Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\tiraccontoiclassiciit\opera.php on line 2
Ti racconto i classici - Web site
Come si intuisce dal titolo, questo è un libriccino piuttosto triste. Racconta la storia della morte inaspettata di una piccola cagnolina molto amata, forse troppo. Un evento comune, frequente, inevitabile. Sono le leggi della matematica. Noi umani viviamo settant'anni, i nostri amici a quattro zampe poco più di dodici o tredici: prima o poi il nostro cane ci lascerà, sempre.
L'autore del libriccino è quello stesso pubblicitario che ha scritto e realizzato il sito www.tiraccontoiclassici.it. Perché ha raccontato la sua esperienza?
È stata una sorta di autoterapia, per evitare la depressione. Mettendo per iscritto il suo dolore, raccontandolo, se lo è tolto da dentro. Per chi lo legge è un racconto, per chi lo ha scritto è stata una tisana antidolorifica.
È racconto, è cronaca, ma è anche confessione ed è, nelle sue pagine più curiose e originali, un tentativo di indagare e capire le ragioni e i modi di quella misteriosa e millenaria relazione, unica nel suo genere, che lega l'uomo al cane e il cane all'uomo.
E infine, nelle pagine più intense e più sentite, è un canto d'amore, un affettuoso canto d'amore che un uomo, profondamente ferito, ha voluto dedicare alla memoria della sua cagnolina. Un piccolo monumento funerario per un'indimenticabile amica bassotta di nome Muso.


Titolo
Autore
 
 
 
 
   
THOMAS MIDDLETON
Mondo matto, miei signori
Traduzione e note di Maura Ricci Maglietta, a cura di Mary Corsani, testo a fronte, Università di Genova, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Moderne, pp. 203, Il Melangolo, Genova, 1990.

Un altro dei tanti drammaturghi elisabettiani fu Thomas Middleton (1580-1627), d'una quindicina d'anni più giovane di Shakespeare. Orfano in giovane età, studente a Oxford, qualche esperienza come poeta e come storiografo e poi drammaturgo tra i più prolifici: circa 200 drammi di cui ben 24 giunti a noi. Lavorò prevalentemente da solo: una parte esigua dei suoi drammi la firmò invece in collaborazione con l'attore William Rowley (1585-1642). Scrisse commedie (tante) e tragedie (meno) ispirandosi per le seconde ai fatti storici, per le prime alla vita londinese: nobiltà, borghesia, bordelli, osterie, usurai.
A mad world, my masters o Mondo matto, miei signori è una commedia giovanile, una delle cosiddette city-comedies. È la storia di un nipote che gioca tiri da ribaldo a un ricco nonno di cui sarà, ma solo alla sua morte, erede, e nel frattempo cerca di derubarlo. C'è anche una trama secondaria, che si intreccia con la principale: la solita storia del solito marito geloso che tiene segregata la moglie e che viene beffato proprio da chi più gode della sua malriposta fiducia.
Il nipote si chiama Follywit. È un allegro farabutto che si circonda di compari degni di lui (Mawworm e Hoboy). "Voi tutti conoscete - dice - le potenzialità delle mie future sostanze e i capricci del mio bizzarro nonno, Sir Bounteous, la cui morte mi renderà tutto possibile: io avrò tutto quando lui non avrà più nulla. Ma ora che è lui ad avere tutto, io non ho nulla...". Il nonno è un ricco signore di recente nobiltà, comprata col denaro, e ha il debole di volersi mostrare troppo generoso e di spendere con troppa prodigalità il suo denaro. Ama il nipote, ma lo sa un farabutto e quindi non gli passa un soldo. "Gli voglio bene - dice - ma non deve scoprirlo fintanto che sono vivo". Per cui lo ha nominato suo erede testamentario e il nipote, che ben lo sa, freme nell'attesa e progetta continuamente di derubarlo: "...tutto dev'essere mio: lo confermano lui e il suo testamento. E allora ciò che mi prendo è solo un anticipo del tutto. Quando morirà lo ripagherò con tanti parati a lutto...". Ed inizia così una serie di tiri birboni, tutti giocati col trucco dei travestimenti. Si presenta in casa del nonno a scroccare ospitalità facendosi passare per un lord. Il nonno lo ospita, alla grande, e durante la notte il nipote lo deruba, alla grande, questa volta travestendosi da rapinatore.
Al mattino seguente, al danno si aggiunge la beffa: riprendendone i panni, fa credere al nonno che anche il lord suo ospite sia stato derubato. E il nonno, sentendosene, come padrone di casa, responsabile, lo risarcisce lautamente... Che è come dire, "farsi pagare per averlo derubato...".
Follywit scopre poi che tra le debolezze del nonno non c'è solo la prodigalità: "...sei proprio sicuro, luogotenente, che mio nonno mantiene una discutibile creatura, una sgualdrina?". Come evitare a questo punto che la sgualdrina spogli il nonno delle sue ricchezze che, come sappiamo, sono destinate al nipote? Presto fatto: "ho trovato l'espediente che mi arricchirà e insieme farà scendere quella sgualdrina nella considerazione del nonno...". Nuovo travestimento, questa volta nei panni della sgualdrina appunto, e visita a casa del nonno mentre questi ancora non c'è. È il maggiordomo ad accogliere la presunta amante del suo padrone e a farla accomodare, come di consueto, nell'alcova, dove l'intraprendente nipote riesce a cogliere ben due piccioni con una fava: svuota lo scrigno dei preziosi del nonno, ma riesce ad adescare anche il voglioso maggiordomo, "così ardito da cercare di saltare con un volteggio sulla sella del suo padrone", pelandogli una preziosa catena d'oro.
Il nonno arriva in casa mentre quella che lui crede la sua amante se ne sta uscendo, carica della refurtiva. C'è solo il tempo per un furtivo bacio. Il travestimento del nipote non lascia trapelare l'inganno, ma quel bacio qualche dubbio lo desta, nell'arzillo vecchietto: "...le ho dato un bacio in fondo alla scala e, sacramento divino, mi è parso che il suo alito fosse tutt'altro che dolce, una sorta di mescolanza, mi è parso, di vino, birra e tabacco. Ho sentito un gran sapore di trinciato...".
Scopriranno subito, maggiordomo e padrone, d'esser stati derubati (loro credono dalla sgualdrina autentica, la vera amante del nonno) e non resterà che leccarsi le ferite... "La mia catena, la mia catena, la mia sola e unica catena d'oro!..." gemerà il maggiordomo, mentre il nonno, inveendo contro la sua "sgualdrina ladra" deciderà di rinunciare a sporger reclamo, perché essendo lui vecchio, "i giudici non farebbero che riderci su e «fate che un vecchio paghi per la sua lussuria!» direbbero"...
Ma "chi vive d'imbrogli, badate, rischia la sorte spesso: una volta gabbati tutti, alla fine capita a lui stesso..." recita la morale finale della commedia. Perché succede che il nipote incorra anche lui in un paio di guai non da poco. Incontra davvero la sgualdrina del nonno, quella che lui ha simulato nel travestimento, e finisce, lo stupido, coll'innamorarsene, facendosi infinocchiare dalla di lei madre, un'astuta mezzana che "oh, quante somme ha contato sul cuscino" della figlia e che "quindici volte, si sa, ha venduto la sua verginità, per farle la dote per le nozze, eppure c'è ancora verginità a sufficienza" per infinocchiare quel malandrino di Follywit...! Al punto che i due si sposano, sì da consentire all'arzillo nonnetto, che si pascolava la sposa, di deridere lui il nipote, una volta almeno: "sei capace di prender noi a gabbo e permetti che una sgualdrina faccia altrettanto con te?".
Lieto fine, come d'uso nelle commedie. Il nonno dà una festa con tanti invitati e il nipote si presenta per un'ultima mascalzonata: si traveste da impresario di compagnia teatrale e promette una commedia per allietare la festa. Il nonno ci casca e consegna oggetti in oro e un prezioso orologio come fabbisogno di scena. Bottino con cui il nipote si vacuum deposition system. Viene riacciuffato per strada e riportato a casa del nonno. Nega il furto e sta per farla franca quando il prezioso orologio che ha nelle tasche si mette a fare cu-cu...
Smascherato verrà a questo punto perdonato dal nonno e accolto con la sua sposa che prometterà nuova vita e una inevitabile conversione alla virtù.
Questa è metà della commedia, la metà più originale. L'altra metà è data dalla trama secondaria, ch'è quella convenzionale del marito geloso con moglie furbetta che si finge stinco di santo. Momenti farseschi e spassosi sul solito tema del marito che si crede molto furbo e invece è molto stupido.

Come molte delle commedie elisabettiane anche Mad World è parte in prosa e parte in versi. Briosa, movimentata, sicuramente difficile da mettere in scena a causa vuoi dei molti personaggi, vuoi dei continui cambiamenti di scena tra trama principale e trama secondaria, vuoi dei molti travestimenti con cui si articola l'intreccio nonno-nipote.
È una piacevole commedia, una delle tante, dotata di una schietta vis comica. Nelle due figure contrapposte di nonno e nipote, Middleton ricrea per la milionesima volta i due personaggi cardine d'ogni commedia comica d'ogni tempo, la vittima e il lestofante. Così faceva Plauto, così fa Middleton, così farà Totò nel suo cinema. Buone risate, oggi come allora.

Sestri Levante, 29/8/01

 
©     ugo.randone@tiraccontoiclassici.it
1
1