettura), pieno di ritmo, di movimento, di colore, di brio.
Si tratta di una così detta "city comedy", ambientata cioè tra la borghesia londinese dell'epoca: vizi, difetti, ipocrisie, ambizioni, debiti, adulteri, intrighi, avidità. Ma tutto con bonomia: checché ne dica certa critica oggi di moda, i commediografi alla Middleton non facevano i moralisti e non trasmettevano messaggi. L'obiettivo era far sghignazzare il pubblico, punto e basta.
C'è dunque a Cheapside, un quartiere di grape seed extract, una casta fanciulla, vergine, di nome Moll, innamorata d'un giovane gentiluomo squattrinato, un certo Touchwood Junior. Il padre di lei, Yellowhammer, è un ricco orafo che insieme con la moglie ha progettato di dare in sposa la fanciulla a un ricco cavaliere, sir Walter. Questo sir Walter vuole sposarsi la verginella, ma ha già alle sue spalle un lungo passato, e un attivo presente, di puttaniere (come il suo cognome, Wherehound, "segugio di puttane", fa subito intendere...). Sir Walter da anni e anni foraggia la famiglia di un certo Allwit (il nome significa più o meno "cornuto contento") godendosi in cambio la di lui moglie e sobbarcandosi il mantenimento e gli studi di una nidiata di figli, tutti suoi, avuti dalla signora Allwit.
In più ha un'amante, che ora vuole scaricare piazzandola in moglie a qualcuno. La fa quindi passare per una gentildonna del Galles, abbiente, e riesce a ingolosire l'orafo e la moglie - i suoi futuri suoceri - i quali progettano una conveniente doppietta matrimoniale: la figlia Moll a sir Walter e il figlio Tim - studente a Oxford - alla supposta gentildonna gallese, la puttana di sir Walter.
Ci sono poi altri intrecci: Touchwood Junior, il gentiluomo squattrinato che ha la storia d'amore con Molly, ha un fratello maggiore, anch'egli squattrinato, che fa onore al proprio nome (Touchwood significa, più o meno, "sangue bollente"...) mettendo al mondo con la legittima moglie "ogni anno un figlio, e qualche volta anche due". Ma è squattrinato: "...la nostra passione reciproca ci regala troppi frutti per le nostre fortune: noi riusciamo solo a far figli, non quattrini..." per cui, dal momento che il nostro uomo ha "un tocco talmente fatale in queste faccende" che non può parteciparvi "senza mettere al mondo un bastardo..." (II,1) non rimane altro, ai due calienti coniugi, che prendere la decisione di separarsi per un po' di tempo onde non cadere nella tentazione del letto e rendere ancor più numerosa la già troppo numerosa famiglia.
C'è poi un'altra coppia, i signori Kix, parenti di sir Walter, che invece hanno il problema inverso: per quanto ci provino e ci riprovino non riescono ad aver figli e passano il tempo a litigare e a riconciliarsi, ovviamente accusandosi a vicenda d'impotenza e di sterilità.
Sir Walter corteggia dunque la vergine Moll e questa fugge col fidanzatino Touchwood, ma viene riacchiappata dai genitori e messa sotto chiave.
Intanto Allwit, saputo che sir Walter, l'amante di sua moglie, vuole sposare la figlia dell'orafo, temendo di perdere la fonte d'ogni suo guadagno, si spaccia per un lontano parente dell'orafo e spera di screditargli il futuro genero raccontandogli le malefatte di lui e di se stesso. Scena spassosa (IV,1): vediamo Allwit che parla di sir Walter definendolo "un famigerato puttaniere che va sperperando il suo tempo e il suo patrimonio" mantenendo "per tutti questi sette anni la moglie di un altro...". E ci dà dentro, con mano pesante: "...mantiene tutta la casa, veste da capo a piedi il marito, paga i salari della servitù...". L'orafo chiede se il marito è al corrente e Allwit, che è appunto il marito, "Certo - risponde - ne è ben contento, ci campa sopra, ne fa commercio...".
Ma la dura scorza affaristica dell'orafo resiste a questo e ad altro: si è scelto sir Walter come genero per il suo denaro, non per la sua moralità, e quindi "sarà mio genero, non importa, purché l'amante che mantiene non abbia la sifilide...".
A impedire dunque il matrimonio tra il vecchio puttaniere e la verginella Moll non sarà la sua cattiva fama bensì la sua caduta in disgrazia a seguito d'un duello fra lui e l'innamorato di Moll. Questi ferisce sir Walter, ma fa credere d'essere da lui ucciso. Walter si spaventa e teme di finire in carcere accusato d'assassinio: ne verrebbe la sua condanna all'impiccagione e la confisca d'ogni suo bene. Si rifugia, per sfuggire alla giustizia, a casa del suo mantenuto Allwit e qui c'è un'altra scena spassosa (V, 1): sia Allwit che la moglie dapprima cercano di fargli fare testamento a loro favore, ma quando Walter, dettando le sue ultime volontà, lascia a quel cornuto di Allwit "tre volte il suo peso in maledizioni" e "a quella lurida puttana di sua moglie ogni sterilità di gioie e la miseria comune di una bagascia inglese..." non rimane che scaricarlo. È spassoso Allwit, che per anni ha infilato la propria moglie nel letto di sir Walter, sentirlo ora affrontare il suo protettore con la dignità di un marito sorpreso e ferito nell'onore: "...vi ho sopportato finché non mi avete toccato nei sentimenti più intimi: ma vi dico sinceramente che una volta ho pensato che vi eravate preso delle libertà con mia moglie...". Buttano quindi sir Walter fuori casa e, in linea con le loro migliori attitudini, decidono di aprire un bordello...
Che succede intanto alla coppia dei signori Kix, i signori sterili senza prole? Succede che Touchwood senior, quello del "tocco fatale", così fatale da dover tenere lontano da sé la moglie, riesce a guadagnare la loro fiducia e a offrirsi come medico per la loro sterilità. Ad un prezzo iperbolico vende loro una pozione magica e mentre in una esilarante scena farsesca (III, 3) il marito sterile salta e balla per distribuire uniformemente nel sangue la pozione, Touchwood, l'uomo dal tocco fatale, pratica alla signora Kix la cura antisterilità più vecchia al mondo... E la signora Kix ne rimane subito incinta, con gran gioia del marito e gioia ancor maggiore di Touchwood che, finalmente arricchitosi, può ora tornare a godere le gioie della famiglia richiamando a casa moglie e figli.
Torniamo ora alla famiglia dell'orafo. I due, Moll cioè e Touchwood junior, si fingono morti. Vengono organizzati
- insieme - i funerali, ma mentre il prete si appresta al rito funebre ecco che i due saltano su, vivi e contenti, e dallo stesso prete si fanno sposare, ovviamente con gran gioia di tutti. E i sudari in cui erano avvolti i due finti cadaveri diventano le loro lenzuola nuziali.
Ultima delle quattro vicende si conclude quella fra Tim, figlio degli orafi e fratello di Moll e la falsa signora gallese, l'ex puttana di sir Walter: anch'essi si sono sposati, e solo dopo le nozze e dopo l'incarcerazione di sir Walter, Tim scopre d'essere stato buggerato, ma non c'è più rimedio, non resta che credere alla promessa della sposa, che il matrimonio la renderà onesta e virtuosa, e partecipare tutti insieme al banchetto nuziale: "il bello - dice nell'ultima battuta l'orafo padre - è che un solo banchetto servirà per tutti e due" i figli, Moll e Tim.

A Chaste Maid in Cheapside
fu scritta e rappresentata nel 1613: a tutt'oggi è, fra quelle rimasteci di Middleton, una delle sue commedie più rappresentate, pur costituendo una produzione teatrale di una certa difficoltà, con quattro trame da rendere chiare e qualcosa come trentacinque personaggi in scena. Ma ne vale la pena.
No: non è un capolavoro, ma la comicità è garantita. Risate a crepapelle, per tutti.

Sestri Levante, 4/8/02
 
 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1